La storia che vi abbiamo raccontato in esclusiva lo scorso 6 dicembre, quella che vede il CISI soccombente rispetto all’Agenzia del Demanio per oltre 400 mila euro per l’occupazione delle aree destinate agli impianti fognari di Casamicciola, arriva ora all’ultimo snodo giudiziario. L’assemblea dei sindaci ha deciso di tentare la strada della Cassazione, affidando al liquidatore del Consorzio ogni valutazione e iniziativa utile per impugnare la sentenza della Corte d’Appello di Napoli.
È proprio la pronuncia di secondo grado, la n. 4912 del 2025, ad aver riacceso il confronto politico-amministrativo attorno al Consorzio Intercomunale Servizi Ischia, oggi in liquidazione. La Corte ha rigettato integralmente l’appello del CISI, confermando la decisione del Tribunale di Napoli – Sezione distaccata di Ischia – che aveva riconosciuto la natura demaniale marittima delle aree occupate dagli impianti fognari e la piena legittimità della richiesta di indennizzo avanzata dallo Stato.
La sentenza è stata esaminata l’11 dicembre scorso dall’Assemblea dei soci del Consorzio, riunita presso il Comune di Ischia in seconda convocazione. Presenti i sindaci di Ischia, Forio, Barano d’Ischia e Lacco Ameno, in rappresentanza di oltre l’80 per cento delle quote consortili. Assenti Casamicciola Terme e Serrara Fontana. A presiedere la seduta, come previsto dallo statuto, il sindaco di Forio Stanislao Verde.
Nel corso dell’assemblea, il liquidatore unico del CISI, l’avvocato Luciarosa Buono, ha illustrato i contenuti e le conseguenze della decisione della Corte d’Appello. I giudici hanno ribadito che le aree su cui insistono gli impianti fognari hanno natura di demanio marittimo, assimilabile al lido del mare, in assenza di qualsiasi formale provvedimento di sdemanializzazione. Una qualificazione che, secondo la Corte, discende dai caratteri oggettivi del bene e non può essere scalfita né dall’intestazione catastale né da valutazioni tecniche difformi.
Da qui la conferma della responsabilità del CISI quale soggetto utilizzatore esclusivo degli impianti e unico beneficiario dell’utilità tratta dall’occupazione delle aree. Respinta anche la richiesta del Consorzio di essere manlevato dal Comune di Casamicciola Terme, chiamato in causa quale ente delegato alla gestione del demanio. Un passaggio che chiude definitivamente, almeno nei gradi di merito, il tentativo di spostare su altri soggetti il peso economico della vicenda.
Il contenzioso trae origine da due giudizi riuniti, avviati dopo l’intimazione al CISI di pagare complessivamente 400.649,74 euro per l’occupazione abusiva delle aree demaniali nel periodo compreso tra il 1997 e il 2006. Una somma che ora, in assenza di ulteriori impugnazioni, è destinata a diventare definitiva. L’Avvocatura dello Stato ha già notificato al Consorzio l’avviso di recupero delle spese di giudizio, unitamente alla sentenza.
È proprio il rischio del giudicato ad aver spinto l’assemblea dei sindaci ad autorizzare il ricorso in Cassazione. Come evidenziato nel dibattito, la mancata impugnazione determinerebbe la cristallizzazione del debito, con effetti rilevanti sull’equilibrio patrimoniale e finanziario dell’ente in liquidazione e con possibili profili di responsabilità gestionale e contabile.
All’unanimità, l’Assemblea ha quindi demandato all’avvocato Luciarosa Buono ogni atto e formalità necessari per la tutela del Consorzio, compresa la facoltà di individuare e incaricare un legale abilitato al patrocinio dinanzi alle giurisdizioni superiori, al fine di valutare e proporre il ricorso alla Suprema Corte. La delibera è stata dichiarata immediatamente eseguibile.
Ora la vicenda entra nel suo ultimo e più complesso capitolo. La Cassazione rappresenta l’ultima possibilità per il CISI di evitare che una storia amministrativa lunga quasi trent’anni si chiuda con una condanna definitiva destinata a pesare, ancora una volta, sui conti pubblici dell’isola.






