Diari Ischitani. Rosa Iacono, coraggio di mamma

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Rosa Iacono, la mamma e la nonna di tutti i disabili dell’isola d’Ischia. Una figura che resta nell’immaginario della nostra storia, della storia recente, ma che ha sicuramente una storia sua… e allora per come è fatto il nostro format facciamo un po’ un salto indietro negli anni. L’infanzia, La Fontana di quel tempo, la difficoltà di spostamento, le scuole… come iniziata la storia di Rosa?

“Io sono nata il 10 dicembre del 1947. Dicembre già parla di inverno, faceva freddo, a fontana molte volte ci sta la nebbia. Mia mamma incominciò ad avere le doglie e dove lei abitava c’era una signora che aveva la casa difianco, ma doveva uscire all’esterno per andare in cucina e lei aveva impastato il pane e stava per infornarlo. Dato che mio padre non c’era e mio fratello aveva 2 anni, la signora entrava e usciva dalla casa di mia mamma. Mandò a chiamare la levatrice e, con un occhio al forno e un occhio a mia madre, nacqui io… sul tavolo della cucina.”

Come era Fontana dal 1950?

“Ricordo che ero una bambina molto vivace, non sono mai stata una bambina ferma. Voglio raccontare che si giocava in strada, non c’era la tv, si stava in casa con il lume e i bambini giocavano tutti in strada. Sotto Natale si giocava, ad esempio, con le nocciole, la fontanella… alla sera alla tombola, era una cosa molto bella e tutto questo non c’è più.

All’epoca, e ci tengo a dirlo perché è un messaggio che voglio mandare, mio padre andò via, mi lasciò che avevo 6 mesi ed è tornato la prima volta che avevo 7 anni. Nonostante mia mamma mi parlasse sempre di mio padre dicendomi che mi voleva bene e ci mandava i “pacchi” dall’America, ci mandava le caramelle, la carne in scatola, il caffè da abbrustolire, però mi è mancata la figura. Avevo il nonno che mi stava vicino, ma una bambina che cresce senza la figura del padre sembra che non ci siano conseguenze, ma ci sono.”

Dove era la scuola all’epoca?

“Era una unica stanza abbasc Casapan (una zona a valle di zona IV Novembre) lì c’era la mia classe e ricordo che quando mio padre arrivò, una signora mi fermò e mi disse che dovevo esserne contenta. Io pensai che non lo conoscevo, ma dovevo essere contenta del suo ritorno, mia madre mi parlava sempre di lui. Quando io arrivai a casa, eravamo in fitto alla casa di Gino Barbon, abbasc cappella, mio padre mi venne incontro con le braccia aperte. Io ho dei flash che rimangono impresse. Lui mi aveva portato una bambola alta come me, lui mi abbracciò ma in quel momento non sentii che era mio padre perché non lo avevo vissuto.

Ecco, mio padre era andato in Argentina come tante persone, come tante famiglie, come anche adesso che stanno avendo una grande crisi e ognuno si sposta per trovare lavoro. Poi piano piano abbiamo collegato il rapporto tra padre e figlia, rapporto che è cresciuto, lui è rimasto qui.

Io ci tenevo a dire che la famiglia non deve stare molto separata.”

La figura di tua mamma…

“Lei era una persona umile che cercava di portare avanti la famiglia, andava a lavorare nei campi con mio nonno.”

Andiamo avanti negli anni. Superata la fanciullezza, si arriva alla giovinezza…

“Noi abbiamo ereditato la casa della nonna e siamo venuti ad abitare a Noia. Mio fratello, che aveva fatto amicizia con alcuni a Panza, conobbe una ragazza e io uscivo con loro. Io feci amicizia con un gruppo di ragazze a Panza e andando al cinema un giorno conobbi mio marito. Lui cercò di conoscermi, ma io rispondevo in modo brusco. Dopo due anni in cui non ci eravamo più incontrati, un giorno sono andata al mare lui mi vide, a Cava Grado, lui mi fece la dichiarazione in pullman e, come si usava sempre, gli chiesi di fare sul serio e venire a parlare con i miei genitori. Lui era qui per due o tre giorni e dopo poco venne a parlare con i miei genitori e ci fidanzammo. Dopo 4 anni ci siamo sposati, avevamo entrambi 26 anni. Lui faceva servizio a Genova nella Finanza e da sposati mi sono spostata lì. Ma io ho cercato sempre di avvicinarmi per stare con i miei, e poi sono nati i figli. Leonardo è nato nel 1974 e, poi, nasce Maurizio.”

Maurizio è la scintilla che ha cambiato la tua vita…

“Leonardo era un bambino vivace e bello. Poi sono rimasta incinta di Maurizio e ho passato tutta la gravidanza a Genova. Avevo due ginecologi, uno in studio e uno in ospedale. La notte che mi sono sentita male sono andata in ospedale e non ho trovato il mio medico che mi seguiva. Arrivai l’ verso l’1 di notte e c’era un medico che forse sapeva e non sapeva fare il suo mestiere. Avevo le doglie e mi disse di controllare la successione delle doglie. Alle 7 arrivò il primario e mi fece portare in sala parto subito. Mio figlio è nato, ma ha subito una asfissia neonatale. Mi fanno uscire dall’ospedale dicendo che era tutto normale. Il bambino cresceva come un bambolotto, con gli occhi neri. Ma mi rendevo conto che non era un bambino normale, non teneva la testa dritta, non manteneva le cose in mano… e dissi al pediatra che secondo me il bambino non era normale. Siamo arrivati a 6/7 mesi in cui il bambino non si manteneva sulle gambe, non era come il fratellino.

Alla fine dopo tante insistenze mi chiese se aveva pianto quando è nato, io gli dissi che era nero. Lì capì che aveva avuto un problema e dovevo andare al Gaslini. Lì sono venuta a sapere che aveva subito danni molto gravi al cervello. Mi dissero che si sarebbe ripreso,ma vedevo che dopo 3 mesi di ricovero, in cui abbandonai tutta la famiglia, mio figlio non recuperava ma peggiorava. Tornai a casa e mi parlarono di un medico a Benevento che mi suggerì una terapia. Scendevo tutti i mesi e gli facevano un cocktail di medicine. Alla fine vedevo che mio figlio soffriva e basta. Erano gli anni 1976/1978.

Chiesi a mio marito di fare domanda di trasferimento per Ischia, ma la domanda non veniva accettata. Un giorno siamo venuti ad Ischia ed avevamo iniziato a fare la casa e l’orto, ma dissi a mio marito di passare per Roma e siamo andati alla sede generale per il trasferimento. Lì ci fecero aspettare mezza giornata e Maurizio non voleva stare.

Fummo ricevuti e il generale quando ci vide ci chiese cosa volevamo. Gli chiesi il trasferimento e lo avemmo, era il periodo di Natale. Cristofaro fu trasferito a Napoli. Ma serviva un trasferimento a Ischia per avere più aiuto con Maurizio. Andai allora una domenica al comanda di Napoli e parlai con il cappellano. Appena gli raccontai la storia lui chiamò il comandante e gli chiese di procedere al trasferimento sull’isola”

Come è nata l’associazione?

“Noi avevamo una sede, ma in questa postazione ospitavamo un collega di mio marito che però fece una cosa che mi fece dispiacere. Maurizio era un bambino particolare che non mi faceva dormire, e lui si lamentò con qualcuno e io lo venni a sapere. Questo aveva fatto domanda di trasferimento ma non gli veniva accettata. Mi partii con la mia vespa 50 che mi regalò mio marito quando eravamo fidanzati e andai al Continental, dove mi avevano detto che vi era un Generale. Lui mi ricevette e gli spiegai che avevo fatto una associazione ma che non potevo aprire la sede perché vi era in fitto un collega di mio marito siciliano che aveva però chiesto il trasferimento. Lui se ne andò e mi disse di vedere se poteva fare qualcosa. I giorni passavano, ma non avevo notizie. Ma mi dissi che avevo scritto al Papa, al Presidente della Repubblica e a Maradona, e mi hanno risposto. Decisi di scrivere una lettera e conclusi “ho scritto a tutti e tutti mi hanno risposto, si ricordi che anche i Generali devono morire e davanti a Dio contano solo le opere buone che si fanno. Se lei non può fare niente mi risponda.” Mandai la lettera e io penso che, quando arrivò la lettera avranno pensato chissà cosa. Mi mandò una risposta: “in assecondamento del suo desiderio, a tizio e caio l’abbiamo mandato dove lei voleva, in Sicilia a mezzora da casa” la risposta arrivò in tre giorni.”

Nel frattempo, per tanti anni, hai combattuto per i disabili con Maurizio.

“Maurizio è morto nel 2005, aveva 26 anni e 6 mesi. Io avendo la sede, misi la mia casa a disposizione di tutti. Nacque l’associazione famiglie portatori handicap, mi hanno trattato molto male. Io dovevo fare parte dell’associazione, ma un giorno mi chiamarono e mi dissero che volevano mettere persone libere e non me che avevo il problema. Queste persone erano Franco Raucci, Salvatore Prevenzano, Bruno Seberich, Giorgetta Conte… erano andati dal notaio senza chiamarmi e istituirono questa manifestazione.

Ci rimasi molto male. Chiesi quando si faceva la riunione e da quel giorno non li ho più mollati. Facevo di tutto. La prima volta, per Pasqua comprai 2600 uova per bollirle con la rova.

Il Venerdì Santo io stavo in chiesa, venne Raucci e Prevenzano, vennero a dirmi che loro avevano sopiti a casa e non potevano aiutarmi a stare fuori le chiese con le uova. C’era una signora svizzera che mi fece tanti cartelli in tedesco, inglese e italiano, che noi il sabato portammo in tutte le chiese dell’isola. L’unica persona che non mi abbandonò è stato Bruno Seberich. Le persone a Pasqua poterono dare un contributo per il centro per diversamente abili. Era la prima volta che se ne parlava all’aperto.

Da lì iniziò la battaglia perché a Ischia non c’era nulla per curare questi bambini. Io prendevo Maurizio e andavo all’AIAS a Napoli, Maurizio non camminava. Era un viaggio tra auto, aliscafo, pullman e arrivare a Marechiaro e fare 20 minuti di fisioterapia.

Ma non va sempre bene. Fare un tragitto del genere con un bambino delicato di salute era complicato con il maltempo. Dopo 15 giorni di terapia gli veniva la febbre e perdevo sempre quello che ero riuscita a conquistare con la terapia.

Inizia la lotta con tutte le autorità per parlare dei diritti dei diversamente abili.

Ricordo che c’era una manifestazione a Panza nel parcheggio, con Mario Merola. C’era l’ingegnere Gennaro Migliaccio e Umberto Maltese che faceva il comandante. Loro avevano capito che mi dovevano far parlare. Allora si faceva una manifestazione a Lacco Ameno e poi dovevo andare a Panza e parlare prima che arrivasse Mario Merola. A Panza il parcheggio era pieno di gente. Appena arrivai salii sul palco e Umberto Maltese con Gennaro Migliaccio fecero una presentazione che mi fece commuovere. In questa occasione parlai per un quarto d’ora, dissi tante cose. La gente mi ascoltava e mi faceva gli applausi. Scesi dal palco, arrivò Mario Merola che mi disse: “io vorrei che diresti due parole anche per me, che anche io aiuto chi ne ha bisogno e l’ho sempre fatto”. Poi sono state tante le manifestazioni tra pesche di beneficenza, i sorteggi… sempre per far parlare del problema.”

Le battaglie sono tante. Sei stata portavoce di grandi battaglie, come quella di Villa Mercede.

“Io dico che con tutte le raccolte che abbiamo fatto, abbiamo aiutato padre Arturo per i centro villa Fraticelli a Casamicciola. Ma non hanno rispettato i patti, eravamo rimasti che nell’ascensore dovevano mettere una targhetta, ma non l’hanno fatto.

Per il centro DHC non abbiamo dato soldi, ma abbiamo rotto il ghiaccio sensibilizzando le istituzioni e le associazioni. Quando si doveva aprire loro avevano problemi per avere le autorizzazioni, io andai presso le istituzioni e dissi: o si fa e rilasciate l’autorizzazione o prendiamo provvedimenti.

Villa Mercede è stata,invece, una cosa che è andata per le lunghe. Lì c’erano dei provvedimenti, dei sigilli, ma c’era una signora, Alfonsina Mattera, che aveva aggiustato la chiesa e ci teneva a fare un’opera per anziani. Avevano comprato porte, riscaldamenti…la struttura si doveva inaugurare, ma fu bloccato tutto. Io le dissi di voler appoggiare l’iniziativa e incominciai a scrivere. Ma questa cosa non si sbloccava. Capii che solo con le lettere non facevo nulla allora mi rivolsi alla RAI e chiesi un sopralluogo. La RAI fece una intervista, ma prima mi chiamarono a fare una intervista negli studi a Napoli e ricordo la prima volta ci andai con il direttore dell’ASL a Ischia, Giuseppe Brandi. Però lo stesso non succedeva niente. Poi mi chiamarono nuovamente e c’era l’assessore regionale alla Sanità. Chiesi perché l’ASL non la comprava per completarla. All’epoca c’era il dott. Cerato e dato che lui sapeva che stavo seguendo il tutto, mi chiamò e mi disse di farmi trovare alla Curia per la firma del contratto. Andai lì e vi era il Vescovo Pagano e loro firmarono il contratto.”

Chiudiamo la parentesi disabili, con una incompiuta.

“Io sono una persona semplice e ignorante, ho fatto fino la quinta elementare, ma all’epoca io capii che la cosa migliore per aiutare i diversamente abili era l’acqua. Andai al comune e dissi al sindaco Giovanni Buono e Telese di creare la struttura alle spalle del liceo. In quella struttura ho fatto un gruppo di persone, abbiamo chiamato una società di Napoli che faceva piscine per disabili che fece il progetto. La piscina, anzi vasca sollevata dal pavimento, la organizzammo all’ingresso perché in fondo vi era il locale dei motori della piscina che si trovava al lato superiore. In un secondo momento, poi, ebbi anche quello spazio e dovetti fare tutti i lavori, dalla camera d’aria al solaio. I lavori proseguirono con un gruppo di persone che avevano preso un impegno, mi davano 100mila lire al mese. Era tutto finito, ma all’ingresso non c’era una sala d’attesa, ma all’esterno lo spazio c’era. In sostanza ho fatto una spesa enorme per comprare tutto il materiale, ho fatto mettere anche il pavimento… poi il Comune doveva fare i lavori al piano di sopra e hanno modificato i bagni. Nel modificarli non misero il sigillante sotto le mattonelle affinchè non vi fossero infiltrazioni nelle docce. Ma bucarono anche i vari ambienti per far passare le tubazioni.

Io non potevo, quindi, terminare l’opera. Io devo vederla finita questa opera, sono andata a parlare tante volte con i sindaci che si sono susseguiti ma nulla.

Ho parlato da poco con Paolo Ferrandino, che è stato il tecnico che mi ha seguito i lavori, lui mi ha fatto il progetto. E non si è mai preso una lira, ma mi ha poi messo in un angolo. Tutto quello che è stato fatto è stato fatto dai beneficiari, ma il comune non mi ha dato nulla.

Un giorno sono stata chiamata da Brischetto che mi chiamò per una riunione al Re Ferdinando per una presentazione del progetto della piscina per diversamente abili.

C’era il sindaco che presentò tutto, e alla fine chiesi di intervenire. Io dissi: da ignorante vi dico che l’acqua calda che voi avete scoperto ora, io l’ho scoperta tanti anni fa quando feci fare il progetto per questa vasca terapeutica. Ma che voi avete fatto questo progetto e lo volete portare avanti, vi dico ben venga. Però vi posso dire che vi state comportando male perché non è possibile che una associazione realizza un’opera e, nonostante che non avete dato nulla,avete creato tanti problemi.

All’epoca vi erano le votazioni, passate quelle è passato tutto. Ogni tanto li chiamo e chiedo….

A volte arriva anche l’età, io vorrei fare ancora tante cose, ma il mio tempo è quello che è. E c’è anche un’altra cosa.”

A un certo punto, hai aggiunto una attività meritoria, la Croce Rosa.

“Le due realtà camminano a braccetto. In ambulanza ci va chi sta male. La Croce Rosa è nata così: vi era la famiglia Gaudioso a Fiaiano che andava due volte la settimana a Napoli per delle trasfusioni. Io avevo fatto amicizia con il presidente della Croce Rossa e lui mi diceva se avevo bisogno potevo chiamarlo. Da Napoli venivano a Ischia ed erano 350mila lire, nel 1997. Un costo molto alto. Questa famiglia poi al di fuori del compenso, cercava di disobbligarsi anche con altro. Ma alla fine la famiglia mi venne a trovare e mi chiese di creare un servizio di ambulanze a Ischia, perché c’è sempre stata la Croce Bianca, ma non un servizio come lo fa la Croce Rosa.

E così è nata la Croce Rosa. Abbiamo fatto lo Statuto e nel momento in cui abbiamo creato il tutto, i presenti proposero di dare il mio nome alla nascente realtà.

Contemporaneamente, questa associazione, senza ambulanza non poteva andare avanti. La trovammo a Cosenza e costava 30milioni. Chiamai Annamaria Lauro e le chiesi di supportarci ancora, come avevano sempre fatto. Dalla sera alla mattina mi chiamò e mi invitò a casa sua:mi aveva fatto un assegno di 25milioni. Il restante lo recuperammo con una colletta e comprammo l’ambulanza intitolata a Agostino Lauro, arrivò qui il 24 settembre 1997,giorno della Madonna della Mercede.”

Dopo la morte di Maurizio come si va avanti?

“Quando è morto mio figlio mi è arrivata la voce che mi sarei fermata. Non è vero mi sono impegnata di più per aiutare chiunque bussasse alla mia porta.

Racconto una cosa. Andai in Germania per fare una terapia a mio figlio, a ritorno io avevo le braccia che non si spiegavano più perché avevo tenuto mio figlio sempre in braccio. Allora dissi dalla rabbia che non si poteva andare avanti così. Scrissi una lettera al Ministro dei Trasporti, non mi rispose. Scrissi a Funari su Rete4 e mi mandarono a chiamare chiedendomi se ero disponibile ad un confronto con il ministro Costa. Vado in trasmissione e di fianco a me c’era Franco che conduceva RaiUno e il Ministro Guidi.

Arrivammo a Roma e mi chiamarono fuori. Mi chiesero la lettera che volevo leggere io e volevano leggerla loro.

Arriva il Ministro al centro dello studio e presentano anche me. Io presi la lettera e dissi tutto, che nei mezzi di trasporto non c’era nulla per i diversamente abili.

Funari allora mi disse che avevo detto di tutto al Ministro, e passò la parola al Ministro che disse che si sarebbe impegnato. Io non sono nessuno, ma arrivarono autobus e treni, l’assistenza per disabili durante i viaggi. Ora con la carta blu si fa il biglietto con l’assistenza sanitaria.”

Chiudiamo con un ricordo che tengo caro. Andasti sulla chiesa di San Pietro con Domenico Di Meglio…

“Ho sempre fatto una battaglia per questo. Le barriere architettoniche devono essere abbattute non solo per le banche e per gli uffici, ma un “cristiano” deve poter andare in chiesa come vuole. Abbiamo tagliato il muro che precede la strada, messo le pietre a terra come c’erano… fummo denunciati e facemmo una causa… fummo assolti perché il fatto non sussiste.

Dal 2017 ho inaugurato una ambulanza che arrivò, facemmo un progetto pagato da me al tecnico. Abbiamo una casa di riposo per anziani e una chiesa vicino, dove i diversamente abili non possono andare, tante volte siamo dovuti intervenire. Non è giusto. E’ stato fatto un progetto per creare un ascensore, uno scivolo e una pedana. Il progetto l’abbiamo mandato a tutti, ma non è stato realizzato.”

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