Chiesa. Da Forio un messaggio per Lagnese. Parlare a nuora, perché suocera intenda

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Gaetano Di Meglio | Che scoppola! 7971 spazi inclusi di schiaffoni al “nuovo” clero isolano. Don Pasquale Sferratore, nell’occasione del cinquantesimo di parroccato di Monsignor Giuseppe Regine (possiamo ancora chiamarlo Don Giovì?) traccia una fotografia della chiesa locale che, calata nella stretta attualità , è un vero e proprio atto di accusa. Un messaggio, fin troppo chiaro, al Vescovo Lagnese. Quei due “Lasciateci morire da sacerdoti” risuonano come un grido di dignità e di onore che merita il rispetto di tutti. Chi scrive non è cattolico, ha visione ben chiara di quale siano le bugie professati dalla chiesa di Roma nei secoli, ma ciò non mi impedisce di leggere tutto il valore sociale e umano di certe vicende.

E sotto questo aspetto, le parole di Don Pasquale Sferratore rivolte a Don Giuseppe Regine affinchè “suocera intenda” sono chiare. La battaglia vera è tra i nuovi preti e i vecchi preti. Quelli che amano pasteggiare in riva al mare con le segretarie e quelli che, invece, magari, restano in chiesa a confessare. Quelli che fanno visita ai malati e agli anziani e quelli che, invece, ricoprono ruoli da manager in Curia. Tra quelli che camminano piano e con la bici tipica e quelli che, invece, guidano vetture di ultimo grido. Tra quelli che come Don Giuseppe Nicolella indossano certi paramenti e quelli che, invece, solo Hogan. Ma non discostiamoci troppo da quel “Lasciateci morire da sacerdoti”. Senza voler troppo indugiare in commenti, forse questo messaggio è diretto al Vescovo Lagnese. A quello che comanda la baracca. Quello che decide e che mostra i muscoli.

Già, i muscoli contro Don Giovì. Mostra i muscoli per dire che quel “clero” la, questo nuovo che viene con figli al seguito e con conti in banca sono più aggiornati e forti di quelli che, invece, “portano frutto in ogni tempo”. Risuona, forte, il grido di Don Pasquale Sferratore, “Lasciateci morire” lì dove siamo stati per tanto tempo.

Un monito, maturo e sereno di chi, ha già fatto tutto il suo e che chiede solo l’onore delle armi qui sulla terra. La “corona”, quella la dà la solo il Signore che giudica i cuori. E che vede nel segreto delle stanzette di ognuno di noi. Di quel Signore che non ha “riguardi personali”, come insegna Pietro e che è “giusto e unico Giudice”. Quel Gesù che, purtroppo, avete ridotto… mi taccio che è meglio.

Torniamo al “Lasciateci morire da sacerdoti” di Don Pasquale Sferratore. Parole che vanno rilette: “non da arrugginite falci, che non hanno più la forza di squarciare la terra e tracciare solchi negli smarriti petti” il messaggio ai giovani animatori da pulpito è chiarissimo e dopo le parole del sindaco Francesco Del Deo penso che con gli indizi ci siamo: la prova è servita. Ma, ancora, Sferratore aggiunge: “non come spremuti limoni, senza più una goccia, lasciati a marcire in un angolo oscuro e tra le spine”. Caro Lagnese, il messaggio è diretto a te: “lasciali morire da sacerdoti”.

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