venerdì, Marzo 5, 2021

Draghi non ha nominato il successore del ministro Spadafora

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E mo come facciamo senza il ministro dello Sport?

Come si fa nel bel mezzo dei lavori per cercare di far ripartire il campionato di Eccellenza?

Chi lo garantirà il sostegno alle società per sanificazioni e tamponi?

E mo so proprio cavoli acidi sia per la Federcalcio che per la Lega Nazionale Dilettanti che si ritrovano senza un interlocutore con il quale proseguire il discorso interrottosi (non per le colpa sua) con Vincenzo Spadafora.

Che avremmo rischiato di rimpiangerlo, era poco ma sicuro.

Il neo premier Mario Draghi l’altra sera li ha sciorinati tutti i ministri ma, un po’ a sorpresa, non si riusciva a comprendere il motivo dell’assenza di quello dedicato allo Sport. Che, detto per inciso, è una istituzione piuttosto recente ma che quindici anni fa si rece necessaria per i cambiamenti in atto nel mondo dello sport, inteso come gestione sia a livello di base che dei vertici nazionali. Quando gli interessi economici hanno cominciato a prendere il sopravvento, il governo aveva bisogno di un apposito dicastero perché determinate situazioni non potevano essere gestite dal CONI.

Dunque tra i venticinque ministri nominati da Draghi, tra quelli con portafoglio e senza portafoglio, non vi è traccia del successore di Spadafora. Sarà la neo ministra delle Politiche Giovanili, Fabiana Dadone, a prendere le deleghe che erano del suo predecessore? E bisogna saperlo in fretta perché sia la FIGC che la LND hanno bisogno di riposte. Se i vari comitati regionali hanno stimato che i sostegni alle società variano, a seconda delle partite da giocare, tra i seimila e gli ottomila euro, a fare due conti non è poi così difficile: quattro milioni di euro potrebbero non bastare.

Il “toto ministro” scattato all’inizio della settimana si è rivelato totalmente sballato. I nomi del grillino Riccardo Fraccaro e di Gianni Petrucci (attuale presidente FIP ed ex del CONI. La delega allo sport dovrebbe andare in capo a uno dei componenti del governo. Ricadrà, come detto, sulla Dadone così come avvenuto per Spadafora, nell’ambito del Ministro per le Politiche giovanili? L’avvocato Dadone, 36 anni, è reduce dall’ultimo governo Conte ma era in carica alla Pubblica Amministrazione. Ma vi è di più. Si sussurra che la delega allo sport resti nella mani di Roberto Garofoli, sottosegretario alla Presidenza del Consiglio. Una figura tecnica, magistrato ordinario fino al 1999, impegnato in processi anche di mafia, e giudice amministrativo a far data dal 2000, Presidente di Sezione del Consiglio di Stato e co-direttore della Treccani Giuridica. Ha svolto l’incarico di Capo di Gabinetto del Ministero dell’Economia e delle Finanze con il Ministro Pier Carlo Padoan (Governi Renzi e Gentiloni) e con il Ministro Giovanni Tria (Governo Conte), dal febbraio 2014 al dicembre 2019 avendo ruoli tecnici nei governi Letta, Monti e Prodi. Nella vita privata si parla di una passione per il tennis ma più da spettatore di partite che da giocatore. Per il resto, come riportato da “Dagospia”, lo sport non è uno dei suoi pallini: non lo pratica mai e lo guarda poco (è uno juventino tiepido), anche se si sposta sempre a piedi.

GRANDE VALENZA – Come detto, il Ministero dello Sport ha avuto sempre una grande valenza nei precedenti esecutivi come organo di controllo del CONI ma non solo. Nel 2006, anno in cui l’Italia di Marcello Lippi vinse il mondiale in Germania nonostante lo scandalo legato a “Calciopoli”, c’era Giovanna Melandri a capo di questo importante ministero, nominata da Prodi. L’incarico della “ds” terminò nel 2008 e al suo posto venne nominato, come sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio con delega allo Sport, il farmacista Crimi voluto da Berlusconi. L’economista Piero Gnudi, incaricato dal premier Monti, durò due anni (2011-2013). Letta volle la campionessa olimpica Josefa Idem che durò pochi mesi, dall’aprile al giugno del 2013, in seguito ad un mini scandalo per presunte irregolarità nella gestione del suo patrimonio immobiliare, legate al pagamento dell’Imu e ad oneri previdenziali. Le deleghe della Idem furono trasferite all’esperto Graziano Del Rio e dal 2016 al 2018 al renziano Luca Lotti con Giancarlo Giorgetti come sottosegretario. Vincenzo Spadafora l’ultimo ministro dello Sport. Uscito di scena con la caduta del governo Conte ma congedatosi con una frase che da una parte testimonia la sua franchezza ma dall’altra ha destato non poco scalpore («Per molti anni avevo seguito le questioni relative ai diritti dell’infanzia e dei giovani, è sempre stato il centro del mio impegno. Non conoscevo invece il mondo dello sport, al quale mi sono avvicinato con curiosità, rispetto e attenzione»). In un anno e mezzo ha partorito la (contestata dal mondo del calcio dilettantistico) riforma dello sport. «Consegnerò al mio successore un lavoro di fatto completato e basterà solo ripresentarlo al Consiglio dei Ministri e apporvi la firma! Il prossimo Governo avrà anche il compito di approvare il Decreto Ristori cinque, che è già scritto e darà respiro a milioni di cittadini alle prese con difficoltà economiche a causa delle restrizioni dovuto al Coronavirus». Sarà stato anche “digiuno” di sport, ma forse in tanti lo staranno già rimpiangendo…

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