Christian Bosco: «Ischia, la Serie D ti sta a pennello»

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«La IAFA? Tuteliamo la categoria». Sul format dei campionati: «La legge Melandri non può essere cambiata con una circolare. Defiscalizziamo la C e rendiamo la D semi-pro»

Giovanni Sasso | Viene dalla cosiddetta “gavetta”, andando avanti con le proprie gambe. Sin da giovane ha sempre sognato di operare nel calcio professionistico e, dopo qualche anno speso sui campi dilettantistici campani e non, Christian Bosco ha coronato il suo sogno di abilitarsi come agente di calciatori professionista. Con gli anni è cresciuta la sua esperienza, la percezione che il calcio andava in una certa direzione, ed è emersa anche una certa inclinazione a quella che potremmo definire la “politica dello sport”. Cinque anni fa, di fronte ad un tentato “golpe” alla categoria, è stato il fautore della nascita della IAFA, l’associazione di categoria che ha «come finalità essenziale la tutela dell’immagine e dei diritti degli Agenti di Calciatori come categoria professionale nei rapporti con le istituzioni». Una sterzata di non poco conto, che dà un’idea del personaggio che ad un certo punto della propria carriera ha intrapreso un percorso che è stato seguito da numerosissimi colleghi. Si può dire che Bosco le prime soddisfazioni se l’è prese proprio con l’Ischia. Seppur giovanissimo, ha segnalato diversi calciatori al sodalizio gialloblu, di cui quasi nessuno ha deluso le aspettative, guadagnandosi stima e fiducia (in alcuni casi evolutesi in grandi amicizie) delle varie dirigenze che si sono succedute; ci fa piacere ricordare ad esempio, che stragrande maggioranza dei calciatori protagonisti dell’ultima promozione dell’Ischia in serie D fu consigliata proprio da Bosco. Per chi lo ha conosciuto all’epoca, non era difficile intuire che di li’ a poco avrebbe operato stabilmente tra i professionisti, come di fatto poi è accaduto. Oggi lo ritroviamo spesso come opinionista nelle trasmissioni sportive di diverse emittenti Tv, dove dice la sua sempre in maniera molto diretta e con l’enfasi e la passione che lo hanno sempre contraddistinto, suscitando l’ammirazione degli addetti ai lavori.

COME NASCE LA IAFA

«La IAFA nasce per avversare la scriteriata e irragionevole deregulation di settore disposta dalla FIFA nel 2015, dalla governance di Blatter. Un’aberrazione giuridica. Dopo 15 anni, abrogava tutto il sistema delle licenze per accedere alla categoria e liberalizzava totalmente il settore, ribadisco in maniera assolutamente irragionevole. Chiunque, pagando una quota di 500 euro alla Federazione del proprio paese, e redigendo un’autocertificazione attestante la propria impeccabile reputazione – dice Bosco – avrebbe potuto accedere al settore. In pratica, anche un analfabeta avrebbe potuto esercitare. In tal modo è risultata completamente stravolta/distorta la figura in questione. Non più una figura con prerogative professionali ma una sorta di “mercante in fiera” che si registra ad un elenco meramente ricognitivo, ogni qual volta deve concludere “un affare”; di fatto avevano cancellato gli agenti. Questa situazione non potevamo accettarla, così abbiamo pensato di ricorrere in tribunale contro la Fifa. Quest’ultima intanto si era cautelata con un paracadute giuridico, delegando le singole federazioni a elaborare dei regolamenti nel rispetto dell’ordinamento statuale. Tutto questo però a chiacchiere. Nei fatti, venivano “imposte” direttive ben precise. Alla luce di ciò, gioco forza, abbiamo dovuto sostenere a malincuore una battaglia legale contro la Figc, la quale si è sempre trincerata dietro le disposizioni della Fifa. Al che è stato fatto uno studio approfondito sul diritto comparato, sulla figura dell’agente, sui requisiti giuridici della figura poiché non siamo dei tesserati federali bensì dei liberi prestatori di servizi, facendo degli esami pubblici per accedere alla professione. Pertanto, considerato che non c’era un riferimento normativo specifico (bensì un vero e proprio vuoto nell’ordinamento italiano, così come in qualche altro paese), abbiamo parallelamente intrapreso anche la strada risolutiva politico-istituzionale. E’ stata accuratamente esposta questa problematica alle istituzioni politiche, sia a livello nazionale che comunitario. Abbiamo sempre avuto il chiaro obiettivo del riconoscimento della figura a livello legislativo ed essendoci un vuoto nel nostro ordinamento, era necessario un intervento del legislatore. Come avevamo ampiamente prefigurato, nel frattempo sono emerse delle criticità di questa deregulation : meccanismi interpositivi e simulatori, movimentazioni fittizie di capitali a livello nazionale e internazionale, addirittura infiltrazioni del malaffare. Dal momento che chiunque poteva svolgere un’attività a forte connotazione economica – tale definita anche dalla Commissione Europea – pagando la somma di 500 euro, iscrivendosi a un registro e facendosi firmare dei mandati, alcune lobby economiche di “controversa natura”, hanno cominciato ad investire nel settore»

SITUAZIONE COVID SURREALE

Mentre la serie A si organizza per ripartire, per le altre leghe si profila uno stop definitivo, anche perché le istituzioni non contribuiscono ad avere un quadro chiaro della situazione. «Ci troviamo di fronte ad una situazione che ha del paradossale e del surreale. Le competenti istituzioni – prosegue Bosco – si trovano di fronte a una problematica difficilissima da gestire. Non me la sento di imputare colpe a nessuno, sia alle istituzioni politiche che sportive. Ci sono degli indirizzi: l’Uefa con Ceferin è stata chiara, ovvero completare le competizioni sul campo. Il problema sta nel rapportarle alle tempistiche della stagione sportiva in corso e della prossima. Un paio di giorni fa, lanciai l’idea di mutuare il modello argentino di “apertura” e “clausura”, anche se mi rendo conto che vista la ristrettezza delle tempistiche potrebbe essere complicato applicarlo a tutte le Federazioni europee. In ogni caso, in base a questa mia idea, il torneo di “apertura” servirebbe a stabilire le qualificate per le coppe europee, quello di “clausura” assegnerebbe il titolo, sancendo le retrocessioni. La Serie A proverà a ripartire in tutti i modi, andando ben oltre il termine del 2 agosto indicato dalla Uefa, che a breve ne prenderà atto concedendo tale possibilità per tutte le Federazioni».

E per quanto riguarda le altre categorie? «Purtroppo e sottolineo purtroppo, si aprono degli scenari imponderabili che quasi sicuramente daranno adito a degli strascichi giudiziari. Nonostante l’eccezionalità del nefasto evento, da intendersi come “causa di forza maggiore” per l’interruzione dell’attività agonistica, se le competizioni non verranno completate sul campo, ci sarà sempre qualcuno che reputerà di aver subito un pregiudizio, e ciò indipendentemente dal tipo di decisione presa dalle istituzioni. Ecco perché come ratio generale sarebbe comunque importante concludere le competizioni sul campo, seppur “ad oltranza”. Inutile girarci attorno, potrebbero aprirsi degli scenari assurdi. Con la seppur ragionevole soluzione della “cristallizzazione” delle classifiche e dell’attribuzione dei posizionamenti così come sono, soprattutto se come ha giustamente asserito il Presidente Gravina, si tenterà di tutelare i format rispettando lo statuto federale e le Noif vigenti, ci sarà sempre qualcuno che si dichiarerà “scontento”. Ovemai non si ricominciasse a giocare, sarà impossibile evitare un “sequel” in tribunale».

NUOVI FORMAT? ANDIAMOCI PIANO

In questi ultimi giorni c’è chi cavalca la tigre, proponendo nuovi format per propri interessi, in qualche caso molteplici. Si diffondono scenari come la B con due gironi, la scomparsa della Lega Pro… «Si sentono molte opinioni da bar – sottolinea Bosco –. Quello che posso assicurare è che le componenti federali non sono a conoscenza di simili proposte e che non è mai stato al vaglio del Consiglio federale quel tipo di soluzione. A parte che contemplerebbe anche una modifica della legge Melandri e le leggi non si modificano con una circolare o una delibera del Consiglio federale. Ci vuole un iter parlamentare, un intervento legislativo in primis. Solo così le istituzioni sportive possono essere legittimate a variare sia il format che lo statuto. Altrimenti l’attuale format dei campionati non può essere modificato. Quello che si potrebbe fare, di concerto con il governo, è una defiscalizzazione in maniera decrescente, dalla A alla C. Non è corretto che la C, la quale ha meno introiti, debba pagare lo stesso lordo dei club di A. In base alla categoria, si dovranno pagare meno tasse».

E nei dilettanti? «In merito al sostegno ai tesserati, il governo in questo periodo sta stanziando dei fondi. Una cosa è il momento di emergenza, un’altra sono le misure da adottare per la ripartenza, andando a migliorare rispetto al passato. L’AIC, nonostante le critiche, sta lavorando molto bene a tutela dei suoi associati e sicuramente farà il massimo per dare il proprio contributo ai calciatori di tutte le categorie, dalla A alla 3a Categoria. Ripeto, siamo a metà maggio e parlare di rivoluzioni del sistema e di cambi radicali, la vedo un po’ un’utopia».

STRAGE DI CLUB? NO A DEMAGOGIA E POPULISMO

Questa crisi porterà ad una vera e propria “strage” di club professionistici e dilettantistici? Le opinioni sono discordanti. «Bisogna analizzare singolarmente i casi. Ci sono ad esempio società professionistiche i cui presidenti hanno aziende che operano nel campo alimentare, un comparto che non ha avuto alcun coinvolgimento. Né si può parlare di mancati incassi visto che in tutti i campionati mancavano poche partite – spiega Bosco –. Occorre riportare tutto nei termini della razionalità e del realismo. Inutile fare demagogia e populismo. I danni non si possono valutare collettivamente ma singolarmente, a seconda della piazza, dell’attività imprenditoriale del presidente che è a capo di quella società. Certo non si potranno adottare misure ad personam ma urgeranno degli interventi generalizzati che serviranno a far ripartire la macchina calcistica. Al contrario di quanto dicono in tanti che la Lega Pro dovrebbe diventare “semi-pro”, io affermo il contrario. Nel momento in cui la serie C viene defiscalizzata, con i presidenti che finalmente non verranno più oberati di costi che sono equiparabili a quelli della serie A, sono dell’avviso che debba conservare lo status professionistico. Mentre invece la serie D dovrebbe diventare “semi-pro”. Con cinque allenamenti settimanali più la gara, con i cosiddetti rimborsi spesa che con la normativa vigente possono superare i 50mila euro annui nel caso di accordo pluriennale, si può parlare ancora di dilettantismo?».

ISCHIA, CI DEVI PROVARE! Christian Bosco è un tifoso dell’Ischia e l’intervista non poteva che concludersi parlando della squadra gialloblù. Anche se si sta vivendo un momento critico del comparto turistico, l’Ischia Calcio ha comunicato alla LND di essere disponibile a un doppio salto. «Ho letto la notizia, sapete quanto ci tengo alla piazza isolana e sono legato a tutti voi. Iniziativa molto bella, faccio i complimenti a Pino Taglialatela e al presidente D’Abundo che hanno dato questa disponibilità. Anche se non ci dovesse essere la possibilità a livello federale di effettuare questo “doppio salto”, i dirigenti dovrebbero a mio avviso cercare di acquisire un titolo. Se la società, come sta dimostrando, è solida, deve disputare minimo la Serie D. Lancio l’idea di un eventuale scambio di titoli con altra società visto che l’Ischia, con la “cristallizzazione” dei campionati, approderebbe in Eccellenza e avrebbe da proporre pur sempre un titolo di una categoria appena inferiore. Ripeto, indipendentemente se ci si saranno posti liberi, l’Ischia deve provare a fare la D. Auspicando che nel momento in cui ciò avverrà, riprendendo un discorso “trito e ritrito”, ci sia unità d’intenti da parte di tutte le componenti isolane, per la creazione di un progetto di lunga durata». Amen.

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