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Eccellenza. Accurso: «All’Ischia ho dato tanto. Basta una chiamata…»

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Dopo sedici stagioni sportive, di cui dieci con addosso la casacca gialloblù, le strade di Pasqualino Accurso e dell’Ischia rischiano seriamente di dividersi in maniera definitiva. Sedicesimo nella graduatoria assoluta delle presenze (ben 243 le volte in cui il difensore ha giocato una gara ufficiale nell’Ischia), l’esperto difensore – trentaquattro anni compiuti nel maggio scorso – è in attesa di una chiamata della società che finora non è ancora arrivata. A distanza di circa due settimane dall’inizio della preparazione (che dovrebbe avvenire il 2 agosto), sono tanti i punti interrogativi in casa gialloblù. Come riportato ieri, è assai probabile che la prossima settimana saranno svelate gran parte delle strategie che faranno seguito agli annunci dei rinnovi di Castagna e Florio, due calciatori tra i più rappresentativi della rosa.

In questi giorni i tifosi si interrogano circa il futuro di alcuni veterani che nelle ultime stagioni hanno contribuito a scrivere pagine indelebili della storia recente dell’Ischia: dal ritorno in D dopo otto anni di Eccellenza, dal play-off in D al primo colpo, alla clamorosa salvezza conquistata a Bacoli, fino al ritorno nel massimo campionato regionale, con questa ultima, breve annata che avrebbe potuto riservare un ulteriore salto di categoria, con relativo ingresso di diritto di “Billone” Monti ed i suoi nella leggenda del calcio isolano. «Invece è una ferita che secondo me non si rimarginerà mai – spiega Pasqualino Accurso –. E’ come vincere il Superenalotto e perdere il biglietto… Non siamo riusciti a sfruttare un’occasione davvero importante. Il rammarico non si può quantificare».

In terraferma tante le società che faticano a riorganizzarsi ma c’è anche chi ha le idee chiare per il futuro. «Per come stanno organizzando le altre squadre, sarà difficile battersi per la vittoria finale – spiega Accurso –. La dirigenza del Pianura si sta trasferendo in blocco a Pozzuoli, a Torre Annunziata ripartiranno con chiare ambizioni. Molto dipende anche da come saranno composti i gironi, ma sarà comunque difficile competere».

Uomo spogliatoio per eccellenza, duttile, preciso e determinato in campo, Accurso è da giorni alla finestra. Col cellulare tra le mani. «Mi hanno inviato un ritaglio dell’articolo che è uscito stamattina (ieri per chi legge, ndr). In tutta onestà non so nulla perché non sono stato chiamato da nessun dirigente. A me basta la chiarezza. Se non sono più funzionale alla causa, basta telefonarmi e comunicarmi le intenzioni della società – sottolinea il difensore isolano d’adozione –. Non so proprio cosa dire, è la verità. Non ho mai creato problemi, ho sempre dimostrato l’attaccamento verso questa maglia. Ogni allenatore, per carità, fa le sue scelte. Ad esempio con mister Monti ho sempre avuto un ottimo rapporto. Ho accettato di andare in tribuna nelle ultime due partite, l’ultima delle quali ero al fianco della panchina per sostenere i compagno. Non ho giocato per scelte tecniche e non perché non stavo bene fisicamente. Anzi, mai stato meglio. Ho accettato qualsiasi decisione sempre per il bene dell’Ischia. Adesso spero che qualcuno mi chiami per sapere se sono dentro o fuori. Devo sapere cosa fare. A me farebbe piacere rimanere a Ischia ma capisco anche determinate dinamiche. Ho saputo che al momento non tutti hanno trovato un accordo».

Quale l’eventuale destinazione? «Non ci sto pensando proprio, se mi chiamano mi divertirò per un altro campionato. Ripeto, non ho avuto ancora occasione di sentire la società, sono impegnato con il lavoro, ma il telefonino è sempre acceso».

Accurso ricorda il momento, anzi le persone che lo richiamarono in gialloblù: «Dovrò sempre ringraziare mister Ciro Bilardi, Maurizio Pinto e Massimo Buonocore che caldeggiarono il mio ritorno a Ischia dopo la parentesi a Barano».

L’altro ieri Gerardo Rubino ha postato un suo pensiero su Facebook. Come lo ha interpretato Accurso? «Da quello che ho letto, sembra una dichiarazione di addio. Tutto ruota attorno all’intervento per la soluzione definitiva del problema. Sappiamo tutti quanto Gerardo abbia sofferto», chiosa il difensore. Sofferenze fisiche da una parte, dall’altra il dispiacere di non poter proseguire con la maglia per cui ci si è battuti per dieci stagioni, per duecentoquarantatré partite. Una vita. Una vita in gialloblù.

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