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Dissequestrate le macerie di Villa Maria, liberate Via Serrato

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Ida Trofa | Macerie, crolli e somme urgenze post sisma: a quattro anni dal terremoto ancora si discute su come fare e dove ammassare i “prodotti” del terremoto, ma un lumicino di speranza c’è! In queste ore il comune di Casamicciola Terme ha chiesto e ottenuto dalla Procura di Napoli il dissequestro delle macerie per dar seguito all’intervento di messa in sicurezza delle pubbliche strade ancora gravate dalle macerie. L’imperativo ora è fare presto per liberare via Serrato. Resta invece un’incognita la sorte di quelle che ancora ingombrano via Montecito.

Dopo quattro anni di attese, ritardi, progettazioni impossibili, opere titaniche, ovunque, tranne dove serviva, la Procura concede il via libera al dissequestro dei prodotti derivanti del disastroso crollo di Villa Maria. La Palazzina dove furono estratte vive almeno 6 persone e dove trovò la morte Marilena Romanini. Un dissequestro concesso come richiesto dal comune di Casamicciola Terme appena poche settimane fa con “riferimento al procedimento penale numero 543378 del 2017 al registro notizie di reato modello 44 sisma del Isola d’Ischia del 21 agosto 2017, edificio crollato in via Serrato”. Nel merito del quale si è chiesto altresì un incontro con il professor Francesco Marotta de Sciarpa e l’ingegner Mario Iannelli al fine di poter definire le attività tecniche esecutive da porre in essere.

Il summit in Procura
In merito alla questione via Serrato e alla istanza di dissequestro delle macerie inoltrata dal comune di Casamicciola Terme, la Procura della Repubblica con la dottoressa Iliana Esposito si è espressa ieri mattina dopo aver convocato le parti, compresi i proprietari (loro legali rappresentanti o periti) degli immobili crollati e limitrofi interessati anch’essi dai crolli stessi.
L’obbiettivo comune e primario è quello di liberare la strada. Per questo il tavolo tecnico tenutosi ha stabilito che “entro e non oltre il 13 luglio prossimo inizino le operazioni di messa in sicurezza e rimozione macerie”.

Urge, ora. prevedere nuove modalità di azione, lì dove non ha potuto il genio civile e la protezione civile. Via Serrato è inaccessibile per conformazione e tipologia e, soprattutto, è “cava” al disotto del suo pano di calpestio.
Il responsabile dell’ufficio tecnico Mimmo Baldino che pure aveva sollecitato la rimozione dei sigilli, aveva chiesto di poter cominciare dopo l’ estate. Ma la dr.ssa Esposito non ha accolto la sua richiesta rimarcando la ferma volontà dei magistrati di non accettare richieste di proroga da parte dell’ente attuatore dell’intervento. Lo ricordiamo un intervento che doveva essere seguito entro i 180 giorni fissato dal Piano di interventi urgenti varato nel corso dello Stato di Emergenza 2017. Siamo dunque ben oltre le scadenze e i termini previsti.
Le attività dovranno iniziare il 13 luglio con con la supervisione degli ingegneri della Procura e con la possibilità di poter assistere concessa ai privati cittadini con legittimo interesse con l’opportunità di poter accedere sui luoghi per verificare se e come possa essere possibile recuperare qualche effetto o bene personale.

La Procura, in prima battuta, aveva fissato come termine, addirittura, il 5 luglio, ma l’ing. Baldino che rilevava l’impossibilità materiale di provvedere, ha “trattato sui termini” riuscendo a strappare una sola settima in più rispetto al timing di intervento. Questi giorni dovranno servire agli uffici per la progettazione e per individuare il sito dove catalogare e stoccare le macerie. Una progettazione che, in realtà, già dovrebbe esistere così come i siti di stoccaggio che il comune ha già impiegato, ad esempio, per Casamennella.

Tra inchieste e somme urgenze
Se finalmente il Cratere potrà vedere l’attuazione (speriamo) di opere ormai improcrastinabili su via Serrato, per le macerie di Via Montecito, invece, ancora si attende. Tra inchieste sospese e interventi di “Somma Urgenza” mai realizzati in vigenza dello Stato di Emergenza, la situazione è ben lungi dal definirsi. Siamo ancora ai palleggi istituzionali.

Macerie che pesano sulle coscienze, bloccano la ricostruzione dei borghi e spingono all’abbandono e alla rassegnazione. La burocrazia che uccide, la politica e le istituzioni che latitano. In questo panorama desolante, quando mancano meno di sei mesi alla scadenza della Legge Genova che regolarmente la sciagurata ricostruzione di Ischia, il comune di Casamicciola Terme prova a smuovere le acque e liberare gli ultimi metri di zona rossa. Via D’Aloisio è stata riaperta a marzo scorso.

L’inchiesta infinita
L’inchiesta sulle conseguenze del terremoto di Ischia aperta nell’agosto 2017, inizialmente contro ignoti, a giugno 2021 non ha ancora dato esiti per le ipotesi di omicidio plurimo colposo – in relazione alla morte delle due donne vittime del sisma – e di crollo colposo. Fatta eccezione per il caso dell’Addolorata ove morì Lina Balestrieri e per le cui vicende è finito nel tritacarne il compianto Don Vincenzo Avallone. Nel mirino dell’inchiesta ci sono l’abusivismo edilizio e i lavori malfatti quali cause scatenati degli eventi e delle sue nefaste conseguenze. Tra i magistrati titolari dell’inchiesta Giuseppe Borrelli, Michele Caroppoli e Maria Teresa Orlando con i carabinieri del nucleo investigativo di Napoli ai quali sono stati delegati una serie di accertamenti.

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