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Emessa la sentenza: la sezione distaccata di Ischia deve essere chiusa

La politica ischitana, tra cui il senatore e l’europarlamentare, resta in silenzio e indifferente ad un pericolo che ormai con il passare dei giorni diventa certezza. Sono stati interpellati amici di Ischia che nel passato si sono mossi per evitare la soppressione, ma con risultati per nulla incoraggianti. Qualcuno ha detto senza tanti giri di parole: «Non posso fare più nulla, è stato già deciso che il 31 dicembre è l’ultimo giorno per l’ufficio giudiziario isolano». Amen

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Paolo Mosè | Si preannuncia in anno nero, se non nerissimo, per la sezione distaccata di Ischia. Tutti i segnali che arrivano dalla capitale sono negativi. Ci vorrebbe forse uno spruzzo di Covid per ricondurli alla positività? Speriamo che il tempo si aggiusti, che gli ostacoli che si sono frapposti in questi ultimi due anni possano essere eliminati. C’è, infatti, una sorta di “alleanza” tra un certo mondo politico, la magistratura ad alti livelli e soprattutto chi conta e chi decide al Ministero della Giustizia di via Arenula. Ischia per loro è una località negativa per i troppi sussulti che si sono manifestati negli ultimi anni, con costanti provvedimenti dell’autorità giudiziaria che si sono interessati al lavoro non certamente genuino di alcuni magistrati che hanno operato, le continue contrapposizioni che secondo loro si sono appalesate nell’avvocatura.

Il tutto condito con relazioni negativissime dal presidente del tribunale di Napoli Elisabetta Garzo e dal presidente della Corte di Appello Giuseppe De Carolis di Prossedi, che ritengono che sia più giusto trasferire il tutto presso la sede centrale al centro direzionale. Anzi, in una riunione con l’allora ministro Bonafede il presidente della Corte di Appello propose di chiudere la sezione di Ischia per realizzare una sezione operante per le cause ischitane, ma al centro direzionale.

Sollecitazione respinta all’unisono da tutti coloro che erano presenti e dallo stesso guardasigilli, il quale si è dimostrato (pur avendo ricevuto critiche a iosa per il suo appiattimento ai magistrati e per aver partorito leggi che non possono ritenersi garantiste per l’imputato) molto più lungimirante dell’attuale responsabile del dicastero. Propose la possibilità che il governo preparasse un disegno di legge per stabilizzare non solo la sezione distaccata di Ischia, ma anche delle altre due isole, Elba e Lipari. Con somma soddisfazione soprattutto del presidente dell’Assoforense isolana, Gianpaolo Buono. E lasciando molto perplessi gli alti magistrati presenti e qualche alto dirigente del Ministero (ovviamente anche quest’ultimo un magistrato in quel momento fuori ruolo).

NO ANCHE ALLA PROROGA

Una soluzione che poteva andare verso la direzione auspicata. Ma oggi le carte sono totalmente cambiate. Di fronte ad una emergenza sanitaria, ad una crisi profonda della stessa magistratura, si va nella direzione opposta, che per noi è facilmente definibile errata. Niente stabilizzazione, ma neanche la possibilità di poter strappare una ennesima proroga triennale. Nulla da fare. Intanto questo è l’ultimo anno di attività giudiziaria sull’isola d’Ischia. Il 31 dicembre 2022 non è una data da venire, ma è qualcosa dietro l’angolo, ovverosia tra undici mesi. Un tempo non lungo, ma estremamente breve. Bisogna convincere molte componenti che hanno potere nella gestione delle strutture giudiziarie presenti sul territorio nazionale. Un irrigidimento molto compatto che si è rafforzato nel momento in cui si era avuta la possibilità che alcuni uffici giudiziari soppressi nella regione Abruzzo potessero essere riaperti e gli emendamenti appositi già belli e pronti da infilare nel decreto “mille proroghe”. Soluzione che è stata stoppata sul nascere dal presidente del Senato Casellati. Non ritenendo quel provvedimento confacente alla legge in discussione. Se fosse passata questa iniziativa parlamentare sottoscritta da numerosi senatori e deputati, Ischia sarebbe stata certamente blindata. Non vi erano più le condizioni per chiudere un ufficio giudiziario in una realtà complessa e non facilmente raggiungibile nei mesi invernali. Tant’è vero che prima delle festività natalizie diverse udienze sono saltate per l’impossibilità di collegamenti. Figuriamoci trasferire un numero consistente di avvocati, testimoni, imputati e consulenti per quattro volte a settimana per raggiungere i nuovi uffici in terraferma. Una vera e propria impresa. Ma di questo e delle difficoltà, che diventerebbero un vero e proprio problema, ai molti signori del palazzo del governo e del ministero importa poco o nulla. Altri sono i grattacapi da affrontare.

L’APPELLO DI GIANPAOLO BUONO

Esiste sostanzialmente il pericolo che dopo il 31 dicembre tutto passi alla città, a quel centro direzionale non sempre facilmente raggiungibile. Ischia comunque da sempre ha avuto la fortuna di annoverare degli amici che contano nella capitale e che si sono attivati per trovare delle soluzioni. Come negli anni passati hanno avuto un ruolo decisivo per ottenere le proroghe concesse. Questa volta uno di questi grandi amici dell’isola è stato nuovamente contattato da un politico locale per sollecitarlo affinché non venga sigillato il palazzo di via Michele Mazzella. Per le sue entrature e per il ruolo politico tenuto in questi anni. Questo uomo potente, interpellato, ha risposto in modo da lasciare incredulo l’interlocutore: «Non posso fare nulla, è stato già tutto deciso. Ischia secondo i vertici del Ministero ed alcuni responsabili della giustizia hanno detto no a qualsiasi diversa soluzione». E’ sembrata una sentenza di condanna senza appello. Eppure l’avv. Gianpaolo Buono ha lanciato un segnale molto chiaro, inequivocabile: «Bisogna capire che una località turistica si valuta anche per i servizi che offre e se viene a mancare la sezione distaccata, significa che il prossimo passo interesserà altri settori vitali della nostra società: sanità, trasporti e perché no la stessa scuola».

DE SIANO INDIFFERENTE

A voler lanciare un messaggio chiaro e forte alle comunità politiche che sono presenti nei sei comuni isolani. In particolare a coloro che hanno incarichi elettivi di un certo livello e prestigio. L’esempio? Al Ministero della Giustizia vi è il sottosegretario Paolo Sisto, che è stato scelto a rappresentare Forza Italia in un dicastero chiave e peraltro è un avvocato penalista di un certo livello, tanto da dedicarsi ad alcuni processi dell’ex presidente del Consiglio Silvio Berlusconi. Questo signore sottosegretario è uno di quelli che ritengono che non vi sono più le condizioni per mantenere degli uffici giudiziari periferici, che tutto debba essere concentrato presso le sedi centrali. E quindi? Nella sostanza nell’incontro che hanno avuto con il sottosegretario Sisto alcuni esponenti politici regionali della Campania e gli stessi avvocati, il governo non ha alcuna intenzione di concedere un’ulteriore proroga ed è lui che detiene la delega per la gestione degli uffici giudiziari sul territorio nazionale. Ed è un politico di Forza Italia. Lo stesso del senatore di Lacco Ameno, Domenico De Siano, il quale non può essere definito un gregario, ma un personaggio di livello nel suo partito. Essendo di fatto segretario regionale di Forza Italia ed ha interlocuzioni con i massimi vertici nazionali ed un rapporto duraturo finanche con Silvio Berlusconi. A quanto ci risulta, la presa di posizione del sottosegretario Sisto è stata posta all’attenzione del senatore di Lacco Ameno, che non avrebbe fatto una piega. Chi ha parlato con lui sperava in un interessamento, una presa di posizione in difesa degli interessi degli isolani, di cui lui è una delle massime espressioni, per aver accumulato negli anni rappresentanza imprenditoriale con numerose strutture alberghiere e soprattutto supermercati sparsi ovunque. Cosa gli costerebbe alzare il telefono e chiedere conto, in qualità di segretario regionale, della presa di posizione di un collega dello stesso partito? E perché no telefonare direttamente a Silvio per un suo interessamento. Molto probabilmente non staremmo qui a preoccuparci delle sorti della sezione distaccata della giustizia di Ischia.

SI SPERA NELLA SENATRICE PD VALENTE

Per non parlare dell’europarlamentare del Partito Democratico Giosi Ferrandino, il quale risulta ormai raggiungere l’isola d’Ischia solo in rarissime occasioni, rimanendo stabilmente acquattato tra Bruxelles e Strasburgo, dove la vita è meno noiosa e senza doversi sentire le solite prediche che provengono dai suoi concittadini. Tanto da passare anche il Natale all’estero. Anche a lui è stata rivolta la “preghiera” di salvare il palazzo di giustizia. Facendo pressioni sugli esponenti del suo partito che ricoprono incarichi di governo e perché no al responsabile della giustizia della Pd, che è una sorta di ministro ombra. Promesse, ma senza costrutto, si è rimasti così come si era un tempo.

Per smuovere le acque si è dovuto chiedere un contatto con la senatrice del Pd Valeria Valente, membro della Commissione Giustizia del Senato e fino a qualche mese fa segretario. Una donna attiva, lontana dagli interessi dell’isola, ma sempre disponibile a qualsiasi confronto. Ebbene, questa senatrice della Repubblica si è messa a disposizione dell’avvocatura ischitana e soprattutto del presidente dell’Assoforense allacciando contatti continui e promettendo che farà proprio un emendamento per consentire quantomeno che il Parlamento approvi una nuova proroga triennale.

E I SINDACI ISOLANI?

Come si vede, per avere un po’ di interlocuzione bisogna mettere da parte coloro che compaiono all’orizzonte solo quando hanno necessità di ottenere un po’ di consensi elettorali. E l’atteggiamento più grave è da parte di chi è figlio di questa terra. Mostrando un menefreghismo e una scarsa attenzione alle varie problematiche che sono palesi e che creano gravissimi disagi ai cittadini. Non solo per quanto riguarda il servizio giustizia, ma per quanto accade nella sanità, nell’ambito dei trasporti per avere collegamenti stabili con la terraferma e per il funzionamento su gomma per collegare i vari comuni. Per non parlare dei gravi disagi che si accumulano nella scuola, dove un gran numero di professori vengono dalla terraferma e hanno tutta la voglia e la volontà di tornarsene nel più breve tempo possibile nei luoghi di residenza. Lasciando le cattedre vuote e senza la possibilità per gli studenti di avere un professore stabile. Ma questi ed altri problemi sono accantonati e non vengono affrontati.

Un’altra possibile mano che Ischia si attende di ricevere è da parte dell’attuale sindaco di Napoli Manfredi e del fratello, eletto in Consiglio regionale. Entrambi sono due esponenti di rilievo del Partito Democratico che hanno sempre dimostrato di essere delle persone serie e di mantenere fede alla parola data. Un loro interessamento significa “imporre” a chi governa questa forza politica di guardare con occhio diverso l’istanza che giunge dall’isola più importante della Campania. Dall’altra vi è una composizione di sindaci che appare scomposita, che non rema nella stessa direzione, ognuno va per una strada diversa. Forse gli interessi sono diversi e a qualcuno fa piacere che la giustizia venga trasferita altrove. Gianpaolo Buono proprio nelle ultime ore si è convinto che bisogna richiamare i primi cittadini al proprio dovere: alla salvaguardia degli interessi delle rispettive comunità, senza colore politico né alcuna distinzione che possa creare attriti. Con un’azione congiunta e che arrivi alle segreterie dei partiti che sono maggioranza di governo e ai singoli parlamentari con i quali hanno rapporti molto stretti. Per fare fronte comune per vincere l’ennesima battaglia. Lo faranno? Si spera di sì. Se poi qualcuno si defila o fa finta di sostenere l’azione dell’Associazione Forense dell’Isola d’Ischia, se ne assumerà le responsabilità, perché dimostrerebbe con questo atteggiamento che nulla farebbe nel caso in cui venisse ridimensionata la sanità o altro settore di vitale importanza per la vita di ogni singolo cittadino.

1 commento

  1. Ma ancora ci sperate in quei due??? Specialmente il senatore… neanche il terremoto lo ha interessato, sono arrivati tutti i personaggi italiani, l’unico invisibile era proprio lui. Già quando era assessore ai trasporti – cento anni fa, lo ammetto – non fece nulla e i risultati ancora oggi si vedono. Ci sarebbero tantissime cose da fare e per lui farsi vedere e apprezzare e… niente. Come per Ferrandino che dell’isola forse si ricorderà alla prossima tornata elettorale ma mai prima.
    Sui sindaci meglio non pronunciarsi, o ci sono o no è lo stesso. Stanno chiusi nelle loro “bolle personali” e la rimangono. Perchè siamo noi che glielo permettiamo, inutile lamentarsi.

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