Donne, sigle ed azioni

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Unioni civili, coppie di fatto, adozioni gay, family day: negli ultimi tempi non si fa che parlare di questo. L’iter legislativo avviatosi per “creare”, nel vero senso della parola, una disciplina normativa certa al riguardo, per forza di cose deve essere portato a compimento. L’Italia, su queste, come su tante altre questioni è purtroppo ancora al passo rispetto all’Europa quanto rispetto ai più dei paesi civilizzati del mondo e la cosa sta assumendo connotati ridicoli. E’ come se si volesse a tutti i costi far finta di non vedere cosa ci accade intorno. Tuttavia, non è di Unioni Civili, di adozioni gay etc che intendo parlare, piuttosto di un qualcosa che vi è correlato, ma che ancora non assurge a motivo di discussione: l’adozione da parte di donne single o, più in generale, da parte di single in Italia.

Qualche settimana fa, scorrendo Vanity Fair, con curiosità mi sono imbattuta nell’intervista a Sandra Bullock, famosa attrice americana, cinquantunenne, la quale era felicissima di comunicare al mondo la gioia di essersi costruita finalmente una famiglia adottando due splendidi bambini nel giro di 5 anni. Una donna single eterosessuale che come tante altre in America e non solo, ha potuto di certo realizzare un suo desiderio, ma soprattutto donare amore oltre a tutto quanto di materialistico si possa pensare, per garantire a due bambini abbandonati, un futuro migliore di quello cui erano destinati restando in orfanotrofio. Sandra Bullock non è né la prima né l’ultima attrice americana single che adotta, ma la sua storia colpisce davvero il lettore, perché comune a quella di tantissime altre donne single che anche in Europa hanno percorso la stessa strada per la felicità senza trovare ostacoli normativi sostanziali. E’ bastato girare qualche pagina ed ecco la storia di una donna francese, di una donna olandese e di due italiane per scoprire come stiamo combinati male in Italia. Quattro storie a confronto, ma in realtà come se ne fossero solo due, ove il confronto è sempre lo stesso: l’Italia con il resto d’Europa e del Mondo. Siamo davvero al passo, siamo davvero ridicoli!                                                           

Ricapitoliamo: mentre in Italia per una donna single, o per un single in generale non è possibile adottare, altrove è più che possibile, anzi è “normale”. Lo stupore della donna francese ed olandese nel venire a conoscenza dei divieti italiani d’altro canto rende visibile la ridicolaggine che ci contraddistingue. La domanda è: perchè in Italia non si può fare? La risposta è: perché siamo ancorati a vecchi costrutti culturali che lo impediscono. Senza fare tanti giri di parole: In Italia abbiamo il terrore che la famiglia tradizionale in questo modo subisca dei gravissimi danni. E’ quasi come se volessimo incolpare qualcun altro dello sgretolamento della nostra famiglia. Se la famiglia tradizionale va in crisi, credo che i motivi siano da ricercarsi in quella stessa famiglia e non all’esterno.

Ma ritorniamo alla questione: In Italia la persona singola non può adottare un bambino.

Anche recentemente, la Corte di Cassazione, ha ribadito questa impossibilità di adozione seppur sollecitando, indirettamente, un intervento di apertura da parte del legislatore. Siamo nel 2015, ma ancora nulla di concreto. In Italia l’unico modo per aggirare gli ostacoli sarebbe quella dell’ “adozione cd. in casi particolari” cui è possibile ricorrere, come dice l’espressione, in casi determinati, indicati tassativamente dalla legge.

Chiaramente non si tratta di adozione a tutti gli effetti e vi spiego perché: vi possono ricorrere i parenti di un bambino orfano di entrambi i genitori, sempreché abbiano con il minore un rapporto affettivo e di relazione significativo; c’è poi il caso del bambino orfano di entrambi i genitori e portatore di handicap ed il caso del bambino che non può essere dato in affidamento preadottivo in quanto non viene dichiarato in stato di abbandono con la conseguenza che nei suoi riguardi non può farsi luogo all’ adozione legittimante (quella tradizionale, per intenderci, e più conosciuta).

Che differenza passa tra adozione piena e adozione in casi particolari ?

La differenza rispetto all’adozione piena è che nell’adozione in casi particolari, il bambino adottato non assume lo status di figlio legittimo dell’adottante, poiché non si recidono i legami di sangue con la famiglia d’origine. Ciò nonostante, dice il legislatore, il genitore adottivo assume i medesimi doveri e dunque questa forma di adozione realizza ugualmente l’interesse del minore che ha bisogno di essere sostenuto materialmente e affettivamente. Diciamo mezza pena!

Sta di fatto che sempre più single in Italia preferiscono a questo punto adottare bambini all’estero per poi richiederne l’ efficacia in Italia. Ma cosa succede in questo caso?

Il giudice italiano può acconsentire al riconoscimento della decisione di uno Stato estero che ha disposto l’adozione di un bambino straniero all’estero, tuttavia, se l’adottante è una persona singola, cioè non coniugata, l’adozione avrà efficacia come adozione in casi particolari. Siamo al punto di partenza!

Anche quando un’adozione si è perfezionata all’estero non può essere ratificata in Italia come adozione piena se la madre adottiva non è coniugata.

La persona singola in Italia può divenire genitore adottivo solo parzialmente ed in casi molto particolari.

L’ASSURDITA’ ITALIANA

 

Non vogliamo vedere, non vogliamo sapere e non vogliamo prendere atto che il mondo cambia e si evolve, mentre noi restiamo ancorati a false identità valoriali, falsi ruoli incidendo così negativamente nella crescita e nello sviluppo delle nuove generazioni. E’ una questione di buon senso e di pari opportunità, quelle di cui tanto parliamo senza fare un gesto per concretizzarle.

 

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