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FUOCO AMICO. C’è chi a Ischia rema contro la sezione distaccata del tribunale

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Paolo Mosè | I tempi si accorciano sempre più. La data del 31 dicembre 2022 ormai si avvicina inesorabilmente, mancano poco più di sei mesi alla possibile chiusura della Sezione distaccata del tribunale di Ischia. Una decisione che finora non ha trovato ancora una risposta adeguata per impedire che il disegno che si sta portando avanti da una parte della magistratura vada dritto all’obiettivo.

Anche se gli sforzi dell’avvocatura ischitana sono continui in queste settimane, alla ricerca di consensi da parte della politica nazionale per far sì che il Parlamento voti quantomeno la proroga per altri due anni. Mentre l’obiettivo finale è quello della stabilizzazione. Ipotesi che coinvolge le altre due realtà isolane, d’Elba e Lipari, che per il tramite delle rispettive Associazioni Forensi e i rappresentanti politici eletti in quelle realtà, spingono affinché i vertici dei partiti di maggioranza si convincano che è giusto che le isole mantengano il servizio giustizia per rimanere ancorate in una società civile.

Ma non è semplice. Anzi, dobbiamo dire è difficile che si possano raggiungere gli obiettivi sperati, dal minimo della proroga ad un massimo della stabilizzazione. Ma sia Giampaolo Buono che gli altri due presidenti delle associazioni d’Elba e Lipari, non demordono e vanno avanti speditamente. Per dimostrare che gli avvocati isolani fanno sul serio hanno proclamato un’astensione dalle udienze penali e civili fino al prossimo 30 maggio. Un’astensione iniziata lunedì 23 dopo l’annuncio del presidente del tribunale Elisabetta Garzo di non mandare più un giudice durante il periodo feriale. Disponendo che tutte le urgenze che dovessero manifestarsi dal 15 luglio al 15 settembre dovranno essere trattate direttamente presso la sede centrale. Mancanza di magistrati, difficoltà organizzative hanno imposto alla presidente del tribunale di rivedere l’organizzazione in un periodo feriale dove la maggior parte dei magistrati sono in ferie.

IL NUOVO EMENDAMENTO

Questa scelta non è stata affatto gradita dall’avvocatura isolana. Immediatamente dopo l’annuncio del presidente Garzo, a conclusione dell’assemblea del 29 aprile scorso, lo stesso presidente dell’Assoforense Buono rispose con l’annuncio di un’astensione da tutte le udienze per un’intera settimana. Uno sciopero che è stato accolto dalla magistratura senza alcuno scossone. Una sorta di vacanza non sollecitata.

Tornando alla battaglia principale, possiamo dire che comunque i contatti con alcuni esponenti della politica italiana continuano in modo positivo. C’è un’apertura abbastanza netta di alcuni esponenti che sono i punti di riferimento dei partiti più rappresentativi in Parlamento. Anche qualche sottosegretario di Stato si mostra interessato alla battaglia delle tre realtà isolane. Si dicono d’accordo che è necessario concedere quantomeno la proroga per non creare gravi disfunzioni alle tre realtà, che si troverebbero costrette a trasmigrare quasi tutti i giorni per raggiungere i rispettivi tribunali. Mettendo in grossa difficoltà l’avvocatura, che non avendo un’organizzazione per far fronte alle esigenze di giustizia, potrebbe alla lunga subire grossi contraccolpi. Si parla con insistenza di presentare un emendamento ad una legge sulla crescita dopo i contraccolpi economici che si sono ulteriormente accentuati con la guerra in Ucraina. In quell’ambito si sta studiando di depositare l’emendamento con l’avallo e il sostegno della maggior parte dei partiti di maggioranza che consentono al governo Draghi di continuare il suo percorso per dare forza al Paese Italia. Più di un sottosegretario di Stato si è detto favorevole a questa scelta e si è impegnato a far sì che non si materializzi in aula il parere contrario del governo. In quel caso tutto diventerebbe molto più semplice e passerebbe tranquillamente al vaglio delle aule di Camera e Senato. Ma c’è sempre l’incognita di chi nella magistratura non ha alcuna intenzione di concedere le proroghe.

REFERENDUM “SILENZIATI”

Il niet più duro, e senza mostrare oggi alcun passo indietro, arriva inesorabilmente dal Ministero della Giustizia. Dal guardasigilli Cartabia e fino a finire ai vari capi Dipartimento con in testa il capo Gabinetto Piccirillo, che si è mosso con determinazione allorquando alla Commissione Giustizia della Camera si stava per approvare favorevolmente la proroga di due anni per le tre isole minori. Con una telefonata per richiamare l’attenzione del presidente di detta commissione per indurlo a mettere da parte l’emendamento. Riuscendo nell’intento e lasciando sbigottiti alcuni parlamentari che erano più determinati a votare favorevolmente le richieste che provengono dalle realtà minori e che hanno bisogno di essere garantite dalle istituzioni romane. Un segnale veramente brutto e che ha lasciato il segno, dimostrando, ancora una volta, che certe potenti associazioni hanno un potere di molto superiore rispetto al potere legislativo. Mettendo nell’angolo gli eletti del popolo, i quali sono stati demandati a legiferare, ad indirizzare la crescita dell’intero Paese, a votare le leggi per dire quali debbono essere le linee guida per portare avanti una politica di sviluppo e di garanzia per i più deboli.

Da molti anni questo non succede più. Tutto è nelle mani dei più forti. Basti pensare che i referendum sono stati “silenziati” in modo sfacciato per indurre gli elettori a non recarsi alle urne per esprimere la propria volontà in modo tale da non raggiungere il quorum del 50% più uno per rendere valida la scelta popolare. Una responsabilità del silenziamento che va attribuita soprattutto agli organi di informazione che si dimostrano nella stragrande maggioranza dei casi dei soggetti che vengono governati dall’alto e tendenzialmente operano nell’ambito di non creare contrapposizioni con la magistratura.

A RISCHIO SERVIZI ESSENZIALI

Vi sono diverse situazioni che si collegano tra di loro e che dicono a chiare lettere che ogni riforma, ogni decisione che si intende adottare per la giustizia, debba passare necessariamente prima al vaglio dell’Associazione nazionale magistrati.

Non è possibile che questo debba avvenire. E’ la politica che deve decidere nella sua massima autonomia, perché prima di ogni altra cosa, vi è l’interesse generale da salvaguardare. Nel caso di specie bisogna valutare quali saranno i contraccolpi che emergeranno con una scelta drastica di una chiusura generalizzata e del tutto ingiustificata. Solo perché una parte piccola di una rappresentanza di categoria ha così voluto. Se dovesse accadere una simile e scelta, la politica ne uscirebbe con le ossa rotte, dimostrando ancora una volta di non contare nulla. Soprattutto la sua incapacità di riformare la giustizia, di renderla più efficiente e di sottrarre poteri che non sono stati mai demandati da una legge dello Stato e soprattutto dalla Costituzione. Ossia che bisogna prima avere l’avallo di un’associazione privata sotto l’egida della magistratura prima di iniziare a discutere in Parlamento di ciò che si vuole riformare. Un paradosso tutto italiano.

Vedremo cosa accadrà nei prossimi mesi. Vedremo come i parlamentari e senatori si porranno dinanzi a delle richieste così precise che provengono anche dall’Associazione dei comuni delle isole minori che chiede a gran voce maggiori diritti per quelle realtà che sono state abbandonate negli anni. La chiusura sarebbe una dura lezione per i cittadini che vivono in quelle realtà. 200.000 persone circa che rimarrebbero confinate nel proprio destino. Con il rischio della chiusura del servizio giustizia, ben presto potrebbe arrivare un ridimensionamento palpabile per la sanità e poi ancora per la scuola e per finire ai trasporti.

POLEMICHE E BOICOTTAGGI

A fronte di una situazione molto delicata, c’è chi rema in modo contrario. Preferisce fare polemiche, non credere nell’azione della classe forense, perché ritiene che alcuni colleghi non abbiano la capacità di confrontarsi con un apparato ben più forte, qual è certamente la magistratura e la classe politica. Ma questo non toglie che bisogna continuare nell’azione di convincimento di coloro che si dimostrano in questa fase contrari su tutta la linea a concedere una nuova proroga alle tre sezioni distaccate. Non è facile convincere chi la pensa diversamente, perché vi è un disegno prestabilito che vede un po’ tutto l’apparato ministeriale impegnato a mantenere ferma la decisione di chiudere per traslare tutte le competenze delle sezioni distaccate presso il tribunale centrale. E’ un modo come un altro di disfarsi di uffici periferici che pesano e creano soltanto problemi. E’ questo il pensiero che si è cristallizzato nelle presidenze dei tribunali. Chiudere e basta. Senza tentennamenti. Senza andare ad alcun dialogo o confronto.

Anche tra chi opera nella palazzo di via Michele Mazzella, ci sono i soliti personaggi che fanno di tutto per rendere ancor più difficile la lotta per mantenere aperto il portone. Con continue azioni che hanno il sapore di sabotare tutto ciò che di buono si è realizzato, rallentando ad arte la funzione degli uffici, creando contrapposizioni tra l’avvocatura e il personale dipendente. Pur sapendo che tutto ciò che accade all’interno del tribunale – anche gli episodi più insignificanti – arriva all’orecchio del presidente Garzo. Coloro che portano avanti la linea di rendere più difficile il lavoro nel palazzo di giustizia ischitano, non fanno altro che accrescere e motivare di più chi ha lavorato fino ad ora per rendere impossibile che il Parlamento approvi la norma che consente una ulteriore proroga alle tre isole italiane. Gli impiegati che sono ora in servizio presso il tribunale si stanno adoperando con tutte le loro forze per cercare il trasferimento nel più comodo ufficio del Giudice di Pace, che per legge rimarrà aperto e non seguirà le sorti delle cancellerie penali e civili che dal 1 gennaio 2023 cesseranno ogni attività. Con il trasferimento forzato di tutti i fascicoli presso la sede centrale del centro direzionale

1 commento

  1. il tribunale d ischia è solo un covo per interessi personali -la giustizia non riesce piu ad entrare in quel portone- si evince dagli arresti dei presidenti e di alcuni giudici gia condannati-come tantissime cose purtroppo Ischia ha perso quello che era……..e principalmente l onesta intellettuale-da ischitano a malincuore e con obiettivita’ con il cuore sanguinante debbo constatare CHE Ischia vera quella dei nostri avi e dei nostri padri non esiste piu

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