Ciao, zio Prì!

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Caro “zio” Primo,
in questo 4WARD avrei voluto scrivere di molti altri argomenti, a cominciare -giusto per dirne uno- dal disastro della delocalizzazione delle biglietterie traghetti nel parcheggio Guerra. Non mancherà occasione di farlo; ma stasera, volente o nolente, il pensiero va a Te. Solo a Te.

Ero sul punto di chiamare il Direttore e dirgli che, come accadde nel giorno in cui persi la mia Mamma, avrei saltato l’editoriale del venerdì per la seconda volta nella storia del nostro Giornale. E’ stata dura salutarTi per sempre, succede solo con le persone veramente care. Poi ho pensato che scriverTi qualcosa avrebbe mitigato un po’ il dolore di averTi perso (sensazione orribile). Quindi… ci provo.
Stai tranquillo, non starò qui a intortarTi di lodi! Anzi, Ti giuro che sarò brevissimo e scriverò molto meno delle circa seimila battute abituali, perché so bene che già qualche piccolo pensiero pubblico
Ti darà noia, amante com’eri del low profile a tutti i costi; un po’ come dinanzi alle mie genuflessioni e “zerbinature” che Ti dedicavo un po’ ovunque (anche Ilia mi è buona testimone) senza curarmi più di tanto né di chi stava lì a guardare e men che meno del Tuo porre in evidenza a chi Ti era accanto che la cosa sapeva tanto di “paraculata”.
Era un modo come un altro di dimostrarci -ammesso ce ne fosse bisogno- quanto ci volevamo bene. Ma quanto ci divertivamo…

Ieri, fuori casa Tua, Raffaele “Masino” Buono ha detto una cosa di Te che ho mutuato con estremo piacere: sei l’amico che chiunque avrebbe voluto.
E la cosa che Ti ha sempre reso speciale un po’ per tutti è stata la Tua capacità di riuscire a coniugare, ponendolo in primo piano, il valore dell’amicizia e il rigore con cui hai saputo distinguerTi professionalmente.
Come dire, deontologia e morale a braccetto come pochissimi, nei miei cinquantadue anni e mezzo di vita, sono riusciti a dimostrarmi. Proprio come quando, nel 1991, venni da Te per un ricorso amministrativo molto delicato e Tu, vista la materia, mi dicesti: “Davide, se avessi io un problema così delicato, mi affiderei a Bruno Molinaro”, dandomi una lezione di onestà intellettuale e professionale tuttora unica per quel che mi riguarda e aprendomi la strada verso un’altra delle poche persone che, proprio come Te, hanno rappresentato e continuano a rappresentare a pieno titolo, nella mia esperienza di vita, quel valore così inestimabile in cui, nonostante il palese scadimento qualitativo del nostro contesto sociale, entrambi abbiamo sempre creduto.
Avevi sei anni più di me, non tantissimi, ma abbastanza per consentirmi di aver interpretato quel titolo di “zio” assegnatoTi da alcuni dei Tuoi amici coetanei come uno status ascritto a chi, da sempre, sin da quel bugigattolo di studio in Via Osservatorio, se l’era guadagnato sul campo, rendendosi vera guida, punto di riferimento certo e sempre presente anche per un semplice consiglio corroborato dalla conoscenza reciproca e dalla sensibilità propria di chi ti vuole bene. Proprio come un vecchio zio!
Anch’io Te ne ho voluto tanto, e Tu lo sai bene.
Proprio per questo, ma non solo, già mi manchi da morire.
Ciao, zio Prì!

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