Casino tamponi: la Procura indaga, e gli avvocati denunciano. E’ caos!

Maria Grazia Di Scala non ha sconti a nessuno. «Non so se accada altrove ma ad Ischia ho potuto verificare e documentare di persona una gestione non solo inappropriata ma addirittura clientelare delle cure sanitarie. E’ vergognoso...

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Gaetano Di Meglio | Quello che sta accendendo sull’isola per la questione tamponi è, forse, una delle pagine peggiori che abbiamo vissuto fino ad oggi. Una pagina triste che vede coinvolta la politica, la sanità, la clientela spicciola e, soprattutto, vede calpestata la dignità delle persone.
C’è chi, purtroppo, dopo 11 giorni di attesa è stato costretto a ricorrere alle diffide penali e alla denunce perché, stanco, di silenzi istituzionali, di telefonate inutili da parte degli operatori dell’ASL e, soprattutto, dall’assenza di una rete di sostegno che possa aiutare in questi frangenti.

I sindaci, che non sono liberi di poter gridare contro l’ASL per i rapporti politici che coltivano con alcuni rappresentanti dell’Asl tra incarichi professioni (non sanitari), raccomandazioni sanitarie, occhi chiusi su attività di sport giovanile e tutto quello che ben sappiamo, nei giorni scorsi hanno provato ad chiedere spiegazioni, ma la loro letterina è stata recepita per che quel che vale: poco o niente.
E così, c’è chi, impaurito dall’emergenza, sotto i colpi della febbre deve vivere anche il paradosso di attendere l’arrivo del 118 per il tampone e scoprire che l’autoambulanza sotto casa è arrivata sprovvista degli elementi per effettuare il tampone. Assurdo!
C’è chi, aspetta giorno e notte, riceve mille telefonate, mille appuntamenti ma il campanello non suona mai. Gli infermieri non si vedono. Se poi, invece, sei conoscente del sindaco di turno, beh, allora non arriva quando deve arrivare ma arriva il giorno dopo che la prova è “andata”. Assurdo!

Ci sono due storie, ben precise, di cui conosco i dettagli che, però, non posso raccontare ancora per evitare che questi cittadini subiscano, oltre al disservizio del sistema dei tamponi anche le angherie o le ripicche di chi dovrebbe curarli. Ma avremo tempo di raccontalo nel dettaglio.
Oggi, quel che indigna, sia chiaro, è che c’è chi aspetta da 11 giorni un tampone. E chi da 15 giorni un risultato.

Come leggeremo più avanti nella testimonianza di Martina, la pezza a colori che viene usata è sempre la stessa: il tampone non può essere analizzato perché il tessuto prelevato è troppo poco per essere analizzato.
Scaricare la colpa su chi si barda dalla testa ai piedi e scorrazza per l’isola per eseguire i tamponi non lo faremo mai. La colpa è sempre di chi guida la catena di comando. Una catena di comando che è vergognosamente inceppata. Sono troppi i cittadini e i casi di cui siamo a conoscenza. Tutti uguali. Sempre al stessa storia.
Ma c’è una svolta. Nei giorni scorsi, infatti, un avvocato del foro di Ischia ha provveduto a diffidare la Regione Campania, la Task Force, il Cotugno, il Sindaco e il direttore dell’ASL a fare chiarezza sia sull’esito sia sull’iter del prelievo effettuato male.
Gente chiusa in casa da giorni e settimane che fa i conti con la disorganizzazione di una macchina che inizia a preoccupare. Una macchina che, se poteva essere giustificata i primi giorni quando era solo il Cotugno ad effettuare i tamponi, oggi non lo è più perché i centri sono molti di più.

Purtroppo dove la politica ischitana mette mano sorgono guai e discriminazioni. Se mi voti ti faccio fare il tampone, se no, puoi aspettare. Se sei amico di tizio allora il tampone può aspettare, se sei amico di Caio, allora il tampone lo facciamo di notte, quando vuoi tu. Se non sei amico di nessuno, invece, ti arriva l’ambulanza con la Polizia in pieno giorno cosicché tutti possano vedere che tu hai bisogno del tampone. E, come denuncia Martina più avanti, devi scendere anche in strada. Nel Rione. In bella vista.
Ma, come vi abbiamo già detto c’è una doppia svolta in questa vicenda. Mentre la Procura della Repubblica di Napoli sta già indagando su alcune manovre legate alla procedura dell’effettuazione dei tamponi sull’isola con molta attenzione, mentre un avvocato ha già diffidato e denunciato la cattiva gestione della procedura, anche la politica reagisce.
Questa volta non è la letterina dei sindaci, forse condivisa con i destinatari, questa volta si parla di casta e di procura!

Maria Grazia Di Scala non ha sconti a nessuno. «Non so se accada altrove ma ad Ischia ho potuto verificare e documentare di persona una gestione non solo inappropriata ma addirittura clientelare delle cure sanitarie. E’ vergognoso: non so e non voglio neppure sapere se De Luca, massima autorità sanitaria in Campania ne sia a conoscenza, vado in Procura”.
Non ha dubbi il consigliere regionale di Forza Italia che aggiunge: “Ho potuto verificare di persona alcuni casi impropri di mancato ricovero ospedaliero e numerose vicende di chi nonostante l’urgente prescrizione del medico di base avrebbe dovuto fare immediatamente il tampone ma ha dovuto aspettare giorni e giorni per ottenerlo salvo poi a scoprire, magari dopo una settimana, che il campione prelevato si era perso o non era sufficiente allo scopo e il prelievo andava ripetuto”.

Torniamo allo stesso punto di partenza. Campioni o non prelevati bene o non prelevati proprio.
Ma la Di Scala affonda ancora il suo attaccio: “Ma ho anche potuto constatare, ed è tutto documentato, che in alcuni casi, quelli più in vista, diciamo, hanno chiesto e ottenuto il prelievo subito e il risultato è arrivato in tempo ragionevole. E’ chiaro che nella catena di comando dei protocolli sull’emergenza coronavirus – evidenza e conclude Maria Grazia Di Scala – qualche anello è marcio, qualcosa non funziona, non sempre, sicuramente non ad Ischia, realtà letteralmente trascurata dall’Asl e dalla Regione. E posso dimostrarlo. A questo punto, da cittadina ischitana, ancorché consigliere regionale, voglio andare fino in fondo e capire se questi sono casi isolati, se sono ‘capitati’ per negligenza o altro. C’è stata una gestione corretta? Qualcuno lo dimostri o paghi”.

Ma la verità vince sempre. E così, se per alcuni cittadini non è ancora il tempo della notorietà per evitare ritorsioni, la giovane Martina affida ai social network la sua storia. Una denuncia dai toni forti, con nome e cognome e con un volto. Difficile da smentiare.
«Se avevi l’idea che una volta infettato/a da questo bastardo di virus, una volta ricoverato/a in ospedale in condizioni molto serie, qualcuno si sarebbe preoccupato per la tua salute … bhè sbagliavi di grosso, nessuno e dico nessuno ti chiama per chiederti come stai ,toglitelo dalla testa… tutti vogliono sapere altro, come l’hai preso, dove sei stato/a e con chi, quando ti hanno visto l’ultima volta… danno per scontato che tu fino al giorno prima te ne andavi in giro a diffondere il Bastardo, non sanno che per i 20 giorni precedenti eri in autoisolameto con febbre che oscillava tra 38 e 39 e chiamavi di continuo l’ASL per chiedere assistenza, un tampone, una visita… ma niente devi prima morire o arrivarci vicino e forse poi arrivano, si nascondono dietro ai vari protocolli, ti chiamano 300 volte ma solo per farti sempre le stesse domande che non portano a nulla, se non a sentirti solo/a ed impotente perché nessuno verrà mai a casa a visitarti…. tutti hanno paura . Forse poi un giorno, la sera tardi, arrivano, ti prelevano il liquido dalla gola e tu attendi giorni e giorni arrivando ad una settimana dopo quando ti chiama l’ASL di “competenza” e ti dice che non l’hanno potuto analizzare perché avevano prelevato poco di quel liquido….. ma l’assurdo arriva quando dopo gironi, iniziando da capo un nuovo protocollo, vengono a rifartelo, tu pensi vabbè verranno di nuovo qui, sopra a casa …. invece no, ti dicono che devi scendere giù in mezzo alla strada perché “ signore/a è meglio evitare” ma cosa mi chiedo ?»

Quanto ancora può continuare tutto questo andazzo? Per quanto ancora dobbiamo vedere la dignità dei cittadini venir calpestata da una oligarchia di cattivi amministratori che pensano più ai propri interessi che a quelli dei cittadini? Per quanto ancora?

7 Commenti

  1. Brava avvocato vai fino in fondo e le persone che hanno subito tutto ciò abbiano il coraggio di testimoniarlo anzi di fare girare la loro storia sui social e di scrivere alle testate giornalistiche facciamo rumore così che questi addormentati di “politici”vadano via…..

  2. Fa proprio paura, questa situazione. Intanto, qualche ischitano sta già pensando alla prossima stagione turistica. Ma chi puo’ aver voglia di recarsi in vacanza in un posto cosi’? Vabbè parlare della bellezza dell’isola, ma questo non basta affatto!! Per far turismo ci vuole anche e sopratutto una situazione sanitaria adatta all’incremento della popolazione per parecchi mesi.

  3. Questo è un fuoco di paglia! Capisco benissimo la situazione catastrofale della sanità e la politica sull’Isola d’Ischia che è sempre stata clientelare ed adesso nella emergenza fa valere tutta la sua forza! Non capisco però un articolo così lungo sui tamponi! E questo per 3 motivi: Primo: una volta prelevato il tampone non si diventa immune al virus. Secondo: una volta prelevato il tampone non significa non ci si possa più contagiare. Terzo: una volta prelevato il tampone non si guarisce! Il tampone serve solo per sapere se si ha o non si ha il virus! Se si è positivi chi ha interesse ad andarsene in un ospedale distratto? Meglio starsene a casa; come si dovrebbe in ogni caso fare! In fin dei conti il tampone serve solo a coloro che fanno statistica, infatti conoscendo il numero dei casi positivi (è negativi) possono fare una previsione per quando la situazione attuale può terminare e riportare tutto alla “normalità”. In fin dei conti è interesse della Istituzione di fare i tamponi per aver una idea di quando si possa uscire dal tunnel! Ed ancora una volta “Stat a casa!” che solo così ci/vi potete donare un futuro! Pensate ad altre cose, il tampone non è una cura, né un medicinale e neanche un elisir della salute! “Stat a casa!”

    • Ok sono d’accordo che bisogna stare a casa . Però se uno si sente male . Questo deve essere curato . Lasciamo stare i tamponi che per molti sono diventati uno sport
      Parliamo di cose più serie . Se uno si sente male chi deve fargli la spesa ? Chi gli deve portare le medicine ? Se in una famiglia uno si sente male esempio influenza secondo come prima cosa non serve il tampone . Serve che nessuno di quella famiglia esca di casa
      E chi fa la spesa ? Allora come prima cosa secondo me bisogna potenziare tutti i venditori di materiale essenziale con consegne a domicilio tramite corrieri attrezzati . Potenziare la vendita tramite richiesta tramite internet o richieste telefoniche . I sindaci che fanno perché non richiedono ai venditori che vogliono rimanere aperti di potenziare queste forme di vendita. Attualmente le forme possibili di contagio sono quelle legate unicamente alla necessità di fare la spesa per prodotti essenziali . I nostri amministratori invece di pensare ai tamponi perché non pensano a risolvere questo problema . La maggior parte delle persone penso sia sana e non si vuole infettare . La maggior parte delle energie deve essere profuse per tutelare questo bene prezioso e non a cazzeggiare con i tamponi. Attualmente se fai un ordine su internet ti rispondono nella maggior parte dei casi che la zona non è servita e lo stesso con ordine telefonico . Bisogna potenziare questo metodo di vendita e costringere i cittadini ad utilizzarlo

  4. Ok sono d’accordo che bisogna stare a casa . Però se uno si sente male . Questo deve essere curato . Lasciamo stare i tamponi che per molti sono diventati uno sport
    Parliamo di cose più serie . Se uno si sente male chi deve fargli la spesa ? Chi gli deve portare le medicine ? Se in una famiglia uno si sente male esempio influenza secondo come prima cosa non serve il tampone . Serve che nessuno di quella famiglia esca di casa
    E chi fa la spesa ? Allora come prima cosa secondo me bisogna potenziare tutti i venditori di materiale essenziale con consegne a domicilio tramite corrieri attrezzati . Potenziare la vendita tramite richiesta tramite internet o richieste telefoniche . I sindaci che fanno perché non richiedono ai venditori che vogliono rimanere aperti di potenziare queste forme di vendita. Attualmente le forme possibili di contagio sono quelle legate unicamente alla necessità di fare la spesa per prodotti essenziali . I nostri amministratori invece di pensare ai tamponi perché non pensano a risolvere questo problema . La maggior parte delle persone penso sia sana e non si vuole infettare . La maggior parte delle energie deve essere profuse per tutelare questo bene prezioso e non a cazzeggiare con i tamponi. Attualmente se fai un ordine su internet ti rispondono nella maggior parte dei casi che la zona non è servita e lo stesso con ordine telefonico . Bisogna potenziare questo metodo di vendita e costringere i cittadini ad utilizzarlo

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