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Countdown per il tribunale, cosa cambia con la Meloni?

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Gaetano Di Meglio | Si avvicina la fine dell’anno e con essa la chiusura della sezione distaccata di Ischia. Adesso però c’è un nuovo governo e qualcosa potrebbe cambiare. Abbiamo raccolto le impressioni dei vertici dell’Assoforense Isola d’Ischia, il presidente Gianpaolo Buono e il segretario Francesco Cellammare. Per capire anche quali sono le iniziative di queste ultime settimane. Iniziamo da Gianpaolo Buono.

Il countdown verso il 31 dicembre scorre veloce. La clessidra fa scendere i suoi granelli di sabbia verso la chiusura del tribunale di Ischia. Ci sono interlocuzioni, iniziative e cosa si sta facendo per evitare di perdere un diritto fondamentale dei territori, che è la giustizia?
«L’avvocatura, come sempre, si è impegnata e si sta impegnando per garantire un servizio essenziale all’intera comunità dell’isola d’Ischia, ma direi anche delle altre comunità isolane. Anche prima delle elezioni, quando abbiamo incontrato tutti i responsabili del settore giustizia dei vari partiti dell’arco costituzionale, abbiamo ricevuto delle rassicurazioni.
Purtroppo ci sono delle priorità, di cui siamo tutti a conoscenza, dalla guerra al Covid e tutta una serie di scadenze legate soprattutto ai problemi di carattere economico, per cui non possiamo avere la pretesa né la presunzione di richiamare l’attenzione dell’attuale governo sul problema della proroga dell’ufficio giudiziario di Ischia e delle altre due sezioni distaccate insulari. Ovviamente siamo moderatamente fiduciosi, però sappiamo anche che ci sono delle difficoltà e che se non si dovesse intervenire in tempi brevi, il 31 dicembre sarà chiusa una pagina della storia dell’isola d’Ischia, con la soppressione della Sezione».

SERVIZI FONDAMENTALI PER LE ISOLE

Mi sembra un atteggiamento rassegnato, senza più quella verve di poter combattere…
«No, noi abbiamo combattuto e continuiamo a combattere con la dovuta determinazione. Adesso il pallino è passato nelle mani di chi dovrà decidere le sorti dell’ufficio giudiziario. L’impegno lo abbiamo profuso, lo stiamo profondendo anche in queste ore e abbiamo avuto anche delle rassicurazioni da Roma, che la prossima settimana dovrebbero mettere mano a questo pacchetto degli uffici giudiziari per le tre isole. Quindi noi non possiamo che confidare, perché in effetti la nostra parte l’abbiamo fatta fino in fondo. Del resto voi che siete sempre stati attenti e vicini all’avvocatura, siete testimoni di questa battaglia che come comunità isolana stiamo conducendo da anni».

Presidente, è cambiato lo scenario politico, l’interlocuzione con i nuovi attori. Sembra in qualche modo che sia un governo che recepisce un po’ le urgenze e lo abbiamo visto nei provvedimenti, tipo quello di ricongelare la riforma Cartabia o quello sui rave. Senza entrare nello specifico, c’è questa sollecitudine a cercare di capire quelli che sono i problemi, magari non in una maniera complessiva, però si soffermano un po’ sugli eventi e in qualche modo si mette un freno per ragionare…
«Potrebbe essere questo il fatto positivo, che finalmente c’è un governo politico, perché in effetti ti ricordo che nell’ultimo anno noi abbiamo avuto un governo tecnico. E con il governo tecnico le nostre possibilità di confronto e di interlocuzione sono state ridottissime, perché in effetti si partiva da un presupposto, secondo me completamente errato, che non si potesse mettere mano alla geografia giudiziaria derivante dalla riforma del 2012, anche perché in effetti il governo tecnico aveva una sua funzione. La congiuntura favorevole attuale, legata al fatto che, indipendentemente dal colore politico, abbiamo un governo politico, ci dà la possibilità, e c’è già stata anche nelle settimane scorse, finalmente, di confrontarsi sul problema del servizi essenziali sulle isole minori. Perché, lo dico sempre, in tutte le interviste, il problema non è solo legato alla giurisdizione sui territori isolani, ma è legata praticamente all’assicurazione di una qualità dei servizi fondamentali, che vanno dal comparto sanitario innanzitutto a quello della pubblica istruzione e dei trasporti. Quindi la battaglia che noi stiamo conducendo è una battaglia che va nella direzione di assicurare dei servizi fondamentali sui territori isolani dopo la riforma che c’è stata dell’articolo 119 della Costituzione, che ha assegnato alle isole un ruolo di centralità nell’ambito del panorama nazionale».

UN NUOVO MODELLO

Più ottimista, se così si può dire, Francesco Cellammare.

Il countdown per la chiusura del Tribunale di Ischia è ormai avviato, ma le iniziative e le attività nei confronti di questo governo sono molteplici. Abbiamo visto un governo sensibile a risolvere le problematiche più urgenti, come il decreto rave e anche, diciamo, il decreto che ha bloccato la riforma Cartabia. C’è la possibilità di sperare anche di poter avere maggior tempo per ragionare circa la chiusura del Tribunale di Ischia?
«Noi non abbiamo mai perso la speranza, il tempo per poter ragionare ancora c’è. A Lecce è stata approvata la mia mozione con oltre il 70% dei voti dell’intera avvocatura italiana, da Bolzano fino a Siracusa abbiamo avuto adesioni dagli avvocati, dal consiglio dell’Ordine degli avvocati e delegati di tutta Italia. Quindi, l’avvocatura italiana vuole la permanenza dei tribunali sulle isole. Ora bisogna capire sotto che forma mantenere questi tribunali. Che il modello della sezione distaccata sia un modello obsoleto e che si è rivelato fallimentare è sotto gli occhi tutti con il distacco di magistrati della terraferma. Abbiamo visto che non funziona.

Serve che venga istituito un tribunale ad hoc per le isole minori. Un tribunale, anche se un tribunale speciale, e per questo occorre una legge. Solo così lo si può fare. Però con dei magistrati assegnati a questi tribunali, che non debbano essere più distaccati da altre sedi.
Non è qualcosa di nuovo, possiamo tornare indietro con la mente e ricordare le preture. Ischia era una pretura. E aveva il suo pretore e non dico che bisogna tornare alle preture, però, sicuramente, un modello si può creare. Già in passato il ministro della Giustizia ci disse che gli uffici legislativi del Ministero stavano lavorando per cercare un modello ad hoc. I nostri tribunali sono presidi di giustizia sulle isole. Se lo Stato consente la chiusura delle sezioni distaccate insulari, significa che abbandona questi territori, abbandona i territori insulari, in parole povere significa perdere la presenza dello Stato su questi territori.
L’ho detto a Lecce, e non mi stanco di ripeterlo: è necessario che se ne prenda atto, questi presidi sono necessari per consentire l’accesso alla giustizia dei cittadini delle isole e poi si vedrà sotto che forma bisogna mantenerli.
Interlocuzioni con il Ministero anche per scongiurare questa chiusura ci sono e penso che a breve avremo anche degli incontri a Roma. Chiaramente il tempo stringe, quindi noi ci stiamo dando da fare.

Abbiamo avviato tutte le informazioni del caso, ora aspettiamo che i nuovi sottosegretari alla Giustizia magari ci ricevano o lo stesso vice ministro, con il quale ho avuto un colloquio anche a Lecce, e magari il ministro in persona, perché no. L’importante è che ci si metta a lavorare tutti insieme per ricercare una soluzione che, del tutto indegna e umile, possa andare nella direzione già tracciata in quella mozione che è stata approvata, ripeto da tutta l’avvocatura italiana. E quindi insieme al Consiglio nazionale forense e insieme all’Organismo congressuale forense con i nostri rappresentanti politici locali e con le istituzioni a livello nazionale, ci si può sedere ad un tavolo e ragionare su come mantenere questi presidi. Una volta per tutte e non sempre a termine. Perché poi anche questa scadenza di anno in anno, di due anni in due anni, non aiuta a far funzionare gli uffici, occorrono dei tribunali che siano mantenuti in maniera stabile ed efficiente. Le due cose sono intimamente e strettamente collegate. Se sono stabili, saranno anche efficienti».

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