Covid-19, il coming-out di Gianpaolo Buono

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Le parole che abbiamo appena letto sono quelle con cui il presidente degli Avvocati dell’Isola d’Ischia e “principe del foro” ischitano ha annunciato la sua positività al Covid19. Il primo personaggio pubblico isolano ad essere risultato positivo e ad aver reso noto la sua condizione medica.
Una dichiarazione o come si dice un “coming out” che rafforza quanto abbiamo scritto nei giorni scorsi e quanto, ancora, crediamo sia necessario difendere: la segretezza dei dati dei positivi al Covid19.

Ci suo due termini che ci possono aiutare a capire la differenza che corre tra le squallide pratiche alle quali abbiamo assistito nei giorni scorsi nel caso di Barano e questa di Gianpaolo Buono.
La prima è il coming out, la seconda è l’outing. Ed entrambe sono relative ad un altro dato sensibile delle nostre personalità. Due termini propri del linguaggio LGBT, che non sono sinonimi e rappresentano due azioni diverse!

Tra queste due parole la differenza è abissale. Nel caso del coming out la dichiarazione è volontaria e dipende solo dalla persona, mentre per l’outing si tratta di rendere noto un dato sensibile di terzi che si trovano quindi a subire una rivelazione senza il loro benestare!
Questo ci basta a comprendere in quale ambito ci stiamo muovendo.
Gianpaolo Buono ha chiarito e reso nota la sua posizione senza indugio. “Appena ieri (domenica) sera mi è stata comunicata la positività al tampone, a rendere pubblica la mia condizione, per assolvere al primario dovere di informazione, come tributo verso la cittadinanza, i familiari, gli amici, clienti, colleghi, ma anche e soprattutto gli operatori sanitari.”

Sono questi i confini in cui ci muoviamo: non tutti siamo Giampaolo Buono. Buono, per il suo ruolo pubblico e per la sua notorietà ha dimostrato ampio senso di responsabilità e serietà. Un gesto apprezzato da molti sui social che hanno espresso commenti più che positivi. Ma questa vicenda, mai come oggi, ci deve far capire che non tutti siamo Gianpaolo Buono, che non tutti abbiamo la capacità di poter reagire alla malattia, alla notizia della positività e a quella che può essere l’onda mediatica che scaturisce dalla eventuale diffusione. Viviamo in una società che combatte contro il cyber bullismo facendo finta o relegandolo ad un argomento che non ci tocca. Facciamo finta che sia solo una questione di “ragazzi” e ignoriamo (per non dire ce ne freghiamo) che la diffusione di questi dati possa degenerare in squallide pratiche social di linciaggio, di delazione e di aggressione. Nessuno merita l’outing per la sua positività al Covid19 così come, purtroppo, è successo nel caso degli amici di Barano che hanno dovuto subire la macchina del fango con la diffusione dei propri dati anagrafici da parte di qualcuno del “sistema”. E poi con la diffusione dei dati, ancora più sensibili, riportati in una comunicazione riservata tra il comandante dei vigili urbani e il sindaco di Casamicciola Terme. Siamo chiamati, tutti, ad assumere atteggiamenti responsabili, seri e che limitino l’effetto nella paura. Non viviamo nel 1600 di manzoniana memoria o nel 1970 quando “Napoli Colera” era un vero e proprio atto di accusa. La storia ci ha insegnato come comportarci in queste occasioni.
Per fortuna, abbiamo uomini seri che, consapevoli del proprio ruolo pubblico, proprio come Gianpaolo Buono, possono mostrarci la via da seguire. La serietà impone proprio questo. Si espone chi ha le spalle più forti, chi è abituato a stare in prima pagina, chi è abituato alle interviste e alle dichiarazioni. Si difende, invece, chi non ha questa responsabilità e ha il diritto di vivere la sua tragedia personale e familiare con assoluto rispetto. Da parte di tutti.

Siamo oltre la gestione della privacy o della responsabilità del singolo di comunicare una notizia del genere. Abbiamo il compito di proteggere chi risulta positivo al test per il Covid-19 perché è più probabile che attiviamo un focolaio dell’odio e della delazione sui social e sulle chat che identificare i contatti diretti di un possibile contagio. Siamo chiamati tutti ad essere seri. Tutti.

2 Commenti

  1. Scusami , mi correggo.
    Nell’uso italiano outing è inteso, (erroneamente scopro adesso) come esternazione del proprio orientamento sessuale.
    In effetti il significato è l’esatto contrario nei paesi anglosassoni.
    Al di la della grammatica , condivido pienamente il pensiero dell’avvocato Gianpaolo, farei esattamente lo stesso.
    Questa malattia non vuole la privacy e non bisogna assolutamente pensare che sia motivo di scherno o vergogna .
    Come già scritto in passato informare il prossimo fa parte di una strategia vincente .
    Naturalmente dovrebbe partire dal diretto interessato, e in questo ti do pienamente ragione.

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