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DESIDERIO MUSTAKI’. Francesco Mattera: «Mi corteggiano come se fossi una diciottenne, ma non ho ancora deciso con chi schierarmi»

La campagna elettorale di Serrara Fontana. Il popolare tifoso della Ferrari contesto dal gruppo di Rosario Caruso e dal quello di Cesare Mattera

Gaetano Di Meglio | Francesco Mattera, “Moustaki”, oggetto del desiderio di tutte e due le formazioni in campo, sia quella “uscente” di Rosario Caruso, sia quella “uscente” di Cesare Mattera…

Gli abbiamo chiesto: ti stanno corteggiando abbastanza?
«Abbastanza, questo significa che il sottoscritto nella frazione del comune, anche senza fare politica ha fatto sempre bene, stando con gli amici e aiutando chi ne ha bisogno. Oggi sono lusingato di questo corteggiamento, mi sembra di essere una ragazzina di 18 anni che tutti vogliono. Ma grazie alla mia età, e forse sarei secondo solo a Cesare come persona attiva, incomincio a pensarla in modo diverso, cerco di ponderare le decisioni. Io non ho ancora scelto con chi schierarmi. Indipendentemente dal fatto che sono compagini di amici e persone per bene, ho ancora perplessità nella scelta».

Facciamo un passo indietro. Come hai vissuto questa separazione?
«I miei rapporti personali con Cesare vanno oltre il livello politico, c’è un rapporto di famiglie e io già due anni fa gli avevo chiesto se stava iniziando a preparare la lista. Lui mi rispose “tu che vaj pensan”. Oggi si è dimostrato che avevo ragione io e torto Cesare. Ma nulla di più semplice, io consigliere uscente una volta verificate queste condizioni, stiamo parlando di prima della rottura e venuta del commissario, avrei invitato sia Cesare che Rosario Caruso in una stanza chiusa a chiave da me custodita. E io da arbitro gli avrei fatto menare tanti di quei “cazzotti virtuali” fino a farli uscire insieme. Molto probabilmente altri consiglieri non la vedevano così. O forse io la vedo in modo sbagliato… e dopo la rottura io ho detto ciò che ripeto spesso: un matrimonio, quando finisce, non è mai colpa di uno solo, ci sono delle percentuali che vanno addebitate a entrambi».

IL RUOLO DI TILDE TROFA

Proviamo a tratteggiare gli scenari. Un altro elemento emerso è il passaggio di Tilde che si è schierata con Irene e Caruso non avendo firmato, comunque, la sfiducia. E’ un segnale da interpretare in qualche modo…
«Non sono molto ferrato su cosa sia successo sul caso Tilde. Però, secondo me, è un doppio taglio per Fontana. Se è vero che Tilde è una persona cortese e gentile, squisita, è vero anche che opera in un territorio dove l’ultima volta alle elezioni ha messo in difficoltà molti elettori di Cesare per via dei gradi di parentela e viceversa. Oggi scendendo in campo al fianco di Irene, non saprei…».

Però la scorsa volta Tilde era candidato sindaco, ora invece candidato consigliere e gli elettori dovranno scrivere il suo nome sulla scheda…
«Esatto, e sono molto, ma molto curioso di vedere dose sia la sua grandezza politica, fermo restando la sua grandezza umana infinita».

Facciamo una valutazione dei 5 anni di Caruso.
«Ottimo, un buon sindaco che però, a detta degli amici che avevo all’interno, ha accentrato tutto su di lui dando pochissimo spazio a quelli che lo circondavano. L’unica cosa che io non perdono è questo assenteismo della minoranza che poi, all’improvviso, è uscita da un cappello magico per far cadere Rosario Caruso. Mi sono anche informato e i presupposti per non farlo cadere e i momenti per non farlo cadere si c’erano, ma non sono stati colti al volo dagli amici di Caruso. Sarà il popolo a giudicare se è stato un bene o un male».

Questa è una valutazione che facevo anche io. Alla fine hanno litigato, hanno fatto venire il Commissario Prefettizio, ma ci hanno risparmiato lo spettacolo del “salto della quaglia”.
«Io ho qualche anno in più e prima di fare una scelta voglio ponderare insieme ad un mio carissimo amico, che considero “compagno di terrazza”. Io dico che saltare da una parte all’altra è squallido. Abbiamo tanto tempo per pensarci».

LE RADICI DELLA CRISI

Se non ci fosse stato il Covid e avessimo votato in primavera, anzi forse in questi stessi giorni, secondo te si sarebbe rotta la maggioranza?
«Penso di no, perché ci sarebbe stata meno campagna elettorale, meno potere da gestire in campagna elettorale. Tutto questo si è rotto perché c’è tanto potere da gestire e farsi campagna elettorale. Ma ripeto, tutto questo è sempre stato voluto da un piccolo gruppetto di minoranza capitanato da qualche “volpe” della politica, ma non proprio politica, delle piccole problematiche del nostro comune, piccoli politici del nostro comune».

Non pensi vi sia stata una influenza foriana?
«No, lontanamente. C’è stata una influenza santangiolese».

Il problema nasce, nell’amministrazione Caruso, perché dopo 5 anni, al secondo mandato, vi è una guerra di successione. Cesare se l’aspettava di diritto, magari il percorso aveva fatto cambiare gli accordi di qualche anno prima… C’è questo alla base della crisi serrarese?
«Oltre a questo che ci sarà sicuramente alla base, io sono contrario anche ad un’altra cosa. Non è detto che noi, da 15 anni già e molto probabilmente anche per i prossimi 15 anni, dobbiamo essere succubi di questi due personaggi».

Faccio una domanda secca: la Ferrari?
«Sta rinascendo e spero che anche il comune riesca a rinascere».

Cosa è successo?
«Calcoli sbagliati dal grande Marchionne che diceva: non devono andare avanti solo le prime linee, ma anche le seconde linee, preferibilmente italiane. Le seconde linee hanno fallito e stiamo andando in questa direzione. Però ora sta rinascendo, come spero possa il comune di Serrara Fontana».

LA LEZIONE DI DOMENICO

In questa rinascita possibile, ora che hai incontrato tutti i protagonisti, secondo te chi ha più chance?
«Siccome viviamo in un piccolo territorio, il nostro comune come elettori non supera i 2200, dipende dalla composizione delle due liste e dove vi sono più capifamiglia con famiglie numerose, gruppi di amici e via dicendo; o anche qualcuno che potrebbe emergere e che sta facendo politica come la intendo io, tutti i giorni osserva le problematiche, interviene, segnala le problematiche indicando i bisogni del paese. Queste piccole cose fanno si che una persona che ama il suo paese, e io lo amo profondamente, viene considerata come una persona che è degna di impegnarsi per il paese. Poi ci sono persone che fanno politica con i favoritismi, persone che io combatto, che procedono così in questi 4 mesi. Io ho sempre detto, anche grazie agli insegnamenti di Domenico Di Meglio che mi ha avuto come consigliere comunale, con la sua sagacia e determinazione in alcuni problemi, che la politica è giornaliera, tutti i 365 giorni e non nel momento in cui ci si schiera in una lista.
Vi è un episodio con un insegnamento di Domenico che mi aprì la mente: io feci una proposta nel mio primo consiglio comunale chiedendo di devolvere il gettone di presenza (circa 17 euro) in un fondo cassa e aiutare, così, i bisognosi dell’Africa. Domenico mi chiese “perché in Africa quando noi qui stiamo inguaiati?”. Questo mi fece aprire gli occhi, sono insegnamenti della vita. Il resto, come disse Califano,è noia».

Cosa non ti convince di una squadra e dell’altra?
«Quando si parla con una squadra, loro elencano solo le cose belle, quando parli con l’altra è uguale, è sempre uno contro l’altro. Ripeto, non ho pregiudizi ed ecco perché ancora oggi che vengono a corteggiarmi – e li ringrazio perché hanno visto in me una figura valida – io aspetterò ancora per fare una scelta ponderata e giusta, per il paese».

Di solito, in una elezione come quella di Serrara Fontana, ci sono gli osservatori che dicono “guardiamo quel seggio perché è lì che si vincono le elezioni”. Il nostro amico comune ha detto che si vincono a Sant’Angelo… è vero?
«Io penso di sì perché indipendentemente dalla bravura e simpatia di Tilde, Cesare a Fontana fa man bassa. Come sono orientato ad immaginare che ugualmente Caruso farà a Serrara. Quindi nulla togliendo alla saggezza politica del nostro amico, sono d’accordo. Sant’Angelo è sempre stata una po’ divisa per le liste e non c’è uno scarto forte. Spero che le due liste capiscano che Sant’Angelo non è determinante solo per i voti, ma per le sorti del comune intero. Io sono di Succhivo, ma dobbiamo riconoscere che senza Sant’Angelo il comune di Serrara Fontana sarebbe zero».

Come hai vissuto la pandemia?
«Nel mio angolo preferito ci sono tre tartarughe, tre amiche di viaggio. La prima pandemia l’ho vissuta insieme a Il Dispari e Corriere dello Sport. Io avevo paura di uscire, sapendo anche della mia situazione personale, ma i due giornali mi hanno aiutato a superare questa situazione, oltre alla mia casa che affaccia sulla strada… Non ho sofferto tanto, vi erano persone che passavano e salutavano. Certo, ora sto meglio, ma devo essere sempre attento».

CESARE CONTRO IRENE

Faccio una domanda provocatoria. Lo scenario ci porta da una parte Cesare Mattera, un uomo amico, anziano; e dall’altro lato Irene Iacono, una donna giovane. Due idee di sindaco diametralmente opposte. Ti sei fatto una idea?
«Mi sono fatto questa idea ma ne ho maturata anche un’altra. A Caruso l’ho anche detto: oggi tra votare Irene o Cesare, voto Cesare per una simpatia personale. Invece mi avrebbero messo in difficoltà se avessi dovuto scegliere tra Caruso e Cesare. Io dico ancora un’altra cosa: ambedue i personaggi avrebbero fatto una figura da gran signori a starsene a casa e dare agio ai giovani di andare avanti. Purtroppo nel comune dove viviamo, giovani non ve ne sono, e se ce ne sono hanno bisogno di una guida. Nella mia posizione, io non devo chiedere niente e non ho nulla da dare tranne la mia passione per il territorio e sono libero di mandare a quel paese entrambi.
Oggi vedo Irene candidata sindaco, e va bene perché era un passo naturale dopo la rottura, ma io tra 5 anni vedo Caruso come sindaco, come dopo 15 anni ho rivisto Cesare candidato».

Perché?
«Perché molti giovani non hanno spazio per emergere».

Forse Serrara Fontana non è pronta al cambiamento?
«Serrara Fontana è ancora nella faida Mattera – Caruso. Tra 5 anni, ripeto, Caruso è candidato sindaco. Oltre l’isola la candidatura di Caruso andrebbe anche bene, glielo dissi che lo avrei votato. Ma lì bisogna rispettare degli accordi se si vogliono fare varie operazioni».

Come giovani che hai visto, c’è qualche nome? Per esempio prima sei stato severo con la minoranza… Luigione secondo te che fa?
«Lui vive nel suo mondo delle favole, è radicato in questo progetto Ischia, una utopia. Se Ischia non prepara prima i giovani ad un certo discorso, questo è utopia. Lui vola più in alto di quel che è la realtà, lui vive al Nord dove vi sono persone che fanno politica in modo professionistico».

Secondo te vuole tornare?
«Secondo me lo fa solo per dire che c’è, che è ancora vivo. Diciamolo onestamente, non ha più seguito nel comune, troppo distante e troppe cose che non vanno».

Ti piace il governo Draghi?
«Mi aveva entusiasmato l’idea di Draghi, ma non è tutto oro quel che luccica. La mia posizione politica nazionale è nota, ma ora “schifo” un po’ tutti perché ormai non c’è più ideologia , prima se vedevo parlare Giorgia Meloni cambiavo canale, ora mi soffermo».

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