sabato, Maggio 15, 2021

Firme contro il Don. L’addolorata di Forio non si tocca!

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Luciano Castaldi | Sono anni difficili, sicuramente interessanti. Ma nonostante tutto, nonostante la pandemia, le restrizioni, le privazioni di libertà e di movimento, la crisi economica, la mancanza di lavoro, l’anno horribilis che ci lasciamo alle spalle c’è una parte del popolo di Forio che non intende “girarsi dall’altra parte” e “far finta di nulla”. Perché, sì i soldi e le preoccupazioni per il futuro, ma ci sono cose che fanno parte del DNA di un popolo e che non si possono cancellare con l’ultimo dei tizzoni prodotti dal focolare della postcattolicità. Cose che non “si contano, ma che contano”.

Delicate perché uniche. Belle, anzi stupende proprio perché si ripetono da sempre uguali a sé stesse, negli stessi luoghi, con il loro sempre antico e sempre nuovo carico di memoria e commozione, profumi e suoni, visioni ed emozioni, ricordi e poesia. Cose che infiammano i cuori e che, nonostante la strisciante secolarizzazione in atto, il materialismo, l’utilitarismo e tutte le altre diavolerie della nostra porca e sporca attualità, sono considerate preziose e dunque da difendere, custodire, preservare, consegnare intatte ai posteri, specialmente se non siamo capaci di arricchirle. E vadano a farsi friggere le accuse di “fariseismo”, gli anatemi e le “scomuniche” lanciate con generosità dagli apostoli del “love love love”. Di coloro che hanno la presunzione di saper leggere i sentimenti che albergano nel cuore del prossimo… proprio loro che si mettono dritti al centro della sinagoga, allargano le loro filatterie, allungano i loro mantelli, esibiscono la loro “umiltà” e con audacia si autoproclamano “santi e martiri”. Vergini non si sa. Beh, se e chi è santo o fariseo… direi di lasciare al Padreterno il sommo giudizio.

Appena qualche giorno fa, scrissi dello stato di abbandono in cui versa la Chiesa Parrocchiale di San Sebastiano Martire a Forio: campanile inagibile, stucchi decrepiti, canonica decadente, tabernacolo incustodito, luci e lampade spente… Ebbene, per iniziativa di un gruppo di cattolici, sta ora girando una raccolta di firme per sollecitare gli opportuni interventi di restauro e, soprattutto, per chiedere il ritorno del Sacro Culto in quella chiesa sita nel borgo antico di Forio, a due passi dal Corso Principale. Da mesi il parroco don Emanuel Monte ha sospeso “inspiegabilmente” – come si legge anche nella petizione- ogni celebrazione liturgica, sia feriale che festiva e, dopo aver portato statue e suppellettili nella Basilica Pontifica di Santa Maria di Loreto (ultima la statua di San Sebastiano Martire), pur consapevole della montante protesta dei parrocchiani, continua con le provocazioni e i capricci. Le ultime, in ordine di tempo, si leggono nel volantino degli impegni settimanali diffuso domenica scorsa. Come da antichissima tradizione foriana (le prime tracce nei documenti dicono prima metà del 1500, ma l’origine è certamente ancora più remota), è partito il ciclo delle cosi dette “Carnevalette”, giornate di adorazione Eucaristica in riparazione agli eccessi del Carnevale. Domenica prossima, 31 gennaio 2021, dopo San Vito, le Carnevalette faranno tappa a San Sebastiano per poi proseguire nelle altre chiese di Forio.

Dunque, avendo forse avuto sentore del malcontento popolare, il parroco ha programmato la giornata di adorazione eucaristica nella sede parrocchiale di Via Sant’Antonio Abate, ma – incredibilmente – senza prevedere la celebrazione della Santa Messa. Una scelta capotica ed illogica poiché, senza la Messa, è evidente che molti fedeli neppure sapranno dell’adorazione e, soprattutto, dopo mesi di assenza e abbandono, ci si chiede da dove essa possa scaturire. È evidente che don Emanuel, laureatosi brillantemente in quel di Loppiano, dopo le ripetizioni serali in quel de “La Sentinella” e sulla scorta delle sue esperienze fiaianesi… pensa di poter prendere in giro Forio e i foriani. Si sarà detto: “Volete le Carnevalette in Parrocchia? Fatele pure. Andranno quattro gatti e così dimostrerò di aver ragione a portare tutto (e definitivamente) nella Basilica della piazza”. Ma perché Monte ha abbandonato a se stessa la sede parrocchiale? Il circolo di suoi stretti collaboratori afferma che questa sarebbe troppo piccola per la folla di fedeli che partecipano alla Liturgia e non si assicurerebbe il giusto distanziamento dettato dai dispositivi anticovid. Ma a parte il fatto che, almeno in particolari occasioni, basterebbe celebrare una messa in più, se ciò fosse vero, andrebbero chiusi il “Novanta per Cento” degli edifici sacri cattolici sparsi sull’isola, molti dei quali di dimensioni anche più ridotte. E allora perché? Si vuole trasferire altrove la sede della parrocchia?

Accorparla ad altra sede? Mistero doloroso. Intanto, già si parla delle celebrazioni in onore della Madonna Addolorata e, anche su questo, monta la polemica poiché molti sono preoccupati dal rischio di vederle spostate nella “chiesa della piazza”. Il messaggio dei fedeli foriani è chiarissimo: l’Addolorata non si tocca. Insomma, mentre c’è chi si prostra felice alla Pachamama e agli altri idoli del paganesimo moderno (ecologismo, scientismo, immigrazionismo, globalismo, relativismo eccetera eccetera), i foriani, peccatori ma “figli suoi”, si rifugiano, come sempre, sotto il manto della Madre di Dio e degli uomini, la cui sublime immagine si venera, da secoli, nella chiesa parrocchiale di San Sebastiano Martire dentro la via di “Sant’Antuono”. È questa un’espressione di quella “pietà popolare” che non va assolutamente mortificata poiché essa costituisce l’“humus nel quale fiorisce la Liturgia” per dirla con papa Benedetto o, se vi piace Francesco: “il sistema immunitario della fede cattolica”. Da qui la decisione di avviare una raccolta di firme da inoltrare al Vescovo di Ischia, al parroco Monte, al Decano di Forio, oltre che responsabile dell’Ufficio Diocesano don Cristian Solmonese e per conoscenza al sindaco di Forio. Di seguito il testo della petizione.

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