Il caso politico sulle presunte ineleggibilità al Comune di Forio è arrivato al suo primo punto fermo: la conclusione delle indagini preliminari. Una vicenda che per mesi ha occupato le pagine della stampa locale, alimentando tensioni e sospetti, ha finalmente trovato un perimetro definito, con dati concreti e, soprattutto, con nomi e cognomi. Ad accendere la miccia era stato il geometra Giuseppe Colella, candidato non eletto nella coalizione guidata da Stani Verde.
Le incomprensioni interne con la lista di appartenenza, maturate nel periodo di avvio della nuova amministrazione di Forio, hanno generato una frattura che, pur ricomposta, ha lasciato un segno profondo nei rapporti interni alla maggioranza. Dopo la mancata elezione e una fase di rodaggio della giunta, è arrivata la denuncia che ha dato il via a una delle inchieste più discusse della recente storia politica locale.
L’indagine della Procura della Repubblica di Napoli, durata oltre due anni, è approdata alla chiusura delle indagini preliminari nei confronti di sette tra consiglieri, ex consiglieri e assessori del Comune di Forio, accusati di aver reso false dichiarazioni sostitutive all’atto della proclamazione o della nomina, omettendo di segnalare pendenze tributarie nei confronti dello stesso ente che oggi amministrano. L’ipotesi di reato è quella di falso ideologico in atto pubblico, prevista dall’articolo 483 del codice penale.
Il procedimento, iscritto al numero 13807/2024, in un primo momento ha riguardato undici amministratori, tra cui lo stesso sindaco Stani Verde, l’assessore Nicola Monti e i consiglieri Michele Calise e Nello Di Maio. Le verifiche sono state avviate dalla Polizia di Stato di Ischia, diretta dal vicequestore Ciro Re dopo numerose richieste di chiarimento rivolte al segretario comunale Noemi Martino.
All’inizio, la contestazione è apparsa ancora più grave. Agli undici amministratori era stato contestato l’articolo 495 del codice penale, che punisce con la reclusione da uno a sei anni chi dichiara falsamente al pubblico ufficiale l’identità, lo stato o altre qualità personali. Successivamente, però, il pubblico ministero Fabrizio Vanorio ha rivisto l’impianto accusatorio: da un lato ha stralciato le posizioni di Verde, Di Maio e di Monti e Calise – difesi dall’avvocato Cristiano Rossetti – dall’altro ha riqualificato i fatti contestati agli altri amministratori nell’alveo dell’articolo 483 del codice penale, che prevede pene più lievi (fino a due anni) ma che non attenua la gravità politica della vicenda.
Entrando nel dettaglio, la posizione di ciascun indagato ha restituito un mosaico di debiti e omissioni. Alessandro Morgera avrebbe omesso di dichiarare tre cartelle esattoriali relative a IMU e TASI.
L’assessore Gaetano Savio deve rispondere di tre contestazioni: due cartelle TARI e un’ingiunzione per una multa stradale del 2018.
Pasquale Capuano, candidato sindaco della coalizione opposta a Verde, eletto consigliere e poi dimessosi, ha sulle spalle nove cartelle tra TARI e IMU, oltre a un verbale municipale. Luigi Patalano è indagato per una sola cartella TARI.
Il presidente del consiglio comunale Giovanni Mattera deve rispondere di cinque pendenze legate a TARI e TASI.
L’assessore Jessica Maria Lavista è accusata per una cartella IMU.
La consigliera comunale Marianna Lamonica si trova a fronteggiare il quadro più pesante: dieci cartelle tra TARI, IMU e TASI.
In totale le contestazioni a cui devono rispondere gli amministratori ed ex amministratori di Forio sono trentadue.
Tuttavia, con l’avviso di conclusione delle indagini, il quadro accusatorio potrà ancora ridimensionarsi. Come già accaduto per le posizioni stralciate, potranno incidere valutazioni tecniche di non secondaria importanza: l’esigibilità del credito, ovvero la reale possibilità per il Comune di pretendere quei debiti; l’eventuale adesione a procedure di rottamazione fiscale; l’intervenuta prescrizione amministrativa per alcune sanzioni; o, più semplicemente, la regolarità delle notifiche delle cartelle. Tutti aspetti che le difese potranno sollevare nelle prossime settimane.
Gli indagati hanno ora venti giorni di tempo per presentare memorie, depositare documenti o chiedere di essere interrogati. Sul piano penale, dunque, il procedimento potrebbe subire ulteriori alleggerimenti. Sul piano politico, invece, la vicenda resta pesantissima: a Forio, l’immagine di un’amministrazione chiamata a governare mentre fatica a saldare i propri debiti con lo stesso ente non può che minare il rapporto di fiducia con i cittadini.







