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#franaCasamicciola Si prepara la “sfilata” in Procura: 12 anni di mancati interventi. E i fondi? Si indaga su tutte le piste

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Siamo l’Italia che segue le fake news e i deliri di pensionati donati di PEC. In questa assurda nazione che non riesce ad accendere gli occhi e insegue le depravazioni di un sistema mediatico malato, ignorante e stupido ci troviamo a fare i conti con i morti e con i dispersi nel fango dell’Epomeo. In questo scenario, ovviamente, si muovono anche i pubblici ministeri della Procura di Napoli che hanno aperto il fascicolo sul disastro del 26 novembre. Un fascicolo che, depurato dai deliri senili di Peppe Conte, finalmente, si potrà mettere mano a quelle che sono state le nostre denunce.

La gestione amministrativa della peggiore classe amministrativa mai vista sull’isola, quella eletta prima e dopo il sisma di Casamicciola, speriamo, finisca sotto i riflettori dei giudici di Napoli. La gestione economica delle emergenze che si sono abbattute su Casamicciola, speriamo sia oggetto di un’indagine.

Speriamo, ad esempio che l’indagine condotta dal pm Stella Castaldo, sotto lo stretto coordinamento del procuratore aggiunto Simona Di Monte e della procuratrice Rosa Volpe, metta mano alle somme urgenze del sisma. Quelle che il Commissario Grimaldi aveva bocciato e che il commissario Schilardi, invece, aveva ripulito turandosi il naso e chiudendosi gli occhi.

Ma, attenzione, prima di andare avanti diciamoci anche, queste indagini sono difficili. Per il terremoto, ad esempio, non dimentichiamoci che la colpa, anche giudiziaria, ricadde sulla buon’anima di Don Vincenzo Avallone. Un’indagine che si muove su uno scenario e su uno scacchiere non semplice. Quello che non si è ancora detto, purtroppo, è che la zona franata è una zona “nuova”. Gli scandali? Basta cercare vicino. Basta cercare sotto (o sopra) agli alvei di qualche “collaboratrice” regionale con tanto di RESA (ma senza il significato dell’arresa).

Dalla procura, però, cercano di capire cosa, in particolare, quale sia stata la gestione e quello che è avvenuto a Casamicciola negli ultimi dodici anni. L’alluvione del 2009, quella con la morte di Anna De Felice. Si indaga dalla mancanza di interventi di bonifica di alvei e canali. Sia dopo l’alluvione assassina del 2009 sia dopo il dramma legato al sisma del 2017. E speriamo che si faccia chiarezza anche sulle terme crollate, sulle concessioni, sui danari commessi, sugli incontri e i contrattempi politici per salvare singoli alberi di limone e rallentare la messa in sicurezza di grosse porzioni di territorio.

L’obiettivo degli inquirenti, è chiaro, è verificare come sono stati gestiti i milioni di euro sbloccati dal 2010, per almeno tre progetti di bonifica; verificare se e per quale motivo i soldi non sono stati spesi, pur essendo a disposizione delle autorità competenti. E qui si apre uno scenario molto ampio e vede protagonisti sia gli enti locali isolani, sia il commissariato regionale (il governatore) e anche, ovviamente, tutte le ramificazioni, poi fallite (come l’Arcadis) sempre di Palazzo Santa Lucia.

I giudici proveranno a capire se alcuni finanziamenti non impiegati per la bonifica di alvei e canali siano stati utilizzati per altre opere, come quelle imposte dal sisma del 2017, per la messa in sicurezza di abitazioni ed edifici pubblici. Un’ipotesi, questa al vaglio, che ci sembra la meno perseguibile. I fondi, le contabilità, le responsabilità sono sempre state divise. Magari parallele e collegate, ma divise.

Ma è giusto, al momento, che al vaglio del PM ci sia la necessità di procedere con cautela al fine di non scartare alcuna possibilità di approfondimento. Anche se, è evidente, che la catastrofe che si è abbattuta sabato mattina al Celario poco ha avuto a che fare con gli interventi post sisma.

Secondo più fonti, nel sotto fascicolo circa la “sistemazione idrogeologica dei comuni di Casamicciola e Lacco Ameno”, si sarebbero sbloccati una serie di finanziamenti. Dovrebbero essere tre tranche, che risalgono al 2010 e che servivano per mettere in sicurezza gli alvei La Rita, Senigallia, Megroponte, Fasaniello, Poziello, Del Monaco. Una grande parte del territorio di Casamicciola ma “lontano” dal Celario.

I giudici faranno la loro indagine, ma alla domanda “Perché tanta inerzia?” bisogna rispondere in due semplici modi: “siamo in Italia”. La burocrazia, i diritti dei privati, le responsabilità dei singoli enti (Unità di Bacino, Regione, Città Metropolitana, Comune) e, ultima ma non ultima, la carenza di personale adatto, capace e impegnato a fare il bene del paese prima che gli interessi di qualche studio tecnico professionale con cui gestire numeri di protocolli, pratiche e incarichi

Dal “Celario” a “La Rita”, però, il passo è breve. Qualcuno, oggi, si ricorda che sotto le terme crollate c’è un alveo con notevoli problemi di sicurezza e che fino ad ora si è dovuto combattere con il “diritto” di qualche privato che non voleva si toccasse la sua proprietà. E, in questi giorni, mentre il sindaco Pascale firmava ordinanze di sgombero legate all’allerta meteo, altri hanno inviato una dettaglia denuncia in Procida proprio per il mancato intervento di questi anni che sarebbe stato causato dalla complessità dei rapporti tra la stazione appaltante, la Città Metropolitana del sindaco Manfredi e i proprietari dei terreni limitrofi.

Tornando alle indagini, è ipotizzabile che dopo completato la serie degli “atti irripetibili”, la Procura voglia acquisire la testimonianza di chi era chiamato a dare a risposte in questi lunghi 12 anni. Sindaci, dirigenti provinciali, dirigenti regionali, commissari ma anche semplici cittadini che, negli anni, si sono resi protagonisti di segnalazioni e denunce.

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