Depuratore di San Pietro, i 4 anni persi di Enzo Ferrandino

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Era il primo settembre del 2015 quando, dopo il periodo nero di Giosi Ferrandino e la battaglia contro Isidoro Di Meglio e Gianluca Trani, Enzo Ferrandino venne nominato vice sindaco di Ischia.

L’inizio del periodo più nero per il comune che era il capofila, il migliore, quello che tirava avanti la “carretta” di un’isola intera.

Più di quattro anni per vivere la peggiore discesa possibile. Un declino, lento, lento, che arriva fino ai giorni nostri durante i quali moriamo tra traffico impazzito, opere pubbliche chiacchierate, milioni di euro bruciati per consentire l’affidamento di appalti a chi è di gradimento del bottone e problemi irrisolti.

Uno di questi, quello che avrebbe dovuto caratterizzare l’azione di governo se quest’ultima non fosse stata impegnata a fare la guerra ai suoi stessi componenti: il completamento del depuratore.

Parlare di questo argomento, la depurazione e gli impianti di depurazione è, decisamente, un argomento di quelli populisti e demagogici sul locale. Però, se guardiamo bene, c’è una colpa grave del sindaco di Ischia molto più grave di quella dei colleghi di Casamicciola e Lacco Ameno e quelli di Forio e Serrara Fontana.

Se per Casamicciola e Lacco Ameno, infatti, siamo solo alla progettazione affidata pochi mesi fa e per l’impianto di Forio e Serrara Fontana fermi a qualche indagine preliminare, per l’impianto di Ischia e Barano, invece siamo davanti a lavori completati per oltre il 60%.

Lavori fermi da settembre 2015, da quando Enzo Ferrandino è stato nominato vice sindaco e, diciamocelo, da quando il comune di Ischia ha fatto finta di niente e si è girato dall’altro lato. Ricordiamo, qualche letterina, ma si sa, le letterine non servono a nulla.

Il sindaco che se ne frega del paese, che impegna il suo tempo a convincere i mariti incapaci di mogli corrotte a prestargli prestazioni professionali, non ha avuto tempo di preoccuparsi e pressare chi, invece, avrebbe dovuto “fare presto” per evitare che ci restasse sul groppone lo scandalo del depuratore di San Pietro.

4 anni persi in un letargo istituzionale che, invece, con un altro sindaco, meno politicamente pessimo di questo, avremmo usato per combattere con i denti al fine di garantirci un servizio essenziale per il territorio.

Ieri pomeriggio, accompagnato dal sindaco di Barano, Dionigi Gaudioso, dominus politico del comune di Ischia, il “vostro” primo cittadino si è recato dal commissario Rolle.

Lo stesso commissario che deve ridere ogni volta che vede i primi cittadini dell’isola Ischia perché, mentre lui è costretto a combattere con la sanzioni da 25 milioni che l’Unione Europea ha imposto alla nostra nazionale, loro, gli inviano letterine per chiedere la non realizzazione degli impianti di depurazione. Immaginate quale possa essere mai la reputazione e la valutazione delle nostre comunità agli occhi di chi è chiamato a dare risposte con più 50 ogni sei mesi di ritardo nell’adeguamento di 64 aree urbane.

L’Europa ci multa perché in Campania, tra le altre, ci sono 6 impianti in meno e di questi, 3 sulla nostra isola e i sindaci si presentano con le soluzioni “contro i depuratori”.

Nulla da ridere, è tutto vero.

Dall’incontro di ieri, però, non è arrivata nessuna buona notizia.

«Stamattina (ieri, ndr) – scrive il sindaco di Ischia – , presso il commissariato per la depurazione di Castel Capuano, ho partecipato insieme al sindaco di Barano d’Ischia Dionigi Gaudioso ad un tavolo tecnico con il Prof. Enrico Rolle per fare il punto della situazione sui lavori al depuratore di San Pietro. Abbiamo sottolineato con forza la necessità, per l’intera isola, che quest’opera venga realizzata con urgenza. I lavori sono al 55%, ma è stato chiesto all’ingegnere Bengivenga, direttore dei lavori, di realizzare il progetto di completamento attualizzando tecnologicamente gli impianti, in quanto il progetto iniziale risale a 20 anni fa. Purtroppo dovranno passare circa dieci mesi per indire la gara per individuare la ditta che andrà a completare i lavori. Tempi tecnici durante i quali manterremo alta e costante l’attenzione.”

La stessa attenzione che, da quatto anni, non è stata alta. Anzi, è stata tutt’altra.

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