lunedì, Febbraio 16, 2026

EVI, la Regione frena sul piano e chiede il rinvio del giudizio: ballano otto milioni di euro

Servizio idrico integrato, contenzioso con Acqua Campania e piano di risanamento

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La Regione Campania chiede tempo. E lo fa nero su bianco, mettendo per iscritto una presa di posizione che pesa come un macigno nella delicata vicenda finanziaria e giudiziaria che coinvolge l’EVI, gestore del servizio idrico integrato dell’isola d’Ischia, e Acqua Campania S.p.A.

Con una nota ufficiale datata 14 gennaio 2026, indirizzata ad Acqua Campania e, per conoscenza, alla stessa EVI, la Direzione Generale Ciclo Integrato delle Acque comunica di aver ricevuto dalla società isolana un piano che “combina il ricorso all’art. 56 del Codice della crisi d’impresa e dell’insolvenza e alle facilitazioni di cui alla Delibera di Giunta regionale n. 524/2019”, precisando però che si tratta di una fattispecie che richiede “un atto di indirizzo politico”, trattandosi di uno strumento volontario quale il piano attestato di risanamento previsto dal Codice della crisi.

Per questo motivo, scrive la Regione, “nelle more del chiarimento della questione” viene chiesto ad Acqua Campania di domandare al Tribunale di Napoli il rinvio dell’udienza già fissata per il 22 gennaio 2026 nel procedimento civile R.G. 24794/2023, che vede contrapposte proprio Acqua Campania ed EVI.

Una mossa prudenziale, che congela temporaneamente il fronte giudiziario ma non scioglie il nodo centrale: la sostenibilità del debito accumulato dalla società ischitana e le modalità con cui affrontarlo senza mettere a rischio un servizio pubblico essenziale per oltre 60 mila residenti e decine di migliaia di presenze turistiche stagionali.

Nel documento regionale, firmato dal dirigente Antonio Carotenuto, si legge che la proposta avanzata da EVI necessita di una valutazione che esula dalla mera istruttoria tecnica. La Direzione parla esplicitamente di “atto di indirizzo politico”, segnalando che la scelta di aderire o meno a un piano ex art. 56 del Codice della crisi non può essere ricondotta a un automatismo amministrativo.

Una formulazione che fotografa plasticamente l’impasse istituzionale: da un lato una società partecipata che cerca di evitare il precipizio della procedura concorsuale, dall’altro una Regione che si muove entro paletti normativi stringenti e che, almeno per ora, preferisce rinviare ogni decisione strutturale.
A chiarire quali siano questi paletti è la lunga nota di riscontro inviata dalla stessa Direzione generale all’EVI il 12 dicembre 2025, documento che costituisce l’ossatura giuridica del diniego regionale e che entra nel dettaglio delle ragioni normative per cui la proposta non sarebbe accoglibile allo stato attuale .

Nel testo la Regione ricostruisce l’intero iter istruttorio, ricordando che la complessità del piano, “l’assoluta novità della fattispecie ex art. 56” e i dubbi sorti dopo l’entrata in vigore del nuovo assetto amministrativo della Giunta regionale dall’11 settembre 2025 hanno reso necessario acquisire, già il 14 ottobre, il parere dell’Avvocatura regionale. Un parere definito “non vincolante”, ma ritenuto dagli uffici “ragionevole e pienamente condivisibile”.

Il cuore della posizione regionale è nella legge regionale n. 1 del 2012 e nella successiva delibera di Giunta n. 524 del 29 ottobre 2019. Secondo questa impostazione, la Giunta può autorizzare rateizzazioni e facilitazioni di pagamento, ma a una condizione precisa: che i crediti della Regione, per forniture idriche e canoni di depurazione, siano recuperati integralmente per quanto riguarda la sorte capitale e gli interessi legali.

La delibera del 2019, sottolinea la Direzione, ha fissato un vincolo esplicito di “irrinunciabilità dei crediti per sorta capitale e per gli interessi al tasso legale dalla data in cui è sorto il credito”. Un principio che, per gli uffici, vale anche per i crediti maturati prima dell’entrata in vigore della delibera stessa.
Da qui la conclusione: la struttura amministrativa regionale “è allo stato inderogabilmente tenuta alla realizzazione del 100% della sorta capitale”, e non può concedere stralci del 25% del debito, come previsto invece nel piano EVI, se non a fronte di un atto formale della Giunta regionale che modifichi l’indirizzo politico-amministrativo.

Nella ricostruzione regionale viene anche quantificata la posta in gioco. Il debito originario di EVI verso la Regione Campania ammonterebbe a 8.757.697,29 euro. Secondo il piano industriale 2024-2040 presentato dalla società, l’importo sostenibile sarebbe invece pari a 4.646.000 euro, da rimborsare in 15 rate annuali al tasso del 2,5 per cento, con il ricorso, in caso di mancato accordo con almeno il 60% dei creditori, a una procedura concordataria cosiddetta “prefallimentare”.

Sempre secondo gli uffici regionali, il piano di risanamento EVI prevede un abbattimento complessivo del debito del 46%, frutto di un taglio del 25% fondato sulla legge regionale del 2012 e di un ulteriore 21% basato sull’art. 56 del Codice della crisi. Una combinazione che, per la Regione, non è compatibile con l’attuale quadro normativo.

“Alla luce del quadro normativo tratteggiato e delle considerazioni svolte dall’Avvocatura, la proposta formulata da codesta società non può trovare accoglimento”, si legge nella parte conclusiva del documento firmato dal direttore generale Rosario Manzi e dal dirigente Antonio Carotenuto.
Sul tavolo resta così una partita complessa, che intreccia diritto fallimentare, normativa regionale sui crediti pubblici, equilibri finanziari e, soprattutto, l’interesse generale alla continuità del servizio idrico sull’isola.
Negli ambienti vicini alla vicenda si sottolinea come la richiesta di rinvio al giudice rappresenti, di fatto, un riconoscimento implicito della delicatezza del quadro. Un passaggio interlocutorio che evita uno scontro immediato in aula, ma che rinvia a scelte politiche non più differibili.

La società EVI, dal canto suo, nelle settimane precedenti aveva già fatto sapere di considerare il piano di risanamento uno strumento indispensabile per garantire la stabilità aziendale e il pagamento, seppur parziale e dilazionato, dei debiti maturati. Ora la palla passa, ancora una volta, alla Regione. E al livello politico.

Con il tempo che scorre e un’udienza che, salvo sorprese, verrà rinviata, sull’isola d’Ischia resta sospesa una domanda tutt’altro che teorica: chi e come garantirà, domani, la gestione di un servizio che non può permettersi né interruzioni né avventure giudiziarie.

  • Articolo realizzato dalla Redazione Web de Il Dispari Quotidiano. La redazione si occupa dell'analisi e della pubblicazione fedele degli atti e dei documenti ufficiali, garantendo un'informazione precisa, imparziale e trasparente. Ogni contenuto viene riportato senza interpretazioni o valutazioni personali, nel rispetto dell’integrità delle fonti e della veridicità dei fatti.

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1 COMMENT

  1. Salve
    Approfitto dell’articolo in calce per fare a voi la stessa domanda che ho posto al quotidiano concorrente dal quale però a tutt’ora non ho ricevuto risposta.
    Quando saranno pubblicate le graduatorie del concorso evi indetto nel febbraio del 2025 e concluso ormai già a novembre scorso?
    Grazie

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