“Deserto di fanfare” di Angela Barnaba conquista la Biblioteca Antoniana

Una meravigliosa serata culturale all’insegna della poesia, con l’auspicio che il deserto esistenziale possa tramutarsi in fioritura di valori umani e civili

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Martedì 29 settembre si è tenuta una meravigliosa serata culturale presso il suggestivo spazio della Sala “Mons. Onofrio Buonocore” della Biblioteca Antoniana di Ischia, sotto l’egida dell’enigmatica presenza figurativa di Vittoria Colonna.

Una serata di altissimo spessore, dedicata all’incanto dell’arte poetica di Angela Barnaba e, in particolare, alla presentazione multimediale del suo più recente libro “Deserto di fanfare” (Aletti Editore), con Prefazione della Prof.ssa Rosa Elisa Giangoia (scrittrice, saggista e redattrice della celebre rivista letteraria genovese “Xenia”).

All’evento, reso possibile dalla squisita accoglienza e disponibilità della dinamica Direttrice della Biblioteca Antoniana Dott.ssa Lucia Annicelli, ha assistito un folto ed attento pubblico.

L’importante serata è stata aperta dagli indirizzi di saluto della Dott.ssa Annicelli, che ha introdotto e coordinato i lavori con la sua consueta competenza e professionalità, presentando estesamente il profilo e il curriculum dell’Autrice e dei relatori (Nunzia Zambardi e Massimo Colella).

Dopo le considerazioni introduttive della Dott.ssa Annicelli, è stata la volta di Angela Barnaba, che ha coinvolto tutti gli astanti con un sentito discorso relativo al significato del titolo del proprio libro, con particolare riferimento ad alcune delle più valide valenze letterarie e filosofiche del tema-mitologema del deserto (e della sua cangiante identità), segnatamente in relazione agli orizzonti esistenziali e poetici di Giuseppe Ungaretti, Dino Buzzati e Antoine de Saint-Exupéry, oltre che del beato Charles de Foucauld, che decise di trascorrere la sua vita tra i Tuareg del Sahara.

La parola è passata poi a Nunzia Zambardi, apprezzatissima pittrice di corrente informale-materica, che ha tratteggiato con parole commoventi e veridiche l’universo poetico di Angela Barnaba, affermando tra l’altro: “Oggi posso parlare con Angela di libertà, di bellezza e di ignoto… luogo dove la nostra dimora interiore può avere stabili fondamenta. Il mio dipinto e la sua poesia diventano un assoluto e da ciò che condividiamo scaturisce un filo colorato che ci unisce”. “I libri di Angela Barnaba – ha concluso Nunzia Zambardi – sono dotati di osservazioni profonde e acute; la poesia è un sospiro dell’anima, una ricerca giornaliera di una realtà diversa, impalpabile e leggera”. Ha ripreso quindi le fila del discorso complessivo la Dott.ssa Annicelli, che ha voluto offrire verbalmente, con convincente lettura, la splendida recensione al libro firmata dalla Preside Angela Procaccini, tutta animata da indimenticabili accenti ad un tempo esegetici e sentimentali. Il Dott. Massimo Colella (Università degli Studi di Roma “La Sapienza”) – dopo un prezioso ricordo dell’amico Capitano Giuseppe Magaldi, eccezionale intellettuale foriano e animatore di eventi culturali prematuramente scomparso – si è poi prodotto in un’accuratissima disamina critico-letteraria del volume, con l’ausilio di diapositive esplicative imperniate sull’interazione tra parole e immagini e della voce dell’Autrice stessa, che ha magistralmente recitato le composizioni poetiche di cui il relatore gradualmente discuteva. Centrale nel discorso il passaggio, auspicato dalla poesia della Barnaba, dalla desolazione desertica (e dalle sue plurime significazioni semantiche) alla palingenesi, allusa ad esempio dalla narrazione veterotestamentaria del “Libro di Giona” (esplicitamente citata nell’ultimo testo poetico della silloge, “La balena di Giona”): non si dimentichi infatti – ha spiegato Massimo Colella – che, come attesta l’Evangelista, Cristo indicò esplicitamente nella vicenda del profeta Giona una prefigurazione della propria Resurrezione (“Vangelo di Matteo”, XII, 40); per questi motivi – ha proseguito Colella – Giona, “vivo tipo di Cristo” (per citare il Tasso del “Monte Oliveto”, debitore del “typus Christi” di ambrosiana memoria), riesce ad incarnare perfettamente, a conclusione dell’itinerario della raccolta, la dicotomia, tipica del “fare” poetico della Barnaba, tra la Passione e la Resurrezione, il deserto e le fanfare, i naufragi e l’allegria, gli spettri e la luce, dicotomia in definitiva sigillata e ricompattata dalla ferma fiducia nei poteri rigenerativi della parola poetica (si vedano ad esempio i testi “Metamorfosi di pensieri” e “Come un’araba fenice”). Dopo la sensibilissima declamazione da parte della Dott.ssa Annicelli di una poesia di argomento civile molto intensa – sempre tratta dal “canzoniere” della Barnaba – incentrata sul conformismo e sull’insensibilità dell’uomo-massa (“Non senti come urla il mare?”), Massimo Colella ha eseguito in doppia veste (pianistica e canora) un brano perfettamente in linea con le tematiche della serata: una sua vibrante reinterpretazione del canto sacro “Il deserto fiorirà” di Mons. Marco Frisina (fondato sul testo della nota profezia dell’Antico Testamento: “Libro di Isaia”, XXXV, 1-2). L’Autrice ha infine firmato le copie dei suoi libri. Ampiamente soddisfatto ed emozionato tutto l’uditorio. Tra i presenti, molti esponenti della cultura ischitana e non solo: la Prof.ssa Rosa Calise, il Sig. Francesco Cenatiempo con la consorte Raffaella, la Sig.ra Mariateresa Cenatiempo, il Dott. Arch. Giosuè Colella, l’Avv. Ivan Colella, il poeta Gennaro Conte, la Prof.ssa Maria De Palma con consorte, la Sig.ra Annamaria Di Lustro, il soprano Maestra Nunzia Ferrandino, la fotografa Barbara Lo Fermo, la Sig.ra Palma Luongo, la Prof.ssa Silvana Mattera, la Past President Nazionale della Fidapa Caterina Mazzella, il poeta e scrittore Vincenzo Monti e la pittrice Clementina Petroni.

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