Continuate ad offendere. Resterete sempre commensali, scartati, di Domenico De Siano

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Il “Noberto Bobbio” del pascalesimo lacchiano, Michele Leonardo Impagliazzo, miglior azionista della macchina dell’offesa diretta a Domenico De Siano, mi ha dedicato un post facebook. Ne sono onorato.

Come lui, anche tutta la schiera del “troll” umani della famiglia De Luise e degli acquisiti Arcamone da Buonopane. Un altro vanto. Un’altra medaglia da appuntare ben in evidenza e una storia da raccontare ai miei nipoti come obiettivo raggiunto.

La storia è sempre la stessa: non cambia mai. Mi sarei venduto o mi sarei fatto comprare da Domenico De Siano. Perché? Perché ho sollevato alcuni dubbi sulle scelte politiche di Giacomo Pascale. Perché ho criticato la “sceneggiata napoletana” del sindaco eletto di Lacco Ameno quando è andato in Prefettura a rivendicare cose matematicamente impossibili con gli atti che lui stesso brandiva, perché dall’inizio ho compreso che se qualcuno avesse giocato sporco durante lo spoglio del primo turno, quel qualcuno era da ricercare nelle file di Pascale e perché, per fortuna mia, resto coerente con l’essere contro ogni forma di potere.

Prima di procedere bisogna chiarire un aspetto: Il Dispari oggi critica Pascale, le scelte che compie e quelli che sono con lui perché sono loro ad aver vinto le elezioni. Sono loro la maggioranza e loro devono dar conto delle azioni che intraprendono. Gli altri hanno perso. Di poco, ma hanno perso.

Chiarito questo veniamo alla sostanza e partiamo dalla moglie di Dante De Luise, Simona.

«Una cosa sola è chiara fino ad ora, e non è il conflitto di interesse del De Luisa, ma la sua chiusura mentale direttore . Lei ha solo una gran bella fantasia nell’inventare le cose , ma d’altra parte i suoi chiari interessi a scrivere queste stupidaggini le conoscono tutti! »

Chiariamo subito alla signora De Luise due aspetti. Il primo. Cara Signora, nutro gli stessi interessi di quando pubblicavo gli articoli contro Giuseppe Perrella, contro la gestione del Porto, contro gli affari potenziali a Villa Arbusto, contro i trenini del cognato del sindaco Pascale, contro gli abusi di Polito e di Zavota e contro le politiche di Domenico De Siano. Gli stessi e identici interessi. Inoltre, secondo la signora De Luise, avrei una bella fantasia. Perché? Perché ho messo in evidenza il portale di ricerca lavoro del marito e la delega che gli ha assegnato il sindaco. Questo, cara signora non si chiama fantasia, si chiama conflitto di interessi.

Dalla moglie di De Luise passiamo alla sorella. «Il direttore di questo giornale si dovrebbe solo vergognare per le cose che scrive. Invece di sparlare di mio fratello, pensi a fare bene il suo lavoro, a scrivere notizie veritiere senza denigrare le persone, come gli è stato detto di fare da gente che vale zero. Capisco che questo boccone amaro non è sceso giù a parecchi, ma non bisogna esagerare. Mio fratello è una persona perbene, seria, educata e stimata da tanti, ma soprattutto leale , corretta e trasparente, un lavoratore onesto, caratteristiche che da sempre lo contraddistinguono come persona. Qualunque delega gli sarà affidata non è certo affare suo. Lasciate operare in modo sereno la nuova amministrazione di Lacco Ameno. La saluto e spero di non avere mai occasione di conoscerla».

Secondo il concetto della sorella di Dante De Luise io mi dovrei vergognare perché ho scritto che il fratello gestisce un portale di annunci di lavoro e il sindaco gli ha affidato la delega al lavoro. Spiegherò ai miei nipoti quale sia il vero privilegio di avere la libertà di scrivere e raccontare la verità.

Ma c’è una frase della signora De Luise che merita di essere commentata più delle altre: “Qualunque delega gli sarà affidata non è certo affare suo”. Cara Signora, in verità qualunque delega venga affidata a suo fratello è un affare di tutti. Ma proprio di tutti. Quando vuole, a differenza sua, avrò piacere di conoscerla.

Ma veniamo al capo politico del pascalesimo. Il filosofo per eccellenza dell’accusa a De Siano. L’uomo che voleva aprire il pozzo nero e fare la doccia ai poliziotti presenti sotto casa per demolirgli l’abuso edilizio. Veniamo al pregiato scritto di Michele Leonardo Impagliazzo perché da questo post emerge anche la strategia usata da Giacomo Pascale.

Secondo il filosofo del pascalesimo, il padre nobile della formulazione dell’accusa e mentore del sindaco eletto, “Solo chi è incompetente ed in malafede può sostenere la tesi che chi ha preso più voti debba rappresentare elementi di capacità e di novità; i giovani devono avere la pazienza di apprendere e di saper aspettare”. Questo è il metro con cui Pascale ha scelto i suoi uomini in giunta.

Il popolo di Lacco Ameno votando Piero Monti, Dante De Luise e Giovanni De Siano ha sbagliato perché questi non “rappresentano elementi di capacità e di novità”.

Secondo il maître à penser del pascalesimo, infatti, i “giovani devono avere la pazienza di apprendere e di saper aspettare”.

Un modo di calpestare il volere del voto lacchese. Uno schiaffo alla nostra democrazia. Secondo Pascale e il suo “Noberto Bobbio” il voto va calpestato con la nomina di Leonardo Mennella e con la nomina di Carla Tufano. E i giovani che, invece, hanno scelto i cittadini di Lacco Ameno devono restare in panchina ad attendere e aspettare.

Per completezza di informazione ecco il pistolotto di Impagliazzo: “Apprendiamo con compiacimento che la nuova amministrazione comunale voglia ispirarsi, secondo il pensiero dell’economista Keynes, al principio di un intervento pubblico a sostegno dei cittadini bisognosi. Per affrontare anche le problematiche del mondo del lavoro e, nella necessità di tutelare “il sociale”, il sindaco Pascale ha dichiarato, con toni piuttosto enfatici, di voler concedere la delega alle politiche sociali al nuovo Keynes, figlio della vecchia “pazzaria”. Nell’auspicare una salubre ventata di trasparenza nel percorso attuativo di questo lodevole intendimento, prendiamo atto che continua imperterrita la disgustosa campagna denigratoria del giornale locale il dispari nei confronti della nascente amministrazione che, al pari del golfo, si è allineata al leccaculismo nei confronti dei potenti. In quest’ottica, permeata da un becerume raccapricciante, cerca d’insinuare, all’interno della neo compagine amministrativa, elementi divisori con lo scopo di destabilizzarne la compattezza”.

Una sorta di “Excusatio non petita, accusatio manifesta” che arriva mascherata da endorsement.

Poi Impagliazzo ci dona la sua perla, quella che ha ispirato Pascale nella scelta degli uomini e di cui abbiamo già parlato: “Solo chi è incompetente ed in malafede può sostenere la tesi che chi ha preso più voti debba rappresentare elementi di capacità e di novità; i giovani devono avere la pazienza di apprendere e di saper aspettare. Del resto anche Silvio Aniello ha preso tanti voti e con quale coraggio si affiderebbe un ruolo di responsabilità e di competenza ad un incapace e sprovveduto come lui, che ha costruito il suo consenso elettorale con la consegna a domicilio di pannolini e pannoloni? Se, come si prospetta, gli assessori saranno Giovanni Zavota, il dottor Giacinto Calise, l’arch. Carla Tufano e, come esterno, l’avv. Leonardo Mennella, a tutta prima, sembra una scelta oculata e di buon senso, considerata la competenza e l’onestà intellettuale dei prescelti”.

Ma Carla Tufano non è una giovane che deve “avere la pazienza di apprendere e di saper aspettare”? Siamo un po’ confusi. Vuoi vedere che il “Norberto Bobbio” del pascalesimo è in confusione? Possibile. E quale onestà intellettuale avrebbe mai Zavota? Quella della somma urgenza Cava Scialicco? Quella dei famosi lavori edili? Quella che lo vede sempre più presente all’ufficio anagrafe di Casamicciola?

Peccato, però, che la potenziale giunta di Lacco Ameno, nella sua maggior parte, non sia stata scelta dai cittadini di Lacco Ameno. Peccato che il voto abbia espresso un’altra classe dirigente. Ma è evidente che per Pascale e il suo mentore, il voto dei lacchesi conta ben poco. Se avesse avuto valore, infatti, Leonardo Mennella sarebbe rimasto ad avare incarichi legali e alzare la manina in consiglio comunale.

Ma veniamo alla conclusione di Impagliazzo «Evidentemente, i pennivendoli del dispari sognavano un’amministrazione comunale capeggiata dall’onnipotente satrapo dei giorni nostri con quattro assessori, come Silvio Aniello, il figlio del tappo, il tabaccaio di piazza Rosario ed Aurelio De Luise o, chi per lui, qualche volpone che ha lavorato, con pochi profitti, dietro le quinte. La maggioranza del popolo lacchese, però, ha sancito con chiarezza e senza indugi che devono aspettare i canonici cinque anni”.

In verità, caro Bobbio de’ no’ altri, se proprio devo sognare, beh, allora sogno il comune unico dell’isola d’Ischia. E, perché no, con mio un ruolo di rilievo. Per Lacco Ameno, invece, mi sarebbe bastato quello che ha deciso il popolo di Lacco Ameno nelle urne. I lacchesi hanno affidato il loro voto a Giovanni De Siano, Piero Monti e Dante De Luise. Non certo a Giacinto Calise e Leonardo Mennella.

Vuoi vedere che alla fine ho più speranza io in un cambio radicale e fiducia in Monti, De Siano e De Luise che voi marpioni con Pascale? Potete continuare a dire quello che volete, potete continuare a raccontare di somme che vanno e che vengono, alla fine resterete, sempre, commensali, scartati, di Domenico De Siano.

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