Droga, scoperchiata un’organizzazione criminale a Ischia, 40 avvisi di garanzia

I carabinieri di Ischia stanno notificando la chiusura delle indagini preliminari. Le accuse vanno dall’associazione per delinquere per tre gruppi strutturati autonomamente a numerosi episodi di spaccio. Ogni gruppo si era specializzato nella vendita di eroina, cocaina, hashish e marijuana. Molti sono i nomi degli isolani coinvolti e sottoposti in questi due anni e mezzo ad intercettazioni e pedinamenti

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Paolo Mosè | Un lavoro immane per notificare 40 avvisi di chiusura delle indagini preliminari. E tutto deve avvenire in pochi giorni. E’ quanto è stato richiesto dal pubblico ministero della Sezione distrettuale antimafia della procura della Repubblica di Napoli. Nei confronti della stragrande maggioranza degli indagati per i quali è contestato il reato di associazione per delinquere finalizzata al traffico, detenzione e cessione di sostanze stupefacenti.

E comprendono come al solito diversi personaggi isolani che già nel passato si sono contraddistinti per un’attività molto florida di trasporto dalla terraferma di droghe e che hanno avuto accordi granitici con esponenti della malavita napoletana. Ad indagare negli ultimi due anni e mezzo i carabinieri della Compagnia di Ischia con il Nucleo operativo a svolgere le opportune attività di ascolto delle utenze telefoniche e non solo. In particolare le necessarie verifiche sul territorio con pedinamenti e appostamenti per conoscere quali fossero i contatti con gli esponenti isolani che si scambiavano informazioni criptate per stabilire il luogo e l’ora degli incontri. Non è stata una indagine facile, avendo questi personaggi posto in essere tutta una serie di precauzioni per non farsi scoprire. Parlando soprattutto poco a telefono e tenendo a debita distanza i telefonini di ultima generazione affinché non venissero captate le conversazioni, che avvenivano in luoghi lontani e al riparo da occhi e orecchi indiscreti. Le indagini si sono avvalse anche di militari della terraferma, perché è stato scoperto un vero e proprio groviglio di interessi, di partecipanti e di soggetti specializzati solo nella compravendita di particolari sostanze stupefacenti.

GLI ISOLANI

Andando ad approfondire le diverse posizioni, gli investigatori della Benemerita hanno scoperto che di fatto erano tre le organizzazioni che operavano distintamente tra loro, ma solo per la specificità della droga maneggiata. Vi era un gruppo che commercializzava soltanto eroina, una seconda organizzazione si interessava di piazzare sul mercato cocaina e una terza votata esclusivamente al traghettamento e alla commercializzazione di hashish e marijuana. Ed era un’attività che si trascinava nel tempo e che aveva come al solito personaggi noti alla cronaca che con il tempo sono diventati dei veri e propri punti di riferimento di soggetti napoletani ovviamente collegati al mondo della criminalità organizzata. Un gruppo votato all’eroina, che aveva come espressione sull’isola d’Ischia Antonio Castagliuolo detto “il tartaro”. Un altro gruppo consistente ha sempre comunque fatto riferimento a Ruben Barbato per il commercio di hashish e marijuana. Per quanto attiene la cocaina, i carabinieri hanno scoperto che il vero promotore altri non era che tale Formigli, già coinvolto insieme al Barbato in un altro filone di indagine e per il quale c’è stata pronuncia con sentenza passata in giudicato della Suprema Corte di Cassazione. Avendo scelto il rito abbreviato dinanzi al gup. Secondo le verifiche che sono state eseguite, il Formigli di volta in volta sceglieva come punto di riferimento più congeniale il personaggio ischitano che avrebbe dovuto gestire la cocaina per rivenderla sul territorio. La cosiddetta droga per ricchi che dà maggiori guadagni ed attira di più le attenzioni della criminalità.

Un buon numero di indagati è di “nazionalità” napoletana, per i quali si contesta di aver gestito i quantitativi più grossi di droga. Un’indagine che consentiva di ritenere possibile una misura cautelare come è stata chiesta poi al gip. Un provvedimento cautelare che non si è cristallizzato avendo ritenuto il giudice che i fatti comunque sono risalenti a diversi anni fa e che parte di queste violazioni sono state già sottoposte alla valutazione dell’autorità giudiziaria. Un avviso di chiusura delle indagini preliminari molto voluminoso, avendo il magistrato inquirente descritto analiticamente le varie associazioni strutturate passando infine a contestare i singoli episodi, che sono ovviamente innumerevoli.

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