domenica, Gennaio 25, 2026

Città: nomi propri e nomi comuni_1

Gli ultimi articoli
pubblicità elettorale

La POLPA E L’OSSO di Francesco Rispoli | Se t’inoltrerai lungo le calate dei vecchi moli
in quell’aria spessa, carica di sale, gonfia di odori
lì ci troverai i ladri, gli assassini e il tipo strano
quello che ha venduto per tremila lire
sua madre a un nano.
Se tu penserai e giudicherai da buon borghese
li condannerai a cinquemila anni più le spese.
Ma se capirai, se li cercherai fino in fondo
se non sono gigli, son pur sempre figli, vittime di questo mondo. (La città vecchia, F. De André)


Un tempo la città intesseva i suoi tanti ‘racconti’ in una “struttura comune” in cui gli abitanti “si riconoscevano”. Essa esiste più negli odierni agglomerati?
Nei territori relitti, ai margini delle metropoli, lo sguardo si disperde nei residui tra oggetti reciprocamente muti, senza un embrione di struttura, né forme di dialogo che diano il senso di un “luogo comune”. Quello che nominiamo “spazio pubblico” – e che dovrebbe corrispondere a “quel che è di tutti”, “bene comune” – qui diviene “terra di nessuno”. Come possiamo descriverlo, ricondurlo a un’“aria di famiglia” che abbia un senso, in cui si avverta un’eco, sia pur flebile, di luogo condiviso?

I “nomi propri” dell’architettura della città – assi, reticoli, nodi, tracciati, bordi, confini, recinti, trame, ecc. – sono, nella città storica, anche “nomi comuni” di una lingua condivisa, “termini” di un colloquio collettivo. A quali cose di tanti agglomerati possono darsi questi nomi se quel che appare è interruzione, frantumazione, dissolvimento e rende arduo il pensiero stesso di immagine urbana?

Forse occorre un nuovo sguardo, prendere atto che ogni condizione specifica ci richiede di “attraversare” i luoghi con attenzione devota per ciascun ‘dove’ si abiti. Per fare in modo che le astrazioni della ragione non ci distacchino dalla concretezza delle singole situazioni e dei soggetti che quei luoghi abitano, dalle loro storie e dai desideri che esprimono.

Con loro dobbiamo stare in vicinanza. Essi ci vengono incontro. E noi dobbiamo andar loro incontro. Il “prossimo” non è chi ci si trova accanto. Ma chi ci si approssima. E colui al quale ci approssimiamo!

  • Articolo realizzato dalla Redazione Web de Il Dispari Quotidiano. La redazione si occupa dell'analisi e della pubblicazione fedele degli atti e dei documenti ufficiali, garantendo un'informazione precisa, imparziale e trasparente. Ogni contenuto viene riportato senza interpretazioni o valutazioni personali, nel rispetto dell’integrità delle fonti e della veridicità dei fatti.

    Visualizza tutti gli articoli

Iscriviti alla newsletter

Resta informato e non perderti nessun articolo

contenuti sponsorizzati da Geozo

LEAVE A REPLY

Please enter your comment!
Please enter your name here

Iscriviti alla newsletter

Resta informato e non perderti nessun articolo

Gli ultimi articoli

Stock images by Depositphotos