Clementina: «Nicola Mattera nemico del “castello”. E del mio nucleo familiare»

La denuncia. La battagliera Clementina Petroni torna a difendere il suo “Castello” contro i nemici interni, il fuoco amico degli altri “castellani”

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E’ guerra. Come in ogni Castello, come in un vero e proprio “Game of Thrones”, anche il nostro Aragonese è al centro di una guerra. Lasciamo stare quella che conduce lo stato contro Nicola D’Abundo che è stata ridotta “a minore” dalla casta locale che si abbevera alla fonte dell’altro Nicola, ma diamo spazio a questo ennesimo grido di dolore di Clementina Petroni. Una faida familiare che, però, tiene al centro del dibattito uno dei beni privati che gode (senza ridare nulla alla comunità) della più grande promozione “sociale” locale.

CLEMENTINA: NICOLA MATTERA NEMICA DEL MIO NUCLEO FAMILIARE
Clementina Petroni – Alcune pubbliche dichiarazioni dell’arch. Nicola Mattera impongono una doverosa puntualizzazione. Straordinariamente bravo a vendere fumo e ad affabulare la gente, l’arch. Nicola Mattera, ricalcando le orme del padre Gabriele, ha continuato a speculare sul “Castello” trasformando l’intero complesso di cui è proprietario (ossia il lato di Ponente) in albergo, appartamenti e suite di lusso che si fittano a prezzi tutt’altro che popolari. Ci sono inoltre bar, ristoranti, negozi ed altro per cui la parte di Castello di cui è titolare ormai ha assunto una connotazione esclusivamente ad uso turistico/commerciale, a tutto discapito della visita al monumento ed alle sue attrattive.

I punti visita, infatti, erano solo 4 (quattro) cinquant’anni fa e tali sono purtroppo rimasti ancora oggi.
Ne è evidente conseguenza che i rilevanti introiti ricavati da questo “sfruttamento” vengano impiegati nella gestione delle strutture turistico/recettizie anziché nel potenziamento dei “punti visita” al “complesso monumentale”.
Ma l’aspetto paradossale di tutto ciò è che l’arch. Nicola Mattera non perde occasione per definirsi “custode” dell’area monumentale del Castello, obnubilando, agli occhi dei terzi, i rimanenti e tutt’altro che trascurabili monumenti storici ed architettonici da cui lo stesso Castello è altresì composto (ma che non appartengono a Lui).

Viene allora spontaneo domandarsi: ma di cosa è Egli “custode”? forse di una speculazione incontrollata? e che fine hanno fatto l’Episcopio, i campanili, le canoniche, le sacrestie, i refettori, gli oratori, gli appartamenti della madre Badessa, etc…..? Sacrificati a business e Dio Denaro.

Ecco dunque che la sua ambiguità ed il fumo di cui si ammanta {per cui amici e conoscenti lo inneggiano a salvatore del Castello} riemergono prepotentemente allorquando, nella citata intervista, rilasciata al quotidiano Il Golfo, e nella quale è stata ventilata l’ipotesi di far ricomprendere il Castello tra i siti patrimonio mondiale dell’Unesco, afferma quanto segue (testuali parole): ottenere che il Castello venga inserito nella lista dei siti prestigiosi del Patrimonio mondiale Unesco è importante per tante ragioni, fra queste la possibilità di ricevere finanziamenti e particolari vincoli che pongano il Castello al riparo da eventuali interventi edilizi non pertinenti”….
Il che sarebbe veramente magnifico se non fosse per il “trascurabile” (sic) particolare che l’area di Sua proprietà è ormai satura di interventi edilizi non pertinenti, posti in essere al riparo delle mura e delle strutture che si ammirano dall’esterno.
Che dire, quindi.

Mi viene in mente un articolo di qualche anno fa in cui lessi che un signore dichiarava di voler combattere una strenua lotta contro la diffusione della droga. Peccato che in seguito si venne a sapere che era egli stesso uno dei maggiori trafficanti della “polverina bianca”.
E’ fin troppo evidente, quindi, che da Nicola Mattera (e dalla di Lui sorella Cristina) occorra guardarsi le spalle giacché, nonostante più volte in passato, sia pubblicamente che privatamente (a mezzo posta elettronica) io abbia messo in evidenza quanto sia sfrontato e scorretto il loro atteggiamento di voler “apparire” quali unici proprietari dell’intero Castello, continuano imperterriti a rendere dichiarazioni pubbliche fuorvianti, come se non vi fossero altri comproprietari del complesso quali mio figlio, Giovanni Mattera (peraltro titolare di ben due terzi del Castello) e Nicola D’Abundo, cui appartiene il prestigioso “Maschio”.
In conclusione mi pongo allora un interrogativo: “ma quali sono i fini reconditi di questi signori ?”.

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