Family Days? Tra ragioni e pregiudizi!

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In piazza la famiglia “naturale” a difesa della salute dei bambini contro la stepchild adoption ma anche famiglie omogenitoriali che sollecitano il parlamento ad estendere il diritto alle adozioni gay.
Convinzioni, che affondano pilastri come strutture portanti, possenti,vivono dentro e si nutrono delle argomentazioni,del sentito dire,spesso,impegnando vite, di intere generazioni. Posizioni di pensiero,che afferiscono a credi non esperiti,frutto di registrazioni veicolate da altri. Ma è proprio nella travagliata dialettica tra libertà,come espressione delle possibilità dell’uomo,e il senso del limite che nascono i diritti. Un limite che qui coincide con la responsabilità umana dei genitori sui figli di sangue e non. Di fatti,nei giorni scorsi,in piazza c’erano le famiglie,ma anche i politici,i giovani,ognuno portatore di una propria convinzione,di quella verità che differenzia,la famiglia tradizionale, composta da una madre un padre e figli,da altre forme di famiglie, con due papà,due mamme o con un solo genitore. Famiglie apparentemente diverse, che perseguono un fine comune,preservare l’esistenza dello status di appartenenza ad un gruppo, alla forma familiare in cui sono nati e cresciuti e che a loro volta hanno costituito nuove famiglie,tradizionali e non. Roma e il Circo Massimo si ritrovano senza un confronto,spaccate in due, ognuna abbandonata nelle proprie differenze e convinzioni,coinvolte nell’euforia che prende corpo nei family days,nella piazza anonima,che come si è riempita,frettolosamente si svuota. Nessuno dubita minimamente del valore”naturale” della famiglia fondata sul matrimonio, tra un uomo e una donna, i bambini, hanno diritto a una famiglia in cui crescere. Ma cosa intendiamo per famiglia naturale? per questioni socio-antropologiche,questa posizione discende dalla convinzione, che esiste una sola natura cui appartenere. L’unica differenza in natura è quella fra maschile e femminile,differenza la cui unione, può generare la vita. E’ evidente che due omosessuali non possono procreare figli, ma è altrettanto evidente,che oggi, esistano famiglie omosessuali e monogenitoriali, che vogliono “appagare” il loro desiderio di paternità e maternità. Umanamente condivisibile che l’unione di due persone può far germogliare il desiderio di adottare bambini,ma intendiamoci, qui non parliamo dell’interesse del bambino ma dell’appagamento dell’adulto. Ma è anche vero che limitare la loro libertà, sarebbe intollerabile per le coscienze ma nello stesso tempo,è essenziale intervenire su vari livelli,educativi,formativi,culturali,psicologici, per armonizzare e tutelare le convivenze tra le diverse forme di famiglie esistenti. A sostegno della genitorialità, l’associazione psicologi italiani ha dichiarato: non sono ne’ il numero ne’ il genere dei genitori adottivi o no, che siano, a garantire di per sé le condizioni di sviluppo migliori per i bambini, bensì la loro capacità di assumere questi ruoli e le responsabilità educative che ne derivano. Lo psicanalista Ignacio Matte Blanco ci chiarisce che l’Edipo non è un fenomeno biologico, ma psicologico, e se il padre viene sostituito sin dall’inizio da uno zio,da una amico di famiglia, o da altri, il bambino lo sentirà come se fosse il vero padre. Ciò che conta è il ruolo paterno esercitato nelle condizioni e nel momento in cui esso interviene nello sviluppo normale. Ma è anche molto vero,che ad oggi, rapporti scientifici che abbiano studiato il percorso affettivo e lo sviluppo della personalità di bambini adottati da coppie gay,comparandolo con quello della famiglia tradizionale,pare siano ancora nelle fase dell’osservazione dei campioni. Papa Francesco ha chiarito la posizione della Chiesa, affermando spiegando,tuttavia,che chi vive altre tipologie di unioni è oggetto della della Chiesa. Per procreare è indispensabile l’unione di un uomo e una donna, è un fatto biologico incontestabile. Ma è altrettanto evidente, che siamo vicini ad un potenziale allargamento dei confini,oltre i quali convivono le numerose famiglie non tradizionali,non riconosciute,costrette all’anonimato,senza tutele per il partner,per i figli,insomma famiglie di un Dio e di uno Stato minore!. Parlare di famiglia,quale che sia la sua forma,significa entrare nella parentela,luogo di enorme importanza per le società umane. La famiglia,l’insieme di persone che convivono intimamente gli uni delle vite degli altri, è una costruzione sociale, culturalmente significativa, che include le determinazioni biologiche,ma si estende oltre la biologia,fino al punto, in cui le relazioni non biologiche,diventano preponderanti rispetto a quelle di procreazione. La letteratura antropologica dimostra che si tratta di varianti non universali,di formazioni culturali e norme sociali che prevedono alla nascita, l’assegnazione del piccolo a un determinato gruppo che si prenderà cura, sostenendolo nelle necessità e lungo il suo sviluppo. In tutte le società umane,infatti,il matrimonio è un’istituzione sociale finalizzata a disciplinare, secondo il modello culturale,la riproduzione e l’assegnazione dei figli a un gruppo piuttosto che a un altro. Sono tanti i fattori che contribuiscono alla creazione sociale e culturale di relazioni di parentela fuori dalla nascita. Oltre alla convivialità,assumono significato,la condivisione di esperienze e ricordi,l’affetto,ma anche le sofferenze comuni,secondo il principio che se una relazione di parentela non esiste la si crea. Quindi,i legami di sangue hanno un valore solo se sono riconosciuti culturalmente,ma in questo diventano uguali in tutto e per tutto ai legami di vita,creati culturalmente. Ciò che oggi appare impossibile da accettare,perché troppo distante dal modello tradizionale, fa parte di un processo ciclico,nel quale la civiltà è parte integrante. Storicamente tutto cambia, e l’uomo si ritrova a pensarsi,tentando di abiurare parti di se convenzionalmente non accettabili. Il family day della piazza, deve trasformarsi in spazio comune,in quel dialogo tra opposti, capace di comprendere le differenze, superando le faziose assemblee elettive, che incarnano l’umanità rumorosa, insicura e impaurita. Tutta la comunità è impegnata in un progetto sociale di grande importanza per le attuali e future generazioni,attraverso l’armonizzazione sociale,politica,bisogna incidere,in primis, sul riconoscimento delle nuove forme di famiglia per liberarle dai pregiudizi. In secundis, prevedere l’educazione all’informazione e alla formazione “umana”; per rendere conoscibili e fruibili i significati della diversità,figlia non della tolleranza,ma generatrice di nuove opportunità per la crescita e la cura personale di tutti gli esseri umani.!

2 Commenti

  1. Condivido tutta l’impostazione chiara ed appassionata circa la validità di una famiglia che formi con pazienza ed amore la sua struttura umana e culturale al di là del sesso de genitori. Quello che mi lascia perplessa è il pensiero di un figlio che deve ancora nascere e che venga per così dire “prenotato” e cresca nel grembo di una madre che non sarà mai la sua. Quale tipo di amore genitoriale spinge -mi chiedo- a procreare con grosse difficoltà anche economiche un figlio insieme ad una persona che poi deve scomparire nel nulla per sempre? con la possibilità che si cerchino a seconda dei luoghi della Terra madri di serie A madri di serie,B,C,D? non sarebbe meglio permettere l’adozione per bambini già nati , per i tanti infelici abbandonati negli ospedali, gettati nei cassonetti, ospitati da orfanatrofi? Non metto in dubbio le capacità di crescita e di educazione delle nuove coppie, del resto anche le cosiddette tradizionali lasciano talvolta molto a desiderare con i loro umanissimi difetti… Il vero dramma, mi perdoni, è quello di un bambino concepito a più mani, un una forma ibrida e riprovevole moralmente,a cui certamente sarà molto difficile spiegare come e perchè è venuto al mondo. Cerchiamo di non avere fretta, pensiamo e ripensiamo soluzioni mediate per quello che deve essere sempre e solo un atto di amore.Grazie.

    • Gentile Signora Angela,comprendo le sue perplessità!sarebbe, senza dubbio, auspicabile sostenere l’impianto dell’adozione per le nuove famiglie; omo e monogenitoriali. L’idea che un bambino possa nascere da un’utero preso in affitto, può essere intollerabile e doloroso per molti ma rappresentare una possibilità per altri!.Aspettiamo e vediamo cosa succede, credo,che il Parlamento e la società politica, siano impegnati a disegnare una nuova mappa legislativa, che formuli norme e leggi in materia di adozioni,a tutela di tante mamme,papà e bambini che attendono di essere regolate per essere riconosciute come famiglie legittime.Inoltre,credo profondamente,che bisognerebbe saper ascoltare,decifrare il vero significato che si esprime con il nome di “desiderio” che spinge quella coppia a volere un bambino. Scelta di vita importante,che necessità consapevolezza,sacrificio e responsabilità,ma anche la capacità di aprirsi alla triade,in grado di elaborare psicologicamente la strutturazione del processo genitoriale.Se ci sono queste prerogative è possibile mettere ordine,evitando la prevaricazione dell’uomo adulto!.La saluto cordialmente !

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