mercoledì, Gennaio 27, 2021

Ciao, Diego! | #4WD

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L’organizzazione farebbe capo ad un gruppo di spagnoli che aveva ideato la consegna tramite una grossa ditta di corrieri. Oltre al giovane, T.T. di 20 anni, sono stati intercettati anche due compagni per i quali si è proceduto con la denuncia a piede libero. L’arrestato si è difeso spiegando che la sostanza proveniente dall’estero era acquistata per uso personale. I 300 grammi sequestrati non hanno convinto il pubblico ministero

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Si può piangere per un calciatore che muore? Se è quello che ti ha fatto sognare per sette anni di fila, sì. È un po’ come perdere un vecchio, caro amico lontano, ma sempre in prima fila nel tuo cuore.

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Diego non era un semplice calciatore. Era innanzitutto IL calciatore, quello che non si era mai visto prima d’allora e che tuttora vanta tanti inutili, disperati tentativi di emulazione. Diego è stato il Napoli e le sue vittorie, il simbolo del riscatto di una città martoriata dai luoghi comuni e dalle sue mille contraddizioni e finalmente dominante almeno con la sua squadra di calcio. Diego è stato il trascinatore di tanti ventenni come me in giro per l’Italia e l’Europa a percorrere migliaia di chilometri pur di andarlo ad ammirare, ovunque e comunque. Diego è stato il giocattolo che ti veniva invidiato dall’amichetto viziato, che pur potendoselo permettere e volendolo ad ogni costo, non ha mai potuto averlo, perché Lui era tuo e solo tuo.
Diego è stato il patrimonio dell’umanità del calcio. Un patrimonio che comunque sia, al di là di tutti gli eccessi che ne hanno caratterizzato la pur turbolenta esistenza, resta tuttora inestimabile. Un valore indefinito che per tutti, a cominciare da lui, appartiene molto più a Napoli e ai Napoletani che non alla stessa Argentina, che lo ha pur sempre venerato come un dio vivente.

Mi piace immaginare, oggi che se n’è andato, un incontro nell’aldilà tra Lui e l’Avvocato Gianni Agnelli, al cui assegno in bianco Diego seppe dir di no perché mai avrebbe tradito il suo Napoli e la sua Napoli andando a indossare la maglia dei nemici di sempre. Perché certi amori, oltre a non finire mai, restano impressi a fuoco nel cuore di chi li vive sul serio. E quella maglia azzurra, Lui l’ha conservata per sempre cucita addosso, come una seconda pelle.

E a chi oggi, dopo aver cercato ad ogni occasione utile di ridurre ai minimi termini la sua superiorità assoluta e indiscutibile azzardando paragoni irriverenti, comincerà sicuramente a celebrarlo, rispondo con il titolo a caldo di Gazzetta.it: “E’ morto Maradona! Il calcio piange il più grande di tutti.

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