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Furio Tripicchio, l’ischitano in skiroll

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Da Cagliari a Strasburgo per dire no alla globalizzazione

Si parte lunedì: 1200 chilometri con gli sci a rotelle. La missione del maresciallo dei Carabinieri a Monastir: «Dal porceddu al coniglio all’ischitana: w le identità»

 

 

Pasquale Raicaldo | C’è chi i messaggi li lascia in una bottiglia, facendoli cullare dalle onde. Chi li invia comodamente con il proprio smartphone. E c’è chi intende rafforzarne la potenza e ampliandone il target. Anche con un’impresa: cento chilometri al giorno, milleduecento in tutto. Da Cagliari a Strasburgo con lo skiroll, lo sci a rotelle. Una performance sportiva che custodisce una missione etica e sociale e il cui protagonista è un ischitano doc, Furio Tripicchio, comandante della stazione dei Carabinieri di Monastir, in Sardegna. E sarà una storia tutta da scrivere quella che, a cominciare da lunedì, incuriosirà l’Italia e il mondo intero.
Ma per lui, lo skirollista d’eccezione, non nuovo a imprese sportive di prim’ordine, lo sport è solo lo strumento attraverso il quale veicolare un messaggio che, dopo dodici intensi giorni di tragitto, consegnerà direttamente ai parlamentari europei, con tanto di vessillo dei quattro mori sulle spalle: «L’Europa è fatta di differenze culturali che vanno rispettate, sono un arricchimento e uniscono».
Proprio così: per sottolineare l’importanza dei confini e delle storie, per intonare un inno al glocal («Compreso il coniglio all’ischitana di mia madre, naturalmente»), Furio sarà chiamato ad uno sforzo immane: partirà da Cagliari fra poche ore, arriverà a Strasburgo entro il 16 settembre, quando sarà accolto dai parlamentari europei.

Non è la prima volte che Furio, una laurea in Scienze motorie e una vita in giro per il mondo, si cimenta in sfide maiuscole e proibitive: aveva già affiancato Giancarlo Labate, nell’impegnativo Giro della Sardegna in pattini. Lo scopo? Lanciare un messaggio chiaro al mondo: «Superare col mutuo aiuto, con s’aggiudu torrau, le difficoltà della vita».

Stavolta, se Furio ha deciso di oltrepassare i limiti – fisici e psicologi – è per raccontare al mondo che «le differenze vanno preservate in quanto garantiscono una ricchezza intrinseca. A Strasburgo non porterò solo il messaggio della Sardegna, dove vivo con la mia famiglia, ma quello di ogni realtà locale peculiare, compresa la mia splendida isola d’Ischia. Non possiamo continuare a pensare all’Europa come a un’entità segnata da confini e trattati: la cultura, intesa in senso lato, resta connaturata ai popoli e alle realtà. E’ sbagliato pensare ad un fenomeno di omogeneizzazione, anche linguistica. Napoli deve continuare a mangiare pizza, la Sardegna il maialino. La forza delle identità va preservata dalle contaminazioni».
Farà – insomma – quasi filosofia applicata, con lo skiroll, questi sci con le rotelle che lo accompagneranno nel lungo viaggio che gli imporrà levatacce e lunghi tragitti, salite e discese, in barba al maltempo («Le previsioni non sono granché») e alle difficoltà, che non mancheranno. Dall’alba al primo pomeriggio: non meno di cento chilometri al giorno, sennò la tabella di marcia salta.

In un mondo votato alla pigrizia, fisica e intellettuale, e in cui i valori sembrano sgretolarsi di fronte ai ritmi forsennati di vite impazzite, la scelta in controtendenza di Furio e la sua spassionata missione per salvare le identità hanno un che di vagamente romantico. «Prendete me. – ci spiega – Io ho girato il mondo, dalla Calabria all’Albania, dall’Australia alla Bosnia. Eppure mi sento profondamente ischitano, e questo nessuno può togliermelo». Per difendere carta d’identità e passione per il coniglio, ancestrale legame alla terra dove vivono il papà, già pioniere del Gran Fondo di nuoto sull’isola (ha insegnato per anni al Nautico) e la mamma Maria Rosaria Terracciano, che insegnava alle scuole Medie di Casamicciola, Furio macinerà milleduecento chilometri su una coppia di aste a sezione rettangolare in lega leggera. Sotto, le ruote.
Qualcuno, inevitabilmente, gli ha dato del pazzo. Non i genitori, né l’isola d’Ischia, dove in molti lo conoscono e apprezzano: Furio ha vissuto a Cartaromana e poi ai Pilastri, ora i genitori vivono a Testaccio.
«Ho la passione per tutti gli sport di resistenza. – ci racconta – Una passione che mi deriva dai lunghi anni di gran fondo, con mio padre a Ischia, fine ai primi anni Novanta, quando vivevo sull’isola. Ma sia chiaro: io, Ischia non l’ho mai lasciata. E’ sempre qui».
Lo sport è solo lo sfondo di un a missione che è altra, nessuna scelta è casuale: «Negli sport cosiddetti minori, che ti portano a confrontarti con i tuoi limiti, la tecnica va in secondo piano, non c’è alcun record da stabilire, nessuna distanza da coprire in un determinato tempo. Io voglio solo usare lo sport per testimoniare l’importanza della cultura e delle culture, e non a caso ho scelto una disciplina di matrice nordeuropea, la cui diffusione si è fermata al Tirolo. Ecco, mi piace pensare che anche nello sport le identità delle discipline possano essere preservate, senza contaminarsi».
A casa, lo aspetteranno con ansia Romina, sarda doc – questa è una storia in cui si intrecciano le storie di due isole, così diverse eppure così simili – e i suoi tre figli, che campeggiano in versione carnevalesca sul profilo Facebook, trafficatissimo, dell’impavido Carabiniere con l’hobby degli sport più o meno estremi.
«Anche Romina – racconta orgoglioso Furio – è la dimostrazione di come le identità possano e debbano essere preservate dalla globalizzazione: è originaria di Calasetta, un centro della Sardegna dove si parla il tabarchino, una varietà del ligure. Ed è un bene che si continui così, sia chiaro».

Con lui, ci saranno lo psicologo Giancarlo Labate, per il quale Tripicchio è stato preparatore atletico e compagno di viaggio nel giro della Sardegna in pattini («Lui ricambia, mi seguirà in pattina mentre io procederò in skiroll») e Ottavio Caredda, che si occuperà della logistica e che seguirà Furio con un veicolo che farà da protezione. E ci sarà anche il cameraman Alessandro Corgiolu, che provvederà a rilanciare al mondo le immagini della missione (riprenderà le tappe del viaggio per proiettarle in streaming). Una missione che partirà da Cagliari, proseguirà con un traghetto Olbia-Livorno e ripartirà dalla Cinque Terre, in Liguria. Alla volta di Strasburgo. «Raccoglieremo strada facendo “ammentos”, ricordi: aneddoti, fiabe, poesie, canzoni, storie e personaggi del popolo sardo per poi portarli nella capitale della politica europea. Sarà un viaggio faticoso, ma ne vale la pena, perché stiamo portando avanti una idea di Europa come unione dei popoli e non degli Stati». Un Paese in cui sia posto per il porceddu e per il coniglio all’ischitana, insomma. E l’obiettivo val bene una missione in skiroll.

 

 

 

 

 

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