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Dopo sei anni assolto Massimo Buonomano. Non è lui il ladro alla biglietteria Caremar

Sentenza. Nella notte tra il 3 e il 4 gennaio 2016 dalla cassaforte sparirono oltre 62mila euro. I sospetti caddero subito sull’imputato che era stato in servizio quella sera ed era in possesso delle chiavi. Pochi elementi sufficienti per spedirlo a giudizio con l’accusa di appropriazione indebita. Ma il difensore di fiducia avv. Cristiano Rossetti ha smontato la tesi della Procura, evidenziando come le indagini non avessero fornito alcuna prova della colpevolezza del suo assistito. Che a causa di quell’episodio ha perso il lavoro

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E’ innocente! Dopo sei anni si conclude l’incubo di Massimo Buonomano, all’epoca dipendente della Caremar, accusato di essersi appropriato dell’incasso contenuto nella cassaforte della biglietteria: ben 62.374 euro. I fatti risalgono alla notte tra il 3 e il 4 gennaio del 2016. E questo spiega anche l’entità della somma volatilizzatasi, che comprendeva l’intero incasso del periodo di Capodanno. Il Buonomano si era sempre professato innocente, ma i sospetti erano ricaduti sulla sua persona in quanto nella serata del 3 gennaio era lui l’addetto alla biglietteria fino all’ora della chiusura. Eppure era stato proprio l’imputato a scoprire l’ammanco prendendo servizio sempre nel corso della nottata, dopo aver svolto il precedente turno serale. E sempre lui aveva allertato la Polizia.

A indurre gli investigatori a concentrare le indagini sul Buonomano, la circostanza che fosse proprio lui in possesso delle chiavi della cassaforte e che si sarebbe trovato da solo nella biglietteria. Inoltre sulla cassaforte non erano stati rilevati segni di effrazione, a conferma della tesi che fosse stata aperta utilizzando le apposite chiavi in dotazione agli addetti. Elementi che il pubblico ministero Ernesto Sassano aveva ritenuto sufficienti per emettere il decreto di citazione a giudizio con l’accusa di appropriazione indebita aggravata: «Perché, per procurarsi un ingiusto profitto, in qualità di addetto alla biglietteria Caremar di Ischia Porto, durante le ore di chiusura della stessa, si appropriava della somma di euro 62.374,98, sottraendola dalla cassaforte ivi ubicata, utilizzando le chiavi a sua disposizione per motivi lavorativi. Con l’aggravante: di aver approfittato di circostanze di tempo e luogo tali da ostacolare la difesa; di aver cagionato un danno di rilevante gravità; di aver approfittato del rapporto di impiego».

Evidentemente la sottrazione era stata commessa da qualcun altro. E oggi, dopo un lungo processo e anni di angoscia per l’ex dipendente della Caremar, il giudice Rocco della Sezione distaccata di Ischia ha emesso la sentenza di assoluzione per non aver commesso il fatto. Grazie al puntiglioso lavoro svolto dal suo difensore di fiducia, l’avv. Cristiano Rossetti, per smontare l’accusa. Che era costata al Buonomano la perdita del lavoro.

Dopo la denuncia, gli agenti del commissariato di Ischia, all’epoca coordinati dal vicequestore Alberto Mannelli, avevano avviato le indagini. Acquisendo tra l’altro i filmati delle telecamere di videosorveglianza di un bar ubicato nelle vicinanze. Sempre in quella fase erano state sentite le persone presenti quella notte sulla banchina Agostino Lauro, il Buonomano e i suoi cinque colleghi addetti alla biglietteria, che non erano di turno nella notte tra il 3 e il 4 gennaio 2016. Nei giorni successivi l’imputato era stato convocato più volte in commissariato per porgli ulteriori domande, anche nella giornata dell’Epifania 2016. Professando sempre strenuamente la sua estraneità ai fatti.

Nella fase dibattimentale il giudice ha ascoltato le testimonianze del vicequestore Mannelli, degli agenti che eseguirono le indagini, del titolare della biglietteria che aveva sporto denuncia. Acquisite anche le dichiarazioni di altri testimoni, in particolare degli ormeggiatori presenti quella notte sulla banchina.

La Caremar si è ovviamente costituita parte civile e il suo difensore ha cercato in tutti i modi di difendere gli interessi della compagnia di navigazione, sostenendo a spada tratta la tesi della procura della Repubblica e dunque imputando senza ombra di dubbio la responsabilità al proprio ex dipendente.

Tutte tesi come detto abilmente smontate dall’avv. Cristiano Rossetti, che fin da subito ha posto l’accento sull’evidente carenza degli indizi a carico dell’imputato, spingendo affinché si arrivasse ad una sentenza di assoluzione.

Analizzando innanzitutto le deposizioni dei testimoni, dalle quali è emerso che i sospetti avanzati nei confronti del Buonomano erano tutt’altro che fondati. L’imputato infatti aveva lasciato la biglietteria la sera del 3 gennaio alle 20,45 al termine del suo turno di lavoro. Ed aveva fatto ritorno a casa, circostanza questa provata dal fatto che il suo telefono cellulare aveva agganciato le celle telefoniche del comune di Serrara Fontana. Quindi era ritornato al porto all’1.00 per un altro turno di servizio fino alle 2.30. E proprio rientrando nella biglietteria aveva scoperto il furto, chiedendo subito l’intervento della Polizia.

La difesa è poi passata all’esame dei filmati del sistema di videosorveglianza del vicino bar. Evidenziando che dalla visione delle immagini era chiaramente emerso che diverse persone erano entrate ed uscite dalla stazione marittima durante le ore in cui la biglietteria era chiusa. La qualità dei filmati impediva però di distinguerne i volti.

Soffermandosi sulle indagini condotte nell’immediatezza, l’avv. Rossetti ha ricordato come fosse stato accertato che, oltre al Buonomano, in servizio quella notte, anche gli altri cinque addetti alla biglietteria erano in possesso delle chiavi sia della biglietteria che della cassaforte. E uno di questi era stato anche visto uscire dal cancello della stazione marittima alla guida del suo motociclo quando la biglietteria era chiusa. La Polizia aveva provveduto a sentire i cinque dipendenti Caremar, chiedendo dove si trovassero quella notte, ma aveva concluso che potessero essere esclusi dalla lista dei sospetti. Compreso l’addetto che era stato visto proprio all’esterno della stazione marittima alle 23,45.

Tutta una serie di circostanze non sufficientemente chiarite dall’accusa. E il difensore nel corso della sua discussione è andato ben al di là dell’affermazione che non sia stata raggiunta la prova della responsabilità del suo assistito. Ribadendo che non vi era mai stato alcun indizio concreto a carico del Buonomano, tale da poter sostenere che questi fosse l’autore dell’appropriazione: «L’accusa mossa nei suoi confronti – ha sostenuto il penalista – fonda solo su un sospetto, che peraltro non ha trovato alcun riscontro nell’attività di indagine. E anche all’esito del dibattimento solo di un sospetto si può parlare. Anzi, di un sospetto pure illogico».

Richiamando l’attenzione del giudice sulla debolezza della tesi accusatoria: «In sostanza il Buonomano si ritrova accusato dell’appropriazione solo per aver scoperto l’ammanco e perché il furto è avvenuto nelle ore di chiusura della biglietteria tra il suo primo turno di lavoro ed il suo secondo turno». Troppo poco. Apparendo peraltro inverosimile che chi avesse voluto appropriarsi del contenuto della cassa fosse stato tanto ingenuo da porre in essere l’azione illecita proprio nello spacco tra i suoi due turni di lavoro, in modo tale da rimanere l’unico sospettato: «Più logico sarebbe stato portare con sé il denaro dopo il secondo turno di lavoro, in modo che l’ammanco sarebbe stato scoperto al mattino da un collega, che sarebbe entrato nella lista dei sospettati».

Tutti aspetti che per l’avv. Rossetti evidenziano «la superficialità dell’attività di indagine che sin dall’inizio, tralasciando ogni altra ipotesi investigativa, si è concentrata sul sospettato più ovvio, quello che aveva scoperto il furto».

Ma senza peraltro riuscire a fornire alcun fondato elemento indiziario a suo carico. E qui la difesa ha ricordato che le immagini acquisite hanno dimostrato che più persone avevano avuto accesso alla stazione marittima quella notte, nel lasso temporale in cui invece il Buonomano era nella sua abitazione. E che nel corso dell’attività di indagine gli investigatori si erano limitati a chiedere agli altri cinque addetti alla biglietteria in possesso delle chiavi come l’imputato, cosa avessero fatto in quelle ore. Senza però compiere alcuna attività di verifica delle dichiarazioni rese sui loro spostamenti. «In pratica si erano semplicemente fidati di ciò che gli addetti avevano riferito, senza appurare se i loro alibi fossero veri o meno», ha ribadito.

Stesso discorso per il dipendente che pure era stato visto proprio all’esterno della biglietteria nelle ore in cui si sarebbe verificata la sottrazione. Anche nei suoi confronti non era stato compiuto alcun accertamento. Gli era stato semplicemente chiesto dove si trovava nel corso della serata e della nottata e il motivo per il quale alle 23.45 stesse uscendo dal cancello della stazione marittima. Ma le spiegazioni fornite non erano state sottoposte ad alcuna verifica.

Il che ha indotto l’avv. Rossetti ad affermare che «è veramente assurdo che l’unico sospettato sia stato il Buonomano, l’unico che in realtà aveva un alibi verificato perché in quelle ore era a casa».

Portando all’attenzione del giudicante ulteriori elementi a sostegno della richiesta di assoluzione. Come la circostanza che, sebbene fosse l’unico sospettato, nessuna perquisizione era stata svolta nei suoi confronti per appurare se fosse in possesso dei 60mila euro.

Un altro aspetto tralasciato dall’accusa e pure determinante, è che dalle indagini è stato accertato che la stazione marittima era dotata anche di una porta sul retro, della quale però non si è appurato chi avesse le chiavi e che nemmeno era inquadrata da alcuna videocamera di sorveglianza. Di conseguenza chiunque, in particolar modo chi fosse stato in possesso delle chiavi, avrebbe avuto la possibilità di accedere alla stazione marittima e alla biglietteria senza essere visto.

E in conclusione l’avv. Rossetti ha ribadito la assoluta estraneità ai fatti del suo assistito: «Sulla base di questi elementi, dai quali non sono neanche ricavabili concreti indizi a carico dell’imputato non può che pronunciarsi sentenza di assoluzione nei confronti del Buonomano. Questi non solo in seguito ai fatti ha perso il lavoro, ma ha pagato lo scotto di essere per anni additato come l’autore di una vergognosa azione che, è stato definitivamente appurato, non ha mai commesso».

Il giudice Rocco ha pienamente sposato questa tesi assolvendo Buonomano per non aver commesso il fatto. Una liberazione, la fine di un lungo incubo che ha profondamente segnato la vita del lavoratore accusato di un grave reato in danno della compagnia di navigazione di cui era dipendente.

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