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Diocesi di Ischia: “Ite, Missa est”

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Carmelo Amente | Ipso iure” è stata cancellata la Diocesi millenaria dell’Isola d’Ischia. Auto consolatoria la posizione dei curiali che affermano: “La Diocesi non è scomparsa ma è stata accorpata a Pozzuoli”. Pura semantica, ipso facto è scomparsa.

La domanda è: “Cosa spinge un non credente ad una critica che, se vogliamo, è tutta nterna all’Istituzione Ecclesiastica, per questo avvenimento di non poco conto e di notevole portata?”. IL SILENZIO assordante dei credenti, del clero, ma soprattutto delle istituzioni laiche. Decisioni di questa portata si possono prendere senza sondare il territorio?
Certo! Ma rimane inopportuna, perchè la CHIESA è il popolo dei fedeli, che si son visti privati del proprio pastore, dalla sera alla mattina, senza una spiegazione plausibile ma soprattutto convincente. Smarriti, non hanno levato un sussulto, un’indignazione: il nulla.
Sull’Isola d’Ischia opera un associazionismo cattolico rilevante: Caritas, Focolarini, Comunione e Liberazione, Opus Dei, Dame di S. Vincenzo, per non parlare dei numerosi Catecumenali, Arciconfraternite varie e chi più ne ha, più ne metta: mutismo assoluto. Il mondo laico politicamente assente e i sei sindaci indifferenti. Per onestà, bisogna sottolineare che l’unico a denunciare la soppressione (a mezzo labbro) fu l’ultra conservatore cattolico Antonio Lubrano, prova di quanto quest’Isola sia credente molto LIGHT.

Il nuovo Vescovo Pascarella, 73 anni, ha preso possesso tra osanna e gagliardetti. A 75 anni, come da Diritto Canonico, dovrà presentare lettera di ritiro e sottobanco sarà emanato il decreto di soppressione e il mondo dei credenti e degli “atei devoti” neppure se ne renderà conto. Dopo mille anni l’Isola d’Ischia non avrà mai più un Vescovo, una prestigiosa Istituzione cancellata che ridimensiona l’Isola in autorevolezza. Alla luce di tutto questo, non era il caso di inoltrare al Vaticano un formale disappunto con annessa raccolta di firme sottoscritta dai sindaci e perentorio: “Vogliamo un nostro pastore”? E’ vero, altresì, che l’Isola è un territorio difficile con un clero altrettanto problematico; tant’è che gli ultimi Vescovi (da Parodi a Lagnese) hanno sempre affermato che l’Isola d’Ischia aveva ed ha bisogno di un proprio Vescovo per le immani problematiche. Per far comprendere quanto sia inquinato l’ambiente, basta pensare alla mancata nomina a Vescovo di un isolano, dopo la visita di Giovanni Paolo II.

E’ consuetudine che quando un Papa visita una Diocesi (in qualsiasi parte del mondo) la premia nominando un prete locale Vescovo di un’altra Diocesi. La Commissione Pontificia diede mandato a Strofaldi di sondare per un candidato, convocò un’assise e apriti cielo: veti incrociati, lettere anonime al Vaticano, gli uni contro l’altro armati. Strofaldi (allora Vescovo d’Ischia) chiamò Roma e rinunciò a mediare, il Vaticano prese atto e congelò prima la nomina, per poi annullarla. L’isola perse il Vescovo e l’ultimo insignito fu D’Arco, Vescovo di Catellammare di Stabia, negli anni ‘50.

Fomentati da un certo clero, i fedeli di Ischia Felix hanno giocato sempre al tiro a segno sul vescovo di turno, sabotato poi da chi doveva difenderlo, se non altro per una promessa d’obbedienza.
Noi propugnatori di libera Chiesa e libero Stato prendiamo atto che il venir meno di un’Istituzione tanto autorevole ridimensiona l’Isola a comune frazione di Pozzuoli.
Conseguenzialmente, concludiamo: visto e considerato l’atteggiamento e il carente affetto che gli isolani hanno dimostrato agli ultimi Vescovi (da Parodi a Lagnese), non meritano un nuovo pastore.

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