Comune vs Procura: come una battaglia finale

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Gaetano Di Meglio | Il 18 febbraio si accenderanno, forse, ancora una volta, le ruspe dello stato italiano contro un abuso edilizio. Una storia che si ripete ma che, questa volta, può avere una svolta unica. Una svolta che, volendo, può avere il senso della raccomandazione e del piacere. Del voto ad personam. Della solita manovra politica ma che, invece, piaccia o no, è la strada giusta da perseguire.

E’ giusta perché non è per tutti. E’ giusta perché si cala, perfettamente, in quello che è il ritornello che ci diciamo da oltre 10 anni (quando è iniziato tutto questi film assurdo delle ruspe contro le nostre case): la famosa demolizione “conservativa”.
Un argomento che è stato discusso molte volte e che, spesso, è stato usato come grimaldello, pezzotto, per ovviare al dramma della demolizione di Stato. Questa volta, però, sembra ci siano tutte le carte in regola per spegnere le ruspe della Procura.

Il consiglio comunale di Casamicciola, in breve, dirà al giudice che il bene di cui è già in possesso (essendo già stato acquisito al patrimonio comunale) sarà trasformato in un asilo. E non è una dizione campata in aria, ma sostenuta dal disastro avvenuto nell’agosto 2017 con il terremoto di quell’indimenticabile lunedì 21. Una scelta coraggiosa. Una scelta che è destinata ad essere il punto di svolta dei rapporti tra potere politico e potere giudiziario.
Questa volta Castagna e i suoi alzano il tiro, alzano la voce e si mettono tra il privato abusivo e la Procura che ripristina la legalità.

Un strappo, questa volta ben fondato e non strumentale, che vale sostenere. Uno strappo, questo del sindaco di Casamicciola Terme che, questa volta, non è un capriccio ma, forse, un motivo di vanto. Il condizionale con la politica di Casamicciola è l’unico tempo che si può usare. Le variabili sono molteplici ma mi piace credere che, questa volta, si faccia sul serio.
E lo credo soprattutto perché, in questo caso, ci piaccia o no, chi alzerà la manina in consiglio comunale farà in modo da richiamare i bersagli dei cecchini della Procura.
In un periodo in cui ci sono Procuratori che autorizzano le demolizioni senza attendere i giudici che poi li sconfessano (come è successo al Nido del Falco) e in un periodo in cui i rapporti sociali tra le parti in causa (giudici, abusivi, società civile e politici) sono più degradati di sempre, la scelta di Casamicciola è quasi un azzardo. Ma certe emozioni le vivono solo i coraggiosi.

Dopo il voto, sarà una corsa contro il tempo. Il calendario scorre veloce e il 18 febbraio arriva presto. Le notifiche sono già state tutte eseguite. Ora c’è solo bisogno che il consiglio comunale spenga i cigoli delle ruspe dello Stato Italiano.
Una missione impossibile? Forse sì!

2 Commenti

  1. Facciamola breve. Anzi terra -terra.
    Un privato costruisce un ecomostro, in zona sottoposta a vincolo paesaggistico ambientale, in barba ad ogni norma, non rispettando i vincoli idrogeologico, rischio frana, fottendosene delle norme in materia antisismica ecc ecc.
    La procura sequestra e dispone la demolizione e il ripristino dello stato dei luoghi.
    I geni, perché di geni parliamo sopratutto chi ha partecipato alla stesura della norma che lo permette, cosa fanno? Chiedono l acquisizione a patrimonio comunale.
    Bellissimo! Tutto sanato! Anzi non è più un cesso di costruzione, non viola più alcuna norma e talmente che è diventato bello quello che in mano ad un privato era uno scempio….. Che ci mettiamo i nostri Bambini, ci dimentichiamo del rischio idrogeologico, quello frana ecc ecc.
    Tutto perfetto, tranne che secondo me questa la potremmo definire mafia di stato.
    È mi pare molto strano Direttore che lei è favorevole alla cosa perché deve ricordare che dietro al cioccolato si nascondono i cereali.
    Quella struttura acquisita a patrimonio comunale andrebbe in parte riconvertita anche dal punto di vista impiantistico, strutturale e via dicendo. A parer di logica al comune converrebbe economicamente parlando, espropriare terreni e costruire strutture nuove fatte ad hoc per poter ospitare i nostri figli. Il tutto costerebbe molto meno si fidi.
    Ma a noi, ed è risaputo, piace farci vendere la luna nel pozzo, e fin quando ci “ammuccamm e chiacchier è cazz” meritiamo di stare dove siamo.

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