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La Polizia di Ischia riparte da Ciro Re: “Non c’è bisogno del trionfo dell’apparenza”

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Gaetano Di Meglio | Sorridente, sereno e pronto. È questo il biglietto da visita del nuovo dirigente del Commissariato di Ischia, il Vicequestore Dott. Ciro Re. 56 anni, Re arriva ad Ischia dopo un lungo percorso all’interno della Polizia di Stato che lo ha visto protagonista sia nelle Marche dove fu costretto a separarsi dalla famiglia e a vivere sotto scorta, sia dal cuore di Napoli e dal Commissariato di San Carlo Arena.
Oltre a tanta “strada”, il commissario ha servito anche a capo della Polizia Postale e nei dipartimenti dedicati alla formazione del personale della Polizia. Ieri mattina, in una conferenza stampa, il vicequestore si è raccontato ai giornalisti dell’isola.
Sono due le cose che colpiscono: la scrivania pulita e la presenza di numerosi libri vissuti. Spiccano i post it e i fogli che intermezzano le pagine. Libri sull’Islam, un saggio sul Corano e una selezione di studi dedicati al mondo dell’Islam che fanno pendant con alcuni encomi ben evidenti tra i tanti che occupano la parete del commissariato di Ischia.

Nessun uomo in divisa a piantonare il vicequestore come avvenuto in passato e l’impressione di avere a che fare con una persona che ha compreso dove si trova, che conosce bene il sacrificio che c’è voluto e che ha una visione chiara su quello che sarà il suo domani, in mezzo al mare, sull’isola d’Ischia.

IL PIACERE DEL “DISPIACERE”
Parlando con i giornalisti il vicequestore si racconta «Ho diretto, per due anni, il settore della Polizia Postale. Un mondo affascinante – si confessa – tra il potenziale dell’on line e il crimine informatico. Un mondo virtuale che è tanto bello e tanto utile ma anche tanto pericolo. In quel mondo ci siamo ormai tutti e ci sono, soprattutto, i nostri figli. Dietro quelle tastiere ci sono dei mostri, talvolta, delle persone affascinanti e autorevoli, ma si nascondono anche dei mosti che cercano di conquistare i nostri ragazzi e li dobbiamo aiutare. In quei due anni ho fatto una grande esperienza. Poi mi sono dedicato alla formazione del personale e sono stato dirigente dell’ufficio del personale sempre in una provincia marchigiana dove è stato molto importane l’interazione. Può sembrare assurdo, ma credo che i colleghi debbano venire e andare via con “dispiacere”. Cioè io devo andare via dall’ufficio e mi deve dispiacere, vado a casa e mi dispiace, sembra assurdo, però, se il personale viene, lavora bene, con serenità e soprattutto con piacere, le energie vengono messe a disposizione della cittadinanza e si va oltre la conoscenza diretta. Se sono sereno, allora sarò in grado di dare qualcosa in più alla cittadinanza. Ho avuto una esperienza nel settore della logistica, sempre in una provincia marchigiana e, sempre nelle Marche sono stato capo di gabinetto per due anni in una provincia marchigiana e ho traghettato il commissariato di Fermo fino a diventare Questura. Sono arrivato a Napoli un anno e mezzo fa e ringrazio il Questore per questo nuovo incarico. Ero assegnato al Commissario San Carlo Arena, una zona calda come la Sanità e il Rione Amicizia, ecco.”

IL GRUPPO CONTA
«A Napoli –continua il vicequestore Re – ho trovato un gruppo forte e ho capito quanto fosse importante il gruppo. Sono del parere che i generali con 20.000 uomini sono tutti bravi. Se mi danno 30.000 uomini magari ne lascio sul campo 10.000 si, te ne restano 20.000 e puoi dire che hai vinto la battaglia. Ma quei 10.000 sono morti. Dico sempre che il dirigente è responsabile degli uomini. Si, deve portare a casa il risultato, ma deve fare anche in modo che il personale lavori serenamente e, soprattutto, che torni a casa sano e salvo. Pochi giorni fa abbiamo fatto un’operazione qui a Ischia e abbiamo avuto un collega che ha subito delle lesioni. Mi sento responsabile.

L’IMPORTANZA DELLA CONOSCENZA
«Credo che sia necessario avere una profonda conoscenza dell’altro e quindi fare uno studio sull’altro per arrivare alla strategia” commenta il vicequestore che si lascia anche ad una riflessione sui rapporti tra Islam e occidente.
“Vi incontro dopo un mese – chiosa – della mia operatività qui a Ischia. E’ stato periodo di conoscenza e di studio. Abbiamo impiegato un po’ tempo per approfondire la conoscenza del territorio e, non voglio dire che sono già stanco, ma abbiamo lavorato dalle 8 del mattino fino alle 23.00 per fare riunioni su unioni proprio per avere conoscenza di questo nuovo ambiente. Ieri ho incontrato i sindaci dell’isola per comprendere le loro esigenze e per calibrare bene gli interventi. Dobbiamo essere collaborativi e tenere contro sia delle eventuali rimostranze sia delle eventuali segnalazioni. E’ stato un incontro proficuo, devo dire positivo, e abbiamo già posto in essere una serie di attività che a breve porteremo avanti con il sindaco di Serrara Fontana, di Barano d’Ischia e di Ischia e abbiamo già fatto questa riunione operativa”.

VENDERE SICUREZZA
«I problemi e la sicurezza devono essere sentiti. Uno un vero: dobbiamo “vendere sicurezza”. È un po’ come quel commerciante che deve vendere la carne o il prosciutto. Se non è buona, l’utente si lamenta e ti chiede conto di quello che gli hai venduto. Ecco, noi dobbiamo fare in modo che il cittadino “acquisti”. O meglio che il destinatario finale, l’utente, si possa sentire sicuro e possa uscire per strada sempre.»

La sua nomina – gli abbiamo chiesto – sembra una scelta di “saggezza”. In qualche modo l’isola d’Ischia è stata usata come un trampolino di lancio nella carriera. Sembra che oggi, invece, Ischia diventi un po’ come luogo di accoglienza. Siamo onesti, c’era bisogno di una direzione diversa e, soprattutto, di una gestione alternativa.

“Una piccola parentesi. Questa parete – risponde e indica al nostro direttore – serve al sottoscritto come ricordo e come stimolo per andare avanti e avere memoria di quello che è stato per continuare su questa strada. Perché ognuno di questi encomi è legato ad una storia. L’ultimo encomio solenne è stato per un’operazione meravigliosa in cui abbiamo salvato un bambino di nove mesi tra le montagne dei Monti Sibillini durante un periodo di neve. Chissà, ci sarà un altro bambino, magari di Ischia, che ha bisogno dei nostri interventi”.

Sì è già fatto un’idea di quello che può significare lavorare in un territorio, diciamo un’isola soltanto sulla carta. Un territorio che, ad esempio a differenza delle città, si muove a folate.
«È chiaro che il lavoro va modulato rispetto a una città. Avremo presto due moto sul territorio e grazie all’ispettore Pinto arriveranno due “Pegaso”. Due moto leggere adatte alle stradine di Ischia. Dobbiamo essere sulle strade e, ad essere sinceri, senza essere fastidiosi. Non mi piace l’idea di un’eccessiva militarizzazione del territorio, credo che sia molto più importante la qualità dell’operazione. Non c’è bisogno del trionfo dell’apparenza come diceva un docente della Federico II. Mi sento spesso dire che Ischia è un’isola felice – aggiunge – e qualcuno faceva riferimento alle sue problematiche e alle situazioni particolari che possono essere, diciamo così, il codice rosso o lo spaccio di sostanze stupefacenti. A me piacerebbe che il cittadino sappia che qui c’è un gruppo di colleghi che possono essere un punto di riferimento. La Polizia non è l’altro, non è la controparte, non è il nemico che sta per sanzionarmi. Ho chiesto a tutti gli agenti di rispettare la persona. Anche il cittadino che si trova ai domiciliari, ad esempio, deve sapere che noi operiamo sempre con rispetto e professionalità. A maggior ragione e ancor di più l’utente che potrebbe impressionato da una presenza massiccia di polizia e a cui potrebbe dar fastidio, ma chiaramente, si deve capire che tutto questo è nell’interesse della comunità”.

Dottore – gli chiediamo -, è impossibile però non farle qualche domanda sui fatti che l’hanno resa “leggenda”. Lei parlava di vicinanza e della possibilità di immedesimarsi nell’altro che, magari, è vittima sa che si può interfacciare con lei sapendo che in qualche modo anche lei è stato vittima…

«Pur avendo invitato qualcuno dei miei uomini a fare un passo indietro, oggi mi commuovo a pensare a quel “Paperino” e quel “Topolino” che sono i miei figli. Era proprio quella l’età. Poi quei comportamenti sono stati reiterati e, quindi, a breve avrò il piacere di avere i miei due cuccioli con me. Sì, effettivamente sono situazioni particolari perché, come si diceva prima, esistono le isole felici eccetera e a me sembrava anche quella un’isola felice. Ma quando lavori bene, soprattutto senza fare passi indietro, senza avere il timore e non tanto per la famiglia ma per i collaboratori, magari locali, ecco… ritorno a questi encomi e senza presunzione, li vorrei vivere come dei promemoria”.

Un’altra cosa che peschiamo dal suo passato e la passione per le arti marziali e la pratica dello judo
“Ho iniziato a praticare judo, forse, a 5 anni con il grande maestro Protesta. Erano i primi anni che si entrava in contatto con il Giappone. Poi ho continuato nel mondo della kick boxing. Le arti marziali danno tanto. Insegnano a sacrificarsi senza diversivi. Cioè, lì non c’è paura per il sacrificio e c’è tanta sofferenza e, soprattutto non ci sono soldi. Lo sport non deve dare soldi, deve dare molto altro.

RISPOTA ALLA MALAMOVIDA
«Vi anticipo che da stasera (ieri) ci sarà un’azione coordinata, da poco abbiamo terminato una riunione con uno dei responsabili che coordinerà l’operazione, per dare una risposta alla movida. Partiamo stanotte (ieri). Abbiamo ascoltato i sindaci che ci hanno indicato alcune zone e saremo pronti. Noi sensibilizzeremo soprattutto gli esercizi commerciali affinché non ci sia la vendita di alcol ai minori. Ho già chiesto al collega di fare attività preventiva così come facevo io. Partivo un paio d’ore prima del servizio e interagivo con i commercianti. Bisogna garantire l’economia, so bene che nella movida gli imprenditori devono lavorare e lavorare bene perché bisogna far girare economicamente la società e recuperare questi anni che ci hanno praticamente distrutto. Però, vogliamo cooperazione per non arrivare a sanzionare eccetera. Si deve capire che se vendi alcol ad un minore, ci metti in difficoltà. Quindi chiederemo collaborazione, cioè facendo in modo che il commerciante diventi un nostro ausilio. A Napoli erano loro che abbassavano le serrande in base all’ordinanza e non c’era bisogno di intervento dei nostri reparti”.

Viviamo un presente complicato e sapere che lei ha gestito il settore della polizia postale, ci permette di poter interagire anche su quelli che sono i fenomeni del bullismo e, ancora di più del cyber bullismo
«Come ho già detto – conclude Re – quello del web è un mondo complicato e bellissimo. Dietro allo schermo c’è chi si presenta in un certo modo ma poi è un mostro. Dobbiamo fare in non modo che la rete risulti sicura. E’ fondamentale anche la nostra presenza nella scuola. Penso e spero che questo progetto venga accolto da tutte le scuole. Porteremo dei tecnici e discutevano anche con i ragazzi dei rischi che possono correre. Ormai tra telefonini, tablet e computer, sono troppo esposti. Io vorrei più ragazzi nelle palestre, più ragazzi a fare jogging, footing eccetera e meno collegati e on line. Quello on line è un mondo che non possiamo ripiegare. Questa è l’attualità e il futuro sarà sempre ancora peggio. Però dobbiamo lavorare e far capire loro quali sono i rischi”.

1 commento

  1. Il Vicequestore sembra una persona molto seria: avendo a disposizione risorse limitate, spero che faccia fare meno posti di blocco nelle piazze dello “struscio” (piazza degli Eroi, piazza Antica Reggia ecc.) e dirotti i suoi uomini nelle periferie disagiate dell’isola.
    Noi che abitiamo nei quartieri popolari non siamo figli di un Dio minore.

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