sabato, Aprile 17, 2021

Comune unico, uomini liberi e motivazioni

In primo piano

Gaetano Di Meglio | Domenica 15 aprile sono stato eletto nel direttivo della nuova ACUII, l’associazione per il Comune Unico dell’isola d’Ischia. E ve lo dico subito: ho cambiato idea negli ultimi anni. Soprattutto dopo il 21 agosto 2017. Si, ho votato no al Referendum del 2011 e ho titolato “Bocciati” sul primo numero del Dispari Settimanale. Si, feci campagna elettorale contro quel referendum e oggi sono sul lato opposto di quella barricata.
E la prima “motivazione” che merita di essere scritta è che nessuno di quelli del “pro” comune unico mi ha convinto della bontà della loro motivazione. Da anni sento ragionamenti distanti, utopici e ragionamenti vari attorno all’esigenza di avere una gestione amministrativa dell’isola diversa, unita, più snella e con meno costi.
Motivazioni serie che, però, non sono le principali.
Un comune di 60.000 abitanti ha costi simili a quelli sommati dei nostri attuali. Lo stesso comune unico nascente, infatti, verrebbe sostenuto alla luce della 54/2016, per i suoi primi 10 anni di vita, dagli stessi trasferimenti statali che oggi ricevono i sei “separati” calibrati con le stesse percentuali. Sarei un uomo folle a dire che il risparmio è una cosa negativa, ma sono tante cose tranne che folle.
Ma torniamo alle motivazioni. Ho letto di tutto e di più sul comune unico, sentito tizio e caio e, ancora oggi, mi chiedo e domando cosa non va. Perché nessuno, fino ad oggi, mi ha mai convinto? Perché non volevo essere convinto e perché, al netto delle qualità personali dei singoli, la proposta ha perso “credibilità” con i passi successivi compiuti.
Nel 2009, durante un vecchio “restart” avevo lanciato l’idea di una candidatura unica alle varie elezioni. Una presenza politica riconoscibile che ponesse al centro del dibattito politico l’unicazione (non ho sbagliato a scrivere unificazione, ho scritto proprio unicazione!) dell’isola. Allora mi dissero che non ci si poteva candidare in più comuni. Maria Grazia Di Scala ci ha dimostrato, anni dopo, che era possibile.
Poi ci fu il successivo referendum, la non campagna elettorale dei più, la campagna elettorale del fronte del No, il “problema” quorum che portò alla drastica riduzione del dibattito al semplice “no” contro “si”. Quello che c’è ancora. Ancora oggi, non potrei mai essere a favore dell’ennesima imposizione dall’alto come quella, ma sono tra gli otto che hanno il compito di rinnovare l’ACUII e di creare una condizione sociale diversa. Una condizione dove il bisogno del cambiamento e dove la necessità di coltivare una speranza migliore e alternativa a quella attuale sia reale.
Sono saturo di sentire le stesse scemenze da un lato e dall’altro. Non mi faccio nessun problema ad analizzare gli errori del no e del si. Continuare a dire ci sono sei sindaci e sei consigli comunali ha lo stesso valore, vuoto, di invocare il diritto all’identità culturale, al valore del singolo, alla Ndrezzata, alla Nsalata e a tutto il resto.
Ma non ho sentito, ancora, nessuno lamentarsi di sei potenziali cugini che vengono assunti o che vengono proposti. Non ho mai sentito lamentarsi dell’esistenza di sei possibili politici da corrompere. Non ho mai sentito lamentarsi dell’esistenza di una miriade di clientele politiche di bassa lega. Sempre che, attenzione, non sia quella dell’avversario politico del proprio comune.
Ma perché ho cambiato idea? Perché mi sono candidato nel direttivo dell’associazione per il comune unico dell’isola d’Ischia? L’ho fatto perché non vivo bene ad Ischia. Non vivo bene in questa isola e, così come siamo messi, non credo ci siano altre occasioni e possibilità da poter cogliere.
La frammentazione amministrativa dell’isola è solo uno dei problemi. Basta metterli insieme per dire che andrà tutto bene? Serve guardare lontano. Guardiamo il comune di Ischia: è tutto bloccato da un anno per una lunga crisi politica. Mettere insieme i comuni dell’isola risolverebbe questo problema? Assolutamente no. Ma la nostra ultima occasione è rivoluzionare tutto. Abbiamo una sola, seria, importante, chance per vincere la sfida dei prossimi 20 o 30 anni: cambiare lo stato di cose attuali perché non ci stanno bene. Perché sono dannose.
E come farlo? Con l’unione dei sei comuni! Quello che dicono da sempre. Si, è vero. Lo dicono, ce lo dicono e ce lo diciamo da 40 anni ma siamo ancora qua.
Sono orgoglioso dei miei 11+1 (che porto nel cuore!) voti personali che mi hanno permesso di essere eletto insieme agli ricevuti insieme con Silvano Amalfitano e Rosamaria D’Orta. 24 voti per uno “contrario” alla causa che oggi sono la sconfitta per i vari Valentino o altri a cui è piaciuto lavorare sotto traccia.
Gaetano fa il direttore di giornale e fa anche il cittadino dell’isola d’Ischia. E’ amico di Rosario Caruso, non ha nessun contratto con l’amministrazione di Serrara Fontana ma presta la sua collaborazione GRATUITAMENTE e LIBERAMENTE ad un giovane sindaco che è contro l’unificazione dei nostri comuni. E dopo questa elezione gli sono ancora più amico. E non sarà il Valentino di turno (ultimo dei salvagolfo in processione) a dirmi se devo essere una cosa o l’altra. Avrei potuto usare il giornale, avrei potuto strumentalizzare l’elezione, avrei potuto fare tante cose e invece sto qui a scriverne due giorni dopo.
Mi sono candidato perché, per parlare certe volte, ci vuole anche un ruolo. Con la stessa percentuale con cui Luigi Di Maio è diventato potenziale premier (nun sia mai!) oggi ho un ruolo diverso da quello del direttore di questo meraviglioso giornale che, come sempre, resterà libero. Come era libero prima di scrivere per il NO anche oggi è libero di scrivere sia per il NO sia per il SI.
Ma oltre a questo esercizio di democrazia, c’è la responsabilità di creare una condizione diversa. Abbiamo il gravoso compito di evidenziare quanto male stiamo facendo alla nostra terra, di far emergere il problema della divisione e di dare la soluzione: il cambiamento totale del modo di vivere.
C’è un orgoglio sopito o mai esistito che deve iniziare ad essere coltivato. Affianco all’orgoglio di essere, come nel mio caso fontanese, del mio comune, c’è quello di dover essere “ischitano”.
Sentiamoci orgogliosi delle nostre frazioni, ma vicino al cuore, vicino al “santo”, vicino alla storia, vicino ai ricordi e vicino alle emozioni facciamo un po’ di spazio per l’essere ischitano. Nessuno mai priverà nessuno dei suoi ricordi, delle sue storie, dei suoi luoghi del cuore, dei suoi pezzettini importanti. Qui non c’è nessuno che vuole estirpare il “bios” foriano o baranese e sostituirlo con quello “ischitano”: abbiamo il compito, invece, di creare una comunità inclusiva che sappia addolcire le ferite, rafforzare i deboli e sostenere chi non ce la fa.
Dopo il 21 agosto 2017 siamo ancora più spaccati e ancora più distanti. Siamo ancora più divisi. Ora abbiamo un altro ipotetico comune nato dall’unione di Casamicciola Terme e Lacco Ameno: la zona colpita dal terremoto. Un settimo, impalpabile, comune che si è aggiunto ai 6 già esistenti.
Non sulla carta, non nella frammentazione ufficiale della nostra isola, ma nei cuori delle persone, nella considerazione della gente e nei problemi dei cittadini. Dirci che abbiamo 6 modi diversi di raccolta differenziata è una cosa seria. Dirci che non ci consideriamo della stessa terra e della stessa isola è molto più grave. Molto più grave. Perché alla prima problematica ci dovrebbe pensare la Regione, alla seconda, non c’è ente che tenga. E’ un lavoro di uomini per gli uomini.
Per gli smemorati, mi piace ricordare quello che scrissi in occasione di un altro referendum. Quello famoso del 4 dicembre. Avrei messo due si: quello per cambiare la mia nazione e quello per aiutare la mia isola.
Era il 18 ottobre 2016: “E’ giusto sottolineare che dal fronte del NO non emerge nessuna alternativa alla modifica della Costituzione. Non c’è un’altra soluzione o un’altra idea, ma solo lo sforzo di essere presente nel giro della comunicazione. Non voglio più stare così. Voterò si alla riforma Costituzionale si al Comune Unico. Male che va, va meglio di ora”
#unicazione

www.ildispari.it

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1 commento

  1. Col comune unico non cambierebbe granché, i sindaci dell’isola sarebbero alternativamente Domenico e Giosi (che durerà solo un anno al parlamento europeo) o loro galoppini.
    Quanti sarebbero i consiglieri comunali del comune unico, 24?
    Allora sarebbero eletti sempre i vari Ottorino, Luca, Gianluca, Maurizio, famiglia Mollo, Carmen, Paolo, Gigi, famiglia Sorrentino, GiBi, Peppe, Ignazio, Giacomino, Carmine, Francesco, Gianni, Nicola, Maria, Davide, Vito, Dionigi, Maria Grazia, Paolino, Sergio, studi legali baranesi, ecc. ecc. ecc.
    Ma veramente pensate che si possa avere un solo direttore di partecipata della monnezza e noi sei?
    E cosa si metterebbero a fare i vari architetti come Ciro o Antonio quando finirebbe la Zizìnella.. sarebbero costretti ad emigrare?
    E i direttori delle partecipate dei porti?
    E i sei “comandanti” delle sei “polizie municipali”? Come si farebbero le spartenze degli abusi edilizi?
    Voi pensate che la gente voterebbe una lista capeggiata magari da Sebastiano Conte, ma vi illudete..
    La vera sfida dei prossimi 20-30 anni, anzi delle prossime 2-3 generazioni, è cambiare la testa degli ischitani. Solo dopo si potrà pensare al comune unico!

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