sabato, Maggio 15, 2021

Demolizioni, risposta a CASOla dalla Cartabia. Gino Di Meglio: “Il Ministero mi hanno risposto “non conoscendo i dettagli della situazione specifica”

In primo piano

Credevamo di aver visto tutto con i grillini. Ci eravamo sbagliati, ora siamo passati ai funzionari. Con sorpresa e delusione, l’avvocato Gino Di Meglio ha ricevuto la risposta alla missiva inviata alla Ministra Marta Cartabia.

Una riposta a firma del capo dipartimento del Ministero dell’Interno che è una vera e propria risposta a caso e ci sia consentito il gioco di parole con il cognome della Dottoressa Casola. Un esercizio fine a se stesso che non va oltre la lezioncina sulla natura della demolizione. Assurdo.

L’avvocato Di Meglio, all’indomani della violenta e dolorosa demolizione di Casa De Siano a Forio aveva chiesto alla ministra Cartabia “se un Magistrato omette di effettuare la “valutazione accuratamente caso per caso”, come da Lei indicato, incorre in sanzioni? E quali rimedi possono essere esperiti dall’esecutato vittima dell’omessa comparizione?” e aveva aggiunto “Lo so, sono domande che un Avvocato non dovrebbe porre, ma prima che Avvocato sono anche un cittadino che vuole continuare a credere nelle Istituzioni e nella Giustizia.”

Domanda senza risposte e disattese

Tutti conosciamo gli articoli 31 e 44 del 380/2001. Non avevamo certo bisogno della lezioncina ministeriale sull’argomento. Quello che l’avvocato Di Meglio chiedeva era ben altra cosa.

Ci si chiedeva come poteva trovare “sostanza” la dichiarazione del Ministro durante il question time. Come poteva diventare una dichiarazione da prendere sul serio e non una, invece, da liquidare come una delle tante parole dette dai ministri che, purtroppo, scrivono “non conoscendo i dettagli della situazione specifica”. Assurdo!

“prendiamo tristemente atto della risposta”

«L’inciso “non conoscendo i dettagli della situazione specifica” – ci ha detto Gino Di Meglio – mi lascia basito; prima di rispondere alla mia missiva il Ministero avrebbe ben potuto verificare ciò che era accaduto. Il Ministero ha fornito una risposta ad un avvocato e non ad un cittadino della Repubblica Italiana; avevo infatti specificato che da avvocato conoscevo già la riposta! Ancora una volta lo Stato, o meglio la politica, dimostra di ignorare volutamente il problema delle demolizioni che a distanza di anni dalle sentenze di condanna vengono eseguite dalla Procura della Repubblica che non applica alcun criterio di graduazione; anzi: le demolizioni hanno quasi sempre riguardato, purtroppo, l’unico alloggio di nuclei familiari.

Come è accaduto per la povera famiglia DE SIANO. Che dire, prendiamo tristemente atto della risposta! Lungi dal fare apologia all’abusivismo edilizio – continua l’avvocato Di Meglio -, è tuttavia necessario comprenderne a pieno il fenomeno e la sua genesi. L’assenza di pianificazione urbanistico/territoriale che per anni ha caratterizzato i territori del meridione d’Italia (a titolo esemplificativo: il Comune di Forio – uno dei sei comuni dell’isola d’Ischia – solo nel mese di gennaio scorso ha approvato il Piano Urbanistico territoriale!) ha costretto le popolazioni a violare le normative per dare risposte concrete alle esigenze abitative. Alla mancata regolamentazione dei territori si aggiunga che la politica di edilizia economica e popolare e/o di edilizia economica convenzionale, latita da tempo, e gli ultimi interventi sono risalenti di molto nel tempo.

Non va trascurato un ulteriore dato: da anni – chiosa il legale – giacciono presso gli uffici comunali migliaia di domande di condono edilizio che attendono di essere evase; ma le semplice presentazione dell’istanza con il pagamento dell’oblazione e degli oneri non rappresenta, purtroppo, un motivo ostativo per la revoca e/o sospensione delle ordinanze di demolizione emesse dalla Procura della Repubblica. Per vero, il più delle volte, come è capitato per molti casi sull’isola d’Ischia, le concessioni edilizie in sanatoria, sono state disapplicate dai PM e dai Giudici dell’esecuzione.

Sostanza, non forma

E’ una questione di giustizia sostanziale riformare la disposizione dell’art. 31 DPR 380/2001 e specificare che la sanzione della demolizione è sanzione penale e non amministrativa. L’ordine di demolizione a seguito di sentenze di condanna e/o di patteggiamento deve essere eseguito ma occorre stabilire che l’esecuzione non può avvenire oltre il termine di 5 anni dalla sentenza di condanna. La politica su questo deve intervenire per ridare credibilità e fiducia nelle Istituzioni e nello Stato.»

La risposta

ll.mo Avvocato Biagio Di Meglio si prende atto della situazione rappresentata nella lettera indirizzata dalla S.V. alla Sig.ra  Ministra della Giustizia in data 26 marzo 2021. Ella in particolare – plaudendo alla risposta fornita, dalla Sig.ra Ministra, in ordine ad una interrogazione a risposta immediata degli On.li Spena e Sarro – evidenzia che il Pubblico Ministero avrebbe dato inizio all’esecuzione di una “ingiunzione di demolizione emessa a seguito di una sentenza di condanna di circa 14 anni or sono” riguardante l’unica casa di abitazione di un nucleo familiare a sua conoscenza residente nell’isola di Ischia.

Aggiunge che l’esecuzione avrebbe preso avvio a seguito della verifica di negatività al Covid-19, praticata (con esito negativo) a carico della coniuge dell’esecutato, e rappresenta di avere appreso che il Pubblico Ministero avrebbe respinto l’istanza di autodemolizione che l’esecutato aveva presentato. Tanto premesso, chiede – alla luce della risposta fornita dal Ministro, all’interrogazione degli On.li Spena e Sarro — “se un Magistrato omette dì effettuare la “valutazione accuratamente caso per caso” … incorre in sanzioni”, e “quali rimedi possano essere esperiti dall’esecutato vittima dell’omessa comparizione”.

Non conoscendo i dettagli della situazione specifica, non può in questa sede che evidenziarsi come la sospensione dell’esecuzione di provvedimenti giurisdizionali ecceda l’ambito dei poteri e dei compiti spettanti, per legge, al Ministero della Giustizia, involgendo l’attuazione di un dictum giudiziale. La stessa Sig.ra Ministra, nel rispondere all’interrogazione parlamentare citata, ha dato atto di come sia nell’ambito della procedura esecutiva che devono assumere rilievo le istanze di carattere individuale, come per esempio quelle delle persone sprovviste di alloggio alternativo. L’eventuale errore giuridico ipoteticamente consumato dall’Autorità giudiziaria nel porre in esecuzione un provvedimento giurisdizionale non è infatti censurabile se non ricorrendo alle forme ed ai rimedi allo scopo previsti dall’ordinamento.

A fini di completezza giova in ogni caso rammentare che, in linea generale, l’ordine di demolizione emesso dall’autorità giudiziaria trova fondamento nelle disposizioni di cui agli artt. 31 e 44 del d.P.R. 6 giugno 2001, n. 380 (“Testo unico delle disposizioni legislative e regolamentari in materia edilizia”). L’art. 31, dopo aver disciplinato le ingiunzioni di demolizione impartite dall’Amministrazione comunale, prevede in particolare al comma 9 che “Per le opere abusive di cui al presente articolo, il giudice, con la sentenza di condanna per il reato di cui all’articolo 44, ordina la demolizione delle opere stesse se ancora non sia stata altrimenti eseguita”.

Quanto all’applicazione della scriminante dello stato di necessità, pare infine utile sottolineare che l’orientamento prevalente della giurisprudenza di legittimità, espresso anche con sentenze molto recenti, è nel senso di escludere che l’esimente di cui all’art. 54 c.p. possa applicarsi ai reati urbanistico-edilizi (si confrontino in tal senso, ex multis, Cassazione penale, Sez. Il, 19 gennaio 2018 n. 2280 e Cassazione civile sez. Il, 17/01/2020, n.844). Sulla base dei principi richiamati e considerata la ristrettezza degli elementi rappresentati dalla S.V. in relazione al caso concreto, non emerge quindi l’esigenza di approfondimenti istruttori. Confidando di aver riscontrato le osservazioni sollecitate, l’occasione è gradita per porgere i migliori saluti.

Maria Casola

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