venerdì, Giugno 18, 2021

CHIOSCO GATE. Annullati gli atti del comune

Il TAR Campania accoglie il ricorso della legittima proprietaria del chiosco del Carcere e bacchetta: “il comune di Ischia ha agito violando elementari esigenze di buon andamento e imparzialità” e ancora “non è nemmeno concepibile che il comune non faccia ricorso a un “minimo” di evidenza pubblica” e ancora “Il comune (di Ischia) nelle sue difese pare sostenere che non si tratterebbe della medesima area ma”...

In primo piano

Gaetano Di Meglio | I giudici della Sezione Sesta del TAR Campania, Santino Scudeller, Presidente, Davide Soricelli, Consigliere, Estensore e Carlo Buonauro, Consigliere hanno pubblicato un’altra sentenza che smaschera le malefatte delle amministrazioni della nostra isola.

Questa volta, dopo il caso Ciannelli a Lacco Ameno e la denuncia del comune alla Corte dei Conti, il tribunale amministrativo della Campania cala il velo ad un’altra, vergognosa, vicenda di clientelismo e di politica non corretta. Questa volta è il comune di Ischia che viene messo alla berlina dai giudici amministrativi. Certo, da un punto di vista prettamente giudiziario è influente evidenziare che Leonardo Mennella sia il difensore del comune di Ischia (che mente anche sulla posizione del chiosco, ndr). Diverso è dal punto di vista politico amministrativo, invece, se mai ce ne fosse ancora bisogno, emergono tutti i tratti caratteristici di un modo di fare politica e di gestire la cosa pubblica piegato agli interessi privati rispetto a quelli della comunità.
Prima di affrontare la vicenda che nello specifico del caso vede annullati gli atti prodotti dal Comune di Ischia (prodotti ad hoc per consentire, poi, l’installazione del gazebo di Marco Iacono sotto la protezione politica di Massimo Trofa) ecco il passaggio, più duro, delle 20 pagine di sentenza che, senza ombra di dubbio, rappresenta uno schiaffone in faccia all’ente guidato da Enzo Ferrandino.

«In un sistema che riconosce la parità di trattamento degli operatori economici – scrivono i giudici della sesta sezione del TAR – nell’accesso a opportunità di guadagno (quale può essere il conseguimento di una concessione di suolo pubblico per l’esercizio di attività di somministrazione in una internazionalmente nota e frequentata stazione balneare) non è nemmeno concepibile che il comune non faccia ricorso a un “minimo” di evidenza pubblica per la selezione del concessionario (tra l’altro ciò sarebbe imposto oltre che dai principi comunitari di tutela della concorrenza anche dall’articolo 3 del r.d. 18 novembre 1923, n. 2440, tuttora in vigore); ciò oltretutto corrisponde non solo all’interesse degli operatori economici ma anche allo stesso interesse pubblico dato che il ricorso a una selezione può garantire una maggiore entrata all’ente concedente. In questa prospettiva il sospetto avanzato dalla ricorrente che il comune abbia voluto favorire il controinteressato non appare privo di consistenza (tenuto oltretutto conto che l’istanza di concessione da lui presentata è stata accolta nel giro di poco più di due settimane).»
Quello che per il TAR non è “nemmeno concepibile” ad Ischia è normale amministrazione. E’ roba di tutti i giorni.
E, ancora, “In questa prospettiva il sospetto avanzato dalla ricorrente che il comune abbia voluto favorire il controinteressato non appare privo di consistenza” è la parola fine al modo di fare del politica del comune di Ischia. Nessuna trasparenza, nessuna pubblicità. Nessuna intenzione di far valere l’interesse pubblico, bensì piegarlo agli interessi del sindaco. Per il TAR, infatti, la circostanza di favorire Iacono “corrisponde non solo all’interesse degli operatori economici ma anche allo stesso interesse pubblico dato che il ricorso a una selezione può garantire una maggiore entrata all’ente”

LA VICENDA IN BREVE
Dopo tantissimi anni e dopo la cessione dello storico fittuario del chiosco, il noto Brunone Di Meglio, il 3 maggio 2018 l’azienda viene condotta in affitto da Marco Iacono.
Il 13 dicembre 2018 – come si legge nella sentenza – un terzo presentava al comune una denuncia in cui sosteneva l’esistenza presso il chiosco di opere abusive; il comune eseguiva allora un accertamento da cui risultava: che il chiosco, che in forza della concessione poteva essere tenuto in situ solo dal 15 giugno al 15 settembre di ogni anno, non era stato smontato al termine della stagione estiva; che esso occupava una superficie maggiore di quella concessa, pari a 50 mq., essendo stata realizzata una “tettoina in plastica” aderente a una tenda sostenuta da supporti metallici; che il calpestio del chiosco era costituito da piastrelle e sottostante massetto mentre il piazzale era pavimentato in basolato.
Da dicembre 2018 però il chiosco del Carcere, lì dal 1983, diventa oggetto delle attenzioni del comune di Ischia. E, da allora, come leggeremo dopo nell’estratto della sentenza, viene prima gravato da un’ordinanza di demolizione e ripristino dello stato dei luoghi, poi dalla sua esecuzione e nel contempo l’ufficio commercio del comune di Ischia provvede all’annullamento delle concessioni rilasciate alla legittima proprietaria e, in “poco più di due settimane”, con tutte le autorizzazioni viene concesso a Marco Iacono un “nuovo” chiosco e una nuova occupazione del suolo pubblico.
Il metodo Ischia è servito. E’ bastata una denuncia anonima dopo la prima “stagione”.

LA SENTENZA
Questa “battaglia” ha vissuto diversi round tra primo ricorso, secondo ricorso, motivi aggiunti e difesa dell’Ente (che viene bacchettato più volte) e per la loro infondatezza non riportiamo. Ecco la parte che, invece, mostra quanto il comune di Ischia abbia operato male e contro la legittima proprietaria del chiosco.
« Posto – si legge nella sentenza – dunque che – benché la ricorrente non avesse impugnato la revoca della licenza di esercizio e dell’autorizzazione sanitaria di cui era titolare (disposte con la nota prot. n. 10094 del 2019) – ella era (ed è) ancora titolare della concessione di suolo non avendo il comune impedito il suo rinnovo né avendola altrimenti ritirata (revocata o dichiarata decaduta per inadempimento del concessionario), l’eccezione di inammissibilità del ricorso per carenza di legittimazione attiva va respinta.

Quanto precede comporta però anche l’accoglimento del ricorso principale; se infatti il comune di Ischia non ha mai ritirato la concessione del 13 aprile 1990 esso non poteva concedere in uso la medesima area a un soggetto diverso; in questa prospettiva è fondato e assorbente di ogni ulteriore censura il primo motivo con cui appunto la ricorrente denuncia che illegittimamente il comune ha concesso in uso l’area al controinteressato essendo ella ancora titolare della concessione della medesima area. Tra l’altro il nuovo assentimento è persino anteriore al perfezionamento della comunicazione alla ricorrente sia dell’avviso del procedimento di revoca di licenza e autorizzazione sanitaria che dello stesso provvedimento del 5 aprile che tale procedimento ha definito (per effetto del compimento della “giacenza” delle raccomandate informative).
Al riguardo vanno fatte solo due ulteriori considerazioni. La prima è che il comune nelle sue difese pare sostenere che non si tratterebbe della medesima area ma, a parte che questo assunto non è stato dimostrato, esso è smentito dalle foto depositate dalla signora-OMISSIS-che mostrano chiaramente che il “vecchio” chiosco demolito e il “nuovo” chiosco realizzato dal controinteressato insistono – a parte i diversi ingombri – sostanzialmente sulla medesima area.
La seconda considerazione – che può risultare utile per il seguito della vicenda – è che il comune di Ischia ha agito violando elementari esigenze di buon andamento e imparzialità.

In un sistema che riconosce la parità di trattamento degli operatori economici nell’accesso a opportunità di guadagno (quale può essere il conseguimento di una concessione di suolo pubblico per l’esercizio di attività di somministrazione in una internazionalmente nota e frequentata stazione balneare) non è nemmeno concepibile che il comune non faccia ricorso a un “minimo” di evidenza pubblica per la selezione del concessionario (tra l’altro ciò sarebbe imposto oltre che dai principi comunitari di tutela della concorrenza anche dall’articolo 3 del r.d. 18 novembre 1923, n. 2440, tuttora in vigore); ciò oltretutto corrisponde non solo all’interesse degli operatori economici ma anche allo stesso interesse pubblico dato che il ricorso a una selezione può garantire una maggiore entrata all’ente concedente. In questa prospettiva il sospetto avanzato dalla ricorrente che il comune abbia voluto favorire il controinteressato non appare privo di consistenza (tenuto oltretutto conto che l’istanza di concessione da lui presentata è stata accolta nel giro di poco più di due settimane).
Conclusivamente il ricorso principale va accolto con conseguente annullamento del provvedimento impugnato.

Può quindi passarsi all’esame dei motivi aggiunti proposti sui ricorsi riuniti con atto notificato e depositato in data 25 febbraio 2020 con cui la ricorrente chiede la condanna del comune di Ischia al risarcimento dei danni.
La domanda va respinta dato che i danni richiesti – che la ricorrente quantifica in euro 250.000 e che ella identifica con l’impossibilità di ritrarre redditi dal chiosco-bar che ormai è stato demolito – sono causalmente ricollegati all’ordinanza di demolizione; poiché le censure proposte avverso tale provvedimento sono risultate infondate difetta il fondamentale presupposto dell’illecito, cioè l’ingiustizia del danno.
Conclusivamente il ricorso n. 2522 del 2019 va respinto, mentre va accolto – con conseguente annullamento del provvedimento impugnato – il ricorso n. 3634 del 2019; vanno infine respinti i motivi aggiunti, cioè la domanda di risarcimento dei danni derivanti dall’ordinanza di demolizione impugnata con il primo ricorso.
Le spese di giudizio, in considerazione della reciproca soccombenza, possono essere interamente compensate.»

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