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Gennaro Pisani morto sulla Marina D’Equa. Una nave che faceva schifo!

La tragedia che Casamicciola non ricorda

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La tragedia del Marina D’Equa che in questi giorni Procida ricorda, a Casamicciola Terme, invece, è non ha nessun valore. Poco importa che sotto il mare del Golfo di Guascogna riposi Gennaro Pisani.

Siamo un popolo che non ricorda, che non conosce e che, purtroppo, ama dimenticare quanto prima.

Mentre la vicina Procida ricorda e commemora, mentre Casamicciola dimentica e passa avanti senza rispetto, noi onoriamo la memoria di Gennaro pubblicando la sua denuncia. Era il 1981 quando Gennaro scriveva all’amata mamma che la Marina D’Equa facesse “schifo”,

Ma ecco la cronaca dei fatti riportata nel Settimanale d’Ischia del 1981.

«Cara Mamma – scriveva Gennaro nelle sue lettere dalla nave -, la nave non è un gran che. Non son tutti fiori quelli che la gente descrive io scommetto che tutti quelli che stanno sulla compagnia non l’hanno vista come è ridotta ultimamente, all’esterno fa completamente SCHIFO… ‘

Il 20 novembre, da Boulogne (Francia) Rino scrive ai genitori: “…anche perché con questa nave ridotta com’e tutti i porti sono sempre più lontani del solito, cara Mamma, il fatto è che questa nave è trascurata assai ed ogni tre o due si rompe qualcosa, prima il motore, poi questo, poi quello e noi, come tanti fessi, rimaniamo fermi in mezzo al mare aspettando qualcosa che cada dal cielo, ma come si dice: la nave cammina e la fava si cuoce. Devi dire a Caso, che i tempi buoni dell’ltalmare sono finiti. Ormai la situazione si è fatta più critica, soldi che a casa non arrivano, gente che con questa compagnia non vuole più navigare, tanto è vero che noi navighiamo con il personale mancate”.

E termina con un P.S.: “Cara mamma, con questi 10 dollari compra un mazzo di fiori e li porti a Giuseppina (la sorella morta folgorata a 12 anni), a Tonino e alla nonna perché sono loro che mi accompagnano e io mi affido a loro”.

L’ultima lettera da Anversa porta la data del 18.12.81 e vi si legge: “…dopo che andammo a finire sulla secca nel canale tedesco sono stato per ben 36 ore senza dormire perché a bordo c’è stato Il caos. Una cosa indescrivibile, assicuratori, noleggiatori, polizia, chi la voleva cotta, chi cruda, chi ci interrogava di qua, finalmente tutto è finito ed ora é tutto più calmo e tranquillo tutto è a posto solo un pochino appaurato.

In quest’ultima lettera Gennaro Pisani ricorda alla Madre che “Natale e Capodamo ce li faremo in navigazione e spero solo di trovare bel tempo per dimenticare questo” Il bel tempo non l’ha trovato… e il mare forza 11 ha spaccato la nave, mandandola sul fondo del Golfo di Guascogna.

Gennaro Pisani aveva 23 anni, tanti sogni e tante speranze. Ora s’è unito con la sorellina, la nonna e Tonino in un mondo – lo speriamo – dove non ci sono armatori che pensano solo all’utile strafonendosene della nave che fa “schifo’”, sindacalisti che scoprono i marittimi solo quando sono in fondo al mare, dimenticandoli quando ci sarebbe da modificare il Codice della Navigazione, forse perché, non trovandosi tutti insieme in un sol posto, molti sfuggono al mercato delle tessere; politici che curano solo coloro che portano voti; cittadini che si commuovono e piangono solo dinanzi al fatto drammatico, dimenticandosi tutto appena dopo.

Confidiamo nella giustizia, perché, con la punizione degli eventuali responsabili, la vita sul mare divenga meno pericolosa e meno dura!»

Sembra che questa conclusione riecheggi, forte, nei giorni nostri e che 40 anni dopo, nulla sia cambiato. Certo,il codice della Navigazione è un altro testo ma la sensibilità ischitana è sempre la stessa.

E oggi, 40 anni dopo, possiamo ancora scrivere che abbiamo “sindacalisti che scoprono i marittimi solo quando sono in fondo al mare”, che abbiamo politici che curano solo coloro che portano voti” e che siamo “cittadini che si commuovono e piangono solo dinanzi al fatto drammatico, dimenticandosi tutto appena dopo”. E non cambia nulla se la vittima si chiama Gennaro Pisani, Francesco Taliercio o Manuel Calise.

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