Diana Rotari, il Castello e l’incanto della musica dal vivo

0

Anna Coppa | Un viso dai lineamenti delicati, i capelli raccolti dei quali spiccava il colore ramato, il gioco dei suoi occhi chiari che si alternavano tra il leggere lo spartito ed eseguirlo con decisione. Lei, Diana Rotari, e il suo concerto al pianoforte eseguito lo  scorso sabato  presso la Casa Del Sole del Castello Aragonese. Complice della serata una cornice ammaliante di  una calda sera di fine estate: la luna, le lucine delle case che padroneggiavano il panorama circostante, le luci dei due faretti posizionati sul muretto accanto al pianoforte che puntavano verso il cielo e che, incrociandosi tra loro, creavano quasi una danza immaginaria che si adagiava  alle note. 

Un programma intenso, formato da quattro pezzi di calibro impegnativo: 1) Claude Debussy-L’Isle Joyeuse (1904). 2) I. Allegro – II. Adagio – III. Menuetto &Trio – IV. Allegro Franz Schubert – Sonata per pianoforte n. 19 in do minore D. 958 (1828). 3)Frederic Chopin – Notturno op. 48 n. 1 in do minore (1841)  4) MAurice Ravel – Jeux d’eau (1901).

La sua postura risoluta, il mai lasciarsi completamente andare, quasi a voler far carpire la volonta’ di tenersi un tantino distaccata emotivamente. Diana ha una   passione per il pianoforte, una passione che difende e che indubbiamente le ha richiesto dei sacrifici.

Ecco perchè ci siamo fatti raccontare da lei il suo percorso attraverso qualche domanda.

Diana, come e quando hai scoperto questa tua passione per il pianoforte?

“Ho scoperto questa passione da piccolina, grazie alla mia mamma. Lei è cantante di opera e mi portava con sè alle prove. Così un giorno mi sono seduta al pianoforte e ho iniziato a suonare qualche nota, così quasi per gioco.  All’età di cinque anni, mia mamma ha voluto che iniziassi a fare lezioni di pianoforte, e da lì è partito tutto. È diventata una vera e propria passione, oltre che a un lavoro.”

Chi è Diana Rotari?

“Diana ha quasi ventinove anni. Sono nata in Moldavia, mi sono trasferita in Romania all’eta’ di otto anni. Ho seguito l’ università di musica a Bucarest e poi mi sono trasferita a Firenze per fare il Master. Attualmente vivo a Zurigo, perchè dopo aver preso il Master mi sono spostata a Zurigo per lavorare come pianista e accompagnatrice presso una scuola internazionale.”

Parliamo del Castello Aragonese. Come ti sei ritrovata ad esibirti in concerto, qui, stasera?

“Questa è una storia divertente che vi racconto con il sorriso. Lo scorso anno sono venuta a Ischia in vacanza e ho visitato il Castello Aragonese. Era il mese di agosto. Rimasi affascinata dalla visita. Mentre ero al Terrazzo degli Ulivi, notai un pianoforte. Il ragazzo che lavoro alla manutenzione mi spiegò che era fermo li’ perchè qualche sera prima c’era stato un concerto. Espressi la mia meraviglia per il posto e raccontai che anche io ero una pianista e che amavo la mia passione per il pianoforte. Cosi’ lui mi presentò il proprietario del Castello, Giovanni Mattera. Con lui scambiai qualche battuta e gli dissi che mi sarebbe davvero piaciuto tanto un giorno suonare al pianoforte in un posto cosi’ magico come il Castello. Cosi’ ci scambiammo i contatti. Ci siamo sentiti e mi ha proposto di programmare una serata al piano. Felicissima e onorata  ho accettato, e stasera mi trovo qui, e quasi non mi sembra vero.”

Diana, il pianoforte è un vero e proprio mezzo di comunicazione. Attraverso di esso, il pianista svela una parte della propria anima che il più delle volte nemmeno lui conosce. Le tue emozioni quando suoni?

“Esatto. Ogni pianista ha la sua personalita’ , ma quello che viene fuori attraverso la musica composta da altri compositori è proprio l’anima, sia dell’interprete, sia del brano stesso. Penso che l’anima sia alla base di tutto.”

Un sogno nel cassetto che tieni li’ e che speri quanto prima di liberare per potergli dare vita?

“Si, ho un sogno nel cassetto. Come tutti i pianisti, sogno di suonare un concerto con orchestra.”

In tanti hanno partecipato alla serata del sette settembre al Castello Aragonese, isolani e turisti. Durante una breve pausa, riusciamo a scambiare una battuta con Francesco Di Meglio, maestro di arti marziali e fotografo, che lo scorso luglio ha esposto i suoi ritratti nel Carcere Borbonico del Castello.

“Proprio stamane è salito al Castello un mio amico musicista,  un musicoterapeuta.   È arrivato al Terrazzo degli Ulivi, si è seduto sul muretto, ha tirato fuori lo strumento e ha iniziato a suonare. E sai cosa mi ha detto?  Io suonavo , ma mi sentivo da un’altra parte, in un’altra dimensione. Mi sono sentito rapito dal posto, le dita andavano da sè. Ecco- continua Francesco- questo per dire che il Castello ha un effetto magico, che ti rapisce e rende tutto misterioso, più bello, quasi surreale. Sicuramente Diana con il suo concerto , stasera, ha fatto trapelare in parte la sua personalita’. Mi è piaciuta, si”.

Interessante l’intervento di Giovanni Mattera, patron di questa irresistibile e fascinosa location: “Cosi’ come e ‘ successo con Christian Salerno, anche se a lui sono arrivato grazie al virtuale, anche a Diana ho avuto piacere di offrire  la possibilita’ di esibirsi in concerto qui al Castello. Con lei , l’incontro è nato per caso, cosi’ come prima vi ha raccontato.  Con lei si chiude il cerchio degli eventi al pianoforte, unica figura femminile di questa stagione 2019. Il mio bilancio è positivo. Il Castello è riuscito a sposare ancora una volta ogni forma di arte, che sia il cinema, la fotografia, la musica , la pittura, in tutte le sue sfaccettature. E ci sono stati dei passi avanti se pensiamo che inizialmente ospitavamo solo mostre di pittura. La cosa che mi sono ripromesso è quella di allargare maggiormente  gli orizzonti riguardo gli eventi del calendario del prossimo anno, anche perchè quest’anno per problemi proprio di tempistiche,  non sn riuscito a realizzare proprio tutto il programma che avevo intenzione di proporre. Ospiteremo forme più estese, ma sempre con intelligenza e soprattutto tenendo fede al rispetto per il luogo. Perchè il Castello si presta a tutto, ma senza mai perdere di vista la conservazione e il rispetto del posto. Proprio perchè il Castello è tra i monumenti italiani statisticamente più tenuti bene,  noi daremo sempre il nostro massimo affinchè  resti tale. Perchè il mio, il nostro, è un impegno. Auspicando sempre al meglio per il futuro,  mi sento di ringraziare tutti quelli che hanno partecipato alle serate da me organizzate”.

Ci sono posti che sono un vero e proprio rifugio per l’anima. Il Castello Aragonese, perla della nostra splendida isola, indubbiamente lo è. E se un luogo può essere magia, la musica può esprimere davvero ciò che non si può dire e nemmeno si può tacere.

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui