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Causa ed effetto: noi uccidiamo i topi

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Questo settembre è iniziato sotto il segno della pioggia. E, ancora una volta, siamo costretti a fare i conti con un evento che non possiamo calcolare: la natura.

Scende la pioggia (che al massimo possiamo invocare con una danza), ci sorprende e ci manda ko. Il 2 settembre ce lo ha raccontato, con ritardo, l’Arpac. Ieri, invece, i topi nel porto di Forio. Da ieri, sui social e non solo, si parla di mare avvelenato; si commenta e si ci chiede se i tanti dubbi che abbiamo sul nostro mare non siano fondati o meno; se quelle macchie sulla cute sono dovute alla spiaggia, al mare o ad altro; se la mancanza dei depuratori sia il vero problema o no. Non credo di sapere quale sia la verità, ma rispetto a ieri, come per il caso dei controlli Arpac, credo che il punto che emerge è che siamo monitorati. E così, se l’Arpac poteva evitare i prelievi post pioggia, i “derattizzatori” non potevano prevedere la loro campagna “prima delle piogge”. Ho sentito e letto le cose più assurde, le ricostruzioni più variopinte, ma non ho letto o sentito uno solo dire che i topi noi li uccidiamo e che quei topi non sono morti affogati, ma sono morti perché li abbiamo uccisi, GIUSTAMENTE, noi.

Si, l’effetto “immagine” non è stato dei più belli. I topi, a meno che non siano quelli di Disney, fanno schifo, sono brutti, sporchi e non ci piacciono. E i topi, quelli di ieri che galleggiavano ieri nel porto di Forio, li avremo sempre con noi. E continueremo ad ucciderli con il veleno.

E, allora, qual è il problema che dobbiamo avuto ieri? Il collettore di Via Marina. Il collettore delle fogne nel porto di Forio. E’ questo, forse, il problema più grande e più urgente che bisogna affrontare. Maglie più strette? Un sistema più moderno? Un intervento in attesa del famoso depuratore che, comunque, senza la realizzazione del sistema fognario del paese serve a poco? Non ci lasciamo prendere dall’emozione e dalla demagogia del caso. Quello che è successo è frutto solo di programmazione? Sembra proprio di si

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