Cittadini in municipio per il caro ombrellone all’ombra del Fungo

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Ida Trofa | Non ci sono solo i problemi causati dal mare e dagli arenili al tempo del COVID, ma soprattutto l’annosa questione delle spiagge libere. La Regione Campania con l’ultima ordinanza affida al buon senso degli stessi bagnanti il rispetto delle regole di sicurezza sui lidi pubblici e, in tal senso, i comuni non dovranno spendersi più di tanto per predisporre corsie di separazione, guardianie e controlli regolamentare quei pochi arenili liberi rimasti.

Quel che accade a Lacco Ameno nel merito ha, però, il sapore del dissenso d’altri tempi e lamenta l’assenza di spazi per il bagno in mare e il sole in libertà senza l’obbligo di pagare lettini e ombrelloni, prebende e canoni di sfruttamento vario. Ieri la protesta pacifica, piuttosto un confronto, sul tema tra una piccola parte di popolazione e gli uffici comunali.

“È a dir poco vergognoso che a Lacco Ameno non ci siano a spiagge libere, solo a pagamento e con prezzi esorbitanti. È la considerazione di alcuni cittadini intenzionati ad ottenere che il comune si doti di spazi free per le persone meno abbienti che non possono permettersi di pagare i lidi in concessione presso la nostra rinomata località balneare isolana. Una decina di cittadini mostrano di non aver gradito l’organizzazione attuale delle spiagge e ieri hanno manifestato il proprio dissenso presso il municipio di Piazza Santa Restituta retto dal Commissario Prefettizio Ida Carbone. Non si tratta solo della paura Coronavirus, del distanziamento e degli obblighi di legge che impongono una certa riorganizzazione della risorsa mare. Si tratta piuttosto di un problema atavico legato allo sfruttamento in termini privati della suddetta risorsa e dell’eccessiva commistione tra interessi. Intanto le polemiche riaffiorano all’ombra del Fungo.

“La spiaggia è un bene comune – argomenta uno dei portavoce del movimento spontaneo che si sta organizzando per forme di protesta più veementi – viviamo nel Rione Ortola, la spiaggia appartiene a tutti noi! Siamo di Lacco Ameno e pur avendo un mare bellissimo non possiamo goderne perché hanno privatizzato tutto. Vado in spiaggia e mi si obbliga a pagare 300 euro con queste tariffe cumulative settimanali per stare 2 ore al giorno per ombrellone e sdraio. Ma io vorrei andare nella spiaggia libera. Ma ormai non esistono più, l’unico pezzettino rimasto è nel canale tombato dell’alveo al Lido Sombrero“.

Insomma una situazione perniciosa e difficile che sta muovendo polemiche e malumori e che molti artatamente vorrebbero veicolare come manifesto politico per il prossimo voto di autunno in Comune. Senza esito al momento. I manifestanti hanno chiarito di voler rifiutare ogni bandiera elettorale, solo avere un pezzettino di spiaggia libera da qualche parte.
“A San Montano che è la nostra spiaggia, il tratto libero ricade nel comune di Forio. Hanno persino chiuso il Pozzo di Santa Restituta. Un acqua termale benefica, dove ci si curava dai malati. Ci hanno buttato un masso enorme e l’hanno cementificata per fare gli affari dei privati e dei parchi termali. Nessuno ha difeso gli interessi della comunità”. Secondo il cittadino, è “veramente triste e ingiusto aver dato in concessione tutto e non aver lasciato nemmeno le prime 2 linee per chi volesse andare in spiaggia liberamente. Una vergogna assoluta! Noi chiediamo solo uno spazio per chi on può permettersi il lido e le vacanze altrove”.

Ma quella dell’uomo non è stata una voce isolata. Anche altri frequentatori della località si sono lamentati per la carenza di spiagge libere, tra chi dice che “ gli spazi liberi lungo tutto le coste di Lacco non è che non sono sufficienti… non esistono sono proprio spiagge libere“.
Molti cittadini di Lacco Ameno, ormai si sono rassegnati e non protestano più, altri, però, non ci stanno e sono pronti ad organizzare una manifestazione plateale per vedersi affermare quel che ritengono un diritto

Sono finite le spiagge libere
Oltre il 60% delle coste sabbiose è occupato da stabilimenti balneari. Un fatto di cui si parla sempre ad ogni vigilia di stagione balneare e che a Lacco Ameno sta riesplodendo in un vivace dibattito cittadino. A Lacco le spiagge non sono mai state il pezzo forte e nei circa 4 km di costa ogni estate trovare una spiaggia libera è davvero un’impresa. Unico spazio concesso la foce del canale della Lava davanti al porto turistico. Non proprio un tocca sana. Le poche che ci sono, sono ubicate in porzioni di costa che dire di “Serie B” è poco tra canali di scolo, fossi o fognature e quindi dove la balneazione è, o almeno dovrebbe, essere vietata.
Una realtà inconfutabile legata al fenomeno della privatizzazione selvaggia delle nostre coste , delle concessioni senza controlli e dei canoni bassissimi a fronte di guadagni enormi per gli stabilimenti e di un misero introito per lo Stato (nel 2016 ha incassato poco più di 103 milioni di euro). Dato ancor più grave è che sono pochissimi lidi che consentono il passaggio alla battigia è non per le misure anticontagio. Intelligenti pauca.

Per un pugno di sabbia nelle casse dell’erario
L’alternativa alla spiaggia libera è quella in concessione. Per i lidi sottratti alla libera fruizione si pagano però canoni demaniali bassissimi, a fronte di guadagni enormi. Nel 2016 lo Stato ha incassato poco più di 103 milioni di euro dalle concessioni a fronte di un giro di affari stimato da Nomisma di 15 miliardi di euro annui.
Si tratta di 6.106 euro a chilometro quadrato contro una media di entrate per le casse pubbliche di circa 4 mila euro all’anno a stabilimento. Nel dettaglio i dati sulle entrate derivate dai canoni, presentati dal governo nel 2016, sono ancor più clamorosi se analizzati per Regione. Ai primi due posti ci sono Toscana e Liguria. La Campania pur essendo a metà classifica comunque viaggia sopra i 7 milioni.

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