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Ciao coach Antonio Stanziola, Ischia ti alza l’ultimo cinque

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Gaetano Di Meglio | Nella sua Agropoli, quella che non aveva mai veramente lasciato, Antonio Stanziola ha smesso di vivere. E anche quest’estate non ha voluto saltare l’appuntamento con gli amici di sempre, con la sua città, con la sua gente. Ed è stata l’ultima volta. Per tutti.
Giovedì mattina l’ultimo respiro. L’ultimo battito di ciglia in questo viaggio terreno. E così, incredula e addolorata, Ischia ha salutato uno di quelli che l’hanno resa migliore: nel basket, nell’informazione, nell’assistenza sanitaria e nel dibattito politico.
Antonio Stanziola, soprattutto, è stato Coach Stanziola. Una vera ricchezza per tutti quelli che amano la palla a spicchi. Uno di quelli che ti faceva correre e a cui piaceva vincere. La zonepress era la sua specialità! Bastava una sola parola “press!” e la difesa sapeva come porsi in campo: le gambe si abbassavano, le mani si alzano e si era pronti per bloccare qualsiasi attacco. “PRESS!” era il grido di battaglia.

Antonio, però, era anche altro: impegnato politicamente e pronto anche nel sociale. In questo ricordo a più voci – come facciamo di solito – proveremo a ricordare i diversi aspetti di Antonio Stanziola
Io sono cresciuto tra fascisti e anarchici. Ho trascorso molti anni della mia fanciullezza a Sant’Antuono dove c’era la prima redazione de “Il Settimanale d’Ischia”. Una volta entrati, sulla desta, c’era un grande sala. Su un lato il tavolo luminoso con Leonardo Commitante e Claudio Pirulli; un metro più a sinistra la camera oscura per i fotoliti e poi la macchina per stampare. Una piccola 35×50 ad un colore. La macchina di Antonio, una prima offset.
Io sono cresciuto tra fascisti e anarchici che si volevano bene e si rispettavano. E uno di quelli mi ha insegnato la differenza tra CACARE e CAGARE (come recitava un cartello, grosso, scritto in rosso e appeso sopra al wc dove spesso si lavavano i rulli e si buttavano gli acidi. Ma non tutti lo capivano).
In “Sussurri e Grida”, Domenico Di Meglio lo ricorda così: “A stampare chiamammo ANTONIO STANZIOLA, un anarchico con cui avevo “guerreggiato” anni prima, una persona squisita. La macchina da stampare aveva un difetto e raccoglieva più fogli per volta… Stanziola acquistò una tale capacità a “smazzarli”, che con la sinistra accompagnava i fogli e con la destra si confezionava lo “spinello” di puro tabacco, che fumava tranquillamente”.
Negli anni, poi, Antonio fu anche vittima di un incidente sul lavoro. Il suo dito fu schiacciato dai rulli della vecchia Offset Italia 30RV. Passò tanto tempo con il dito “cucito” nella pancia e perfezionò l’arte del “confezionare” le sigarette con una mano sola. Con te, caro Antonio, va via un pezzo allegro di cuore, di vita, di sport e di giornale.

I ricordi

“Dopo Lello Pilato – scrive sul suo profilo la Cestistica Ischia – la Cestistica Ischia si ritrova, ancora una volta, affranta alla notizia della prematura perdita di un altro pilastro e pioniere storico della pallacanestro ischitana. Antonio Stanziola ha plasmato generazioni di giocatrici e giocatori di basket sempre con il sorriso, la gentilezza ed il disincanto per le terrene miserie proprio delle menti superiori. Mille aneddoti da raccontare… ma guai a cercare un episodio con una connotazione negativa… si finirebbe per fare un buco nell’acqua. Amico di tutti quelli che lo hanno conosciuto, nel campo lavorativo, in quello sportivo e soprattutto in quello familiare. La Cestistica Ischia si stringe compatta intorno a Nicolina, Flora, e Salvatore in questo momento di grande dolore. Ciao Amico”

“ADDIO COACH STANZIOLA. Sei stato un punto di riferimento della mia giovinezza sportiva” inizia così il ricordo di Giovanni Sasso, uno di quelli che a Sant’Antuono ci è arrivato con i calzoni corti, come me. Giovanni stava nello stanzone appena entravi, una volta vicino alla STAHL, la piegatrice, un’altra volta alla Rotaprint, poi al PC.
“Indimenticabili – continua – le giornate in redazione a Sant’Antuono così come i miei primi passi nel mondo del basket. Mi ‘strappasti’ al calcio, facendomi vivere da vicino, con Lello Pilato, Marco Ielasi, Giovanni Cervera e Sandro Parracino, l’epopea della Grande Cestistica. Mi hai inculcato i primi semi della cultura sportiva. Avrei mille aneddoti da raccontare ma gli occhi gonfi a stento mi fanno leggere quello che sto scrivendo. Grazie per le bellissime giornate trascorse insieme, per avermi voluto bene per davvero”.

Grazie al ricordo di Luciano Castaldi possiamo comprendere anche un po’ di più di chi era Antonio “il politico”.

“Il notebook basketball nero con i fogli per le statistiche, le schede per gli allenamenti e segnare le presenze, quelli per disegnare nuovi schemi. Gli occhiali doppi come fondi di bottiglia. La mitica “zonepress”, micidiale in quella maledetta palestra “Scotti”. La sua voce che diventava un po’ come quella di Sandro Ciotti. “PRESSS!”. Quanto l’abbiamo odiato questo urlo noi di Forio! Poi… Poi… Le cartine per le sigarette e la birretta al bar. Gli allenamenti sul campo all’aperto di Panza, i primi confronti. Soprattutto la compostezza, la gentilezza, i grandi discorsi sulla tolleranza, l’anarchia, i diritti. Saper cogliere il momento giusto per alzarsi, sedersi, fare un passo avanti o indietro. Mai atteggiamenti da guru. Mai una parola contro questo o quello. Dio è il bene che facciamo, quello che ci circonda e a volte neppure vediamo. Quello che portiamo in mezzo agli altri senza vanagloria, senza sforzi. Una stretta di mano, un sorriso con gli occhi, un lampo, un ricordo, un ragazzo che sognava grandi imprese, un mondo più giusto. Questo è tutto. Addio, carissimo coach.”

Si chiariscono i contorni con Gianni Vuoso che lascia il basket. “Caro compagno Antonio, Incredibile. Speravo che avessero sbagliato. Macché. Mi sono ricordato subito che ci siamo incontrati due giorni fa, che abbiamo avuto il solito scambio di idee su quest’isola bellissima ma mal gestita in ogni comune; lo scorso 25 aprile, sulla strada dinanzi al mio vicolo mi dicesti: diamoci gli auguri per questa festa, facciamolo almeno fra di noi. Anarchico convinto, sempre sereno nelle analisi politiche. Caro compagno ti saluto col pugno chiuso e so che condividi. Mi dispiace che non ci sei più, come mi dispiace che non potremo incontrarci più tu, Mizar ed io, tutti e tre vicini di casa e pronti a dibattere con grande fraternità. Ciao Antonio, sono contento di averti conosciuto da quando eravamo ragazzi ed in particolare, come tecnico di tipografia e come militante politico. Un abbraccio a tua moglie e ai tuoi figli.”

Dopo il basket, la politica e la tipografia, Antonio Stanziola è stato anche altro.

La sua duttilità, la sua simpatia e il suo saper fare è stato apprezzato anche da Egidio Ferrante. Uno dei combattenti della SIR ad Ischia. Uno che ha conosciuto Antonio in un’altra sua versione.
Ciao Antonio Stanziola. Ciao amico caro e sincero. Ciao anche da tutti i sofferenti psichici – scrive Egidio – che in questi anni, da quando aprimmo la Sir Villa Orizzonte a Barano nel 97, hai incontrato nel tuo lavoro , prima come assistente e poi come coordinatore del Gruppo Appartamento S. Alessandro. Quante riflessioni sul nostro percorso politico ed esistenziale, sul nostro essere di Sinistra, sul nostro ruolo di genitore. Curioso, sensibile e attento all’altro. Mi chiedevi, con interesse, della mia terra di Calabria , di quando ero all’università di Portici e di Bologna, città a me cara dove ho vissuto 10 intensissimi anni. Mi raccontavi della tua amata Agropoli e della tua isola. Della tua professione di tipografo e del tuo amore per il basket. Dei tuoi gusti musicali, molti dei quali sono anche i miei. Quante chiacchierate vicino ad una bottiglia di vino, tra goliardia e contenuti di impegno sociale e politico. Quanti confronti sulla Salute Mentale e sull’evoluzione dei pazienti psichiatrici, del loro disagio e delle loro inquietudini. Sei stato il primo, con una semplicità incredibile, a spiegarmi Facebook e il suo meccanismo. Era bello quando parlavamo dei nostri figli, delle nostre preoccupazioni di papà. Bello anche quando ironizzavamo sulla tua vista precaria. Conservo con amore le brochure e le locandine che creasti per pubblicizzare la mostra che feci all’Albergo Vittoria per ricordare e far conoscere oggi, il mio Paese di nascita. Lo sponsor di questo progetto era il nostro Consorzio e datore di lavoro , Gesco Campania il cui presidente era Sergio D’Angelo , amico e professionista che volevamo bene entrambi. O del recital che organizzai con Leonardo e Pasquale, due amici in comune, per raccogliere fondi per l’adozione a distanza dei bambini/e palestinesi feriti nella Striscia di Gaza. Lavoro artistico, il tuo , di qualità , creatività e passione. Mi raccontavi spesso del tuo passato di anarchico e di quegli 70. Anni a noi due molto cari. Anni in cui si pensava di cambiare il mondo, di cambiare lo stato delle cose. Ciao Antonio. Un caro abbraccio a Nicolina, tua compagna di vita di sempre, a Salvatore e Flora, i tuoi gioielli. Tu, marito sempre presente. Tu, papà sempre affettuoso. Tu, amico sempre garbato e rispettoso. Che tutto ti sia lieve.”

Successo in ogni stagione

E poi, in chiusura, il ricordo di Elena Solmonese. Una giovanissima che vive la sua passione per la pallacanestro. “Era solito chiamarci tra di noi “Signore e Signora”. Nel tuo caso avevo ragione, eri un Signore con la S maiuscola. Un amico buono, umile e sincero. Non dimenticherò mai quando 3 anni fa accettasti di venire in panchina con la Serie C Femminile contro Arzano. Nonostante la sconfitta i tuoi occhi brillavano, eri emozionato, l’emozione che ogni allenatore ha nello stare in campo e nel tuo caso di ritornarci dopo tanto tempo. Insieme ci siamo divertiti tanto e te ne sono davvero grata. Sei stato un esempio per tutti noi! Grazie di Tutto! Ti voglio bene Boss”.
Ciao Coach!

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