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Giacomo Retaggio: “Perché questi “Intellettuali” non hanno parlato prima, quando ancora si poteva fare qualcosa?”

Appello per Procida: si anima la discussione

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Leo Pugliese | L’appello di un gruppo di intellettuali portato all’attenzione dei media nei giorni scorsi seguita  subito dopo dalla risposta del sindaco Dino Ambrosino e la replica del dottor Finelli, si sono intrise ieri di un’altra riposta altrettanto autorevole, del medico e scrittore Giacomo Retaggio e di tanti altri internauti:

“In questi giorni sta girando sui vari Watt Apps ( e l’ho ricevuto anche io) –  dice Retaggio – una sorta di appello da parte di alcuni “intellettuali” sulle problematiche di “Procida capitale”. Non ci sarebbe nulla di strano se non mi fossi accorto che le riflessioni contenute nell’appello sono vecchie per lo meno di una trentina d’anni. Difatti è da sempre che , quando si parla di Procida, vengono fuori sempre gli stessi problemi, vale a dire il traffico, un turismo ecosostenibile, la mancanza di una struttura sanitaria adeguata e via via cose simili. Quindi nelle richieste di questi intellettuali niente di nuovo, ma tutto “deja vu”!

E mi viene anche un altro dubbio: ma chi sono gli intellettuali? Cosa occorre per essere definito tale? Basta leggere qualche libro ed avere un titolo di studio o serve altro? A me, quando sento parlare di “manifesto di intellettuali” viene sempre in mente il “Manifesto della razza” stilato dagli “intellettuali ” di epoca fascista con la più grossa figura di “cacca” della categoria fatta nella sua storia.

 Per fortuna oggi le cose sono cambiate! Io non nego che tutta l’operazione “Procida capitale” è stata messa in atto con una certa approssimazione, una certa supponenza ed una notevole partigianeria al punto di spingere a parlare di “cerchio magico”( ed io questo l’ho scritto e sottolineato!), ma attualmente , a giochi ormai fatti e a pratica ormai avviata, che senso ha recriminare sulle cose fatte o non fatte?

Siamo già quasi a metà 2022 e fra pochi mesi sarà tutto finito. Allora perché proprio adesso riproporre i vecchi e soliti problemi? A me sembra che qualsiasi attacco alla “governance” procidana in questo momento sia come l’assalto alla diligenza in pieno deserto da parte degli Indiani. Mi sembra un attacco maramaldesco. Perché questi “Intellettuali” non hanno parlato prima, quando ancora si poteva fare qualcosa? Tra i firmatari della petizione c’è solamente un Procidano e nessun altro.

E’ mai possibile che a Procida non ci sia nessun altro che conosca le esigenze del proprio paese? Questa mancanza di “procidanità” è pura arroganza. Ora io dico: sono stato abituato all’antica, nel rispetto di tutto e di tutti. In questo momento Procida è sul tetto del mondo. Ne dovremmo essere tutti contenti. Ormai le cose sono andate cosi come sono andate. Ognuno ha da recriminare su qualcosa, ognuno può essere amico o nemico dell’Amministrazione isolana e condividerne o meno i modi di agire, ma adesso si tratta di rispettare Procida!

Ogni Procidano, anche se non d’accordo, si dovrebbe dare i classici “Pizzichi sulla pancia” nel superiore interesse del nostro paese. E badate bene: il mondo ci guarda! Una volta tanto mettiamo da parte le nostre eterne divisioni e facciamo le persone per bene”

Anche Luigi Schiano condivide quanto scritto:

“Caro Giacomo, condivido in gran parte le tue esternazioni. La definizione di “intellettuale” anche a me ha sempre suscitato notevoli perplessità. Basta la laurea? Aver letto un mare di libri? Essere docente universitario o che altro? Senza voler generalizzare, personalmente ho incontrato persone di grande valore e anche di grande cultura a prescindere da tutto ciò; e invece emeriti imbecilli dotati di un lungo elenco di titoli accademici .

Credo comunque che l’umiltà e la prevalenza del dubbio sulle certezze siano sicuramente qualità fondamentali che contraddistinguono le grandi donne e uomini. Comprendo la tua irritazione, che è un pò anche la mia, anche se ritengo che l’esercizio del diritto di critica, in democrazia, non può essere negato a prescindere dai momenti, dalla cittadinanza e dal senso di opportunità. Tuttavia anche io ho percepito una sorta di arroganza, non tanto nelle argomentazioni, ma nella pretesa ( tipica di alcuni intellettuali o sedicenti tali) di essere depositari della verità e di voler, non tanto partecipare o sostenere il successo di un evento, ma poter determinare in surroga, grazie solo all’ autorità che discende dal proprio sapere e competenze ed erigersi a garante dell’azione amministrativa, riservata a chi è stato eletto per svolgere questo compito.

 Infatti è l’autorità amministrativa eletta che ha la responsabilità di scegliere di quali competenze avvalersi e non il contrario. Se sbaglia, come è possibile, saranno i cittadini a giudicare. Ciò detto anche io avrei un innumerevole elenco di critiche da muovere. Lo farò a tempo debito, ma restando al mio posto, sempre con i miei dubbi e con gli strumenti consentiti, (voto compreso)”.

1 commento

  1. Per la serie Esopo news

    “Intellettuali” chi sono costoro?

    Certamente non possono essere definiti “intellettuali” coloro che, nell’ignoranza, non si industriano ad utilizzare gli strumenti atti ad esplicitare i loro dubbi.

    In fondo “intellettuale” è solo un termine presente nella lingua italiana e, come tale, trova la sua “spiegazione” in uno dei tanti vocabolari più o meno famosi.

    Treccani: “2. Riferito a persona, colto, amante degli studî e del sapere, che ha il gusto del bello e dell’arte, o che si dedica attivamente alla produzione letteraria e artistica: una donna i. e raffinata; in questo sign. è per lo più sostantivato, soprattutto al plur., gli i., per indicare complessivamente coloro che si dedicano agli studî, che hanno spiccati interessi culturali, che esercitano una attività intellettuale o artistica (analogam., in designazioni collettive: la classe i., o, più comunem., la classe degli i.; gli ambienti i. e raffinati di Parigi; un salotto i. e mondano, e sim.).”

    Tutto molto semplice… per un intellettuale!

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