venerdì, Giugno 18, 2021

CASO PUC. Va sciolto il consiglio comunale di Forio?

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Gaetano Di Meglio | La sentenza emessa dalla VI Sezione del Tar Campania e di cui ieri vi abbiamo riportato una dettagliata e puntuale cronaca apre uno scenario foriano a tinte fosche.
Uno scenario che merita attenzione perché, se la tesi che sostengono alcuni è vera, ci troviamo con a fare i conti con lo scioglimento del Consiglio Comunale! Si, avete capito proprio così.
La vicenda è particolare e riguarda Forio in particolare perché era l’unico comune a mancare dello strumento urbanistico.
Procediamo per gradi.

La storia dell’approvazione dei PUC arriva da lontano ed era una grana che Forio condivideva con altri 400 comuni della Regione. Una problematica complessa da affrontare che l’ente di Vincenzo De Luca, però, ha affrontato con la Legge 6/2020, Misure a sostegno dei proprietari di immobili abusivi acquistati in oggettiva buona fede e modifiche urgenti di leggi regionali in materia di governo del territorio. Una legge che all’articolo 3 definiva anche i nuovi termini per i comuni per l’approvazione dei Piani Urbanistici Comunali (PUC).

E precisamente: “Con la modifica all’art. 44 della legge 16/2004, commi 2 e 3, in tema di regime transitorio degli strumenti di pianificazione, per i Comuni della Campania è stato stabilito il termine del 31 dicembre 2020 per l’approvazione del Piano Urbanistico Comunale (PUC).”
In questo modo il Consiglio Regionale, aveva provato a rispondere alle richieste pervenute da parte di numerosi comuni della Regione, anche attesa la circostanza che, presso la IV Commissione Consiliare, era in corso l’istruttoria relativa al Testo Unico in materia di Governo del Territorio, con la previsione di una nuova disciplina relativa alla pianificazione comunale.
Proprio in virtù di questo termine, 31 dicembre 2020 il comune di Forio si era affrettato all’approvazione del PUC con il famoso consiglio comunale del 29 dicembre. Con la speranza di evitare di imbattere negli effetti del comma 2bis dell’articolo 141 del TUEL, ovvero lo scioglimento del consiglio comunale.

La norma, infatti, prevede che “Nell’ipotesi di cui alla lettera c-bis) del comma 1, trascorso il termine entro il quale gli strumenti urbanistici devono essere adottati, la regione segnala al prefetto gli enti inadempienti. Il prefetto invita gli enti che non abbiano provveduto ad adempiere all’obbligo nel termine di quattro mesi. A tal fine gli enti locali possono attivare gli interventi, anche sostitutivi, previsti dallo statuto secondo criteri di neutralità, di sussidiarietà e di adeguatezza. Decorso infruttuosamente il termine di quattro mesi, il prefetto inizia la procedura per lo scioglimento del consiglio.”
E così, escluso l’intervento sostitutivo della Regione Campania scaduto il 29 febbraio 2020, oggi ci troviamo in una condizione tutta nuova da comprendere e valutare.

Il Tribunale Amministrativo, accogliendo (anche se fino al 21 dicembre 2021) l’annullamento della delibera consiliare del 29 dicembre 2020 avente ad oggetto “Approvazione del Piano Urbanistico Comunale (PUC) studi specialistici (geologico-sismico, agropedologico, storico-archeologico, zonizzazione acustica) valutazione ambientale strategica integrata con la valutazione di incidenza, regolamento urbanistico edilizio Comunale, atti di programmazione degli interventi” di fatto pone il comune di Forio in un condizione di inadempienza.
L’efficacia della sentenza del TAR è scontata, così come è scontato sia il ricorso all’appello della sentenza al Consiglio di Stato, sia la possibilità di una pronuncia dello stesso tribunale a favore dell’Ente Comunale.
Ed è proprio in virtù della perdita di efficacia del Piano che accade? Il Prefetto disporrà lo scioglimento del civico consesso o, invece, preverrà la linea più conservativa che, al netto degli effetti della sospensiva (di fatto il PUC è come se non ci fosse!) si terrà conto dell’avvenuta approvazione del Piano poi avversato?

Una domanda che nasce, soprattutto, dalla lettura del dispositivo del giudice amministrativo. Il Tribunale. Secondo il TAR, infatti, “in ragione del non contestato contrasto (attuale per l’immediata operatività delle contestate previsioni e non meramente potenziale in quanto asseritamente correlato con le ipotizzate modifiche degli strumenti di pianificazione sovracomunale) con il Piano Territoriale Paesistico e dei conseguenti riflessi anche di carattere procedimentale (con riguardo alla necessità di acquisire nuova e riscontrata dichiarazione di coerenza da parte della Città Metropolitana di Napoli), il ricorso appare allo stato sorretto da fondate censure con conseguente accoglimento dell’istanza cautelare anche al fine del riesame dal parte dell’amministrazione delle impugnate determinazioni».
Detto in parole povere il PUC va riscritto perché in contrasto con il Piano Territoriale Paesistico. Ma non divaghiamo. Siamo nelle condizioni di applicazione del comma 2 bis dell’articolo 141 del TUEL? Il consiglio comunale va sciolto?

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