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Casamicciola, è strage sospesa. 4 dispersi dopo 57 ore di ricerche sono troppi

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Gaetano Di Meglio | Un altro giorno. Un’altra data. Un’altra tragedia. Un’altra ferita. Un’altra Casamicciola. Alle date recenti, quelle del 10 novembre 2009 e del 21 agosto 2017, dobbiamo aggiungere quella più grave. Il 26 novembre.
La verità è che non sappiamo. La verità è che il fango di Casamicciola, staccatosi dall’Epomeo, non ha ancora detto tutta la sua verità. Le parole del Prefetto, unico titolato a parlare, non giustificano le foto. Le parole prefetto, usate con saggezza, non ci permettono di capire quello che è successo.
Fermarci al titolo “vittima accertata” è troppo doloroso. Così come è doloroso leggere e scrivere di “si cercano dispersi” o, ancora, “cerchiamo ancora persone” e il numero cambia poco ma ci aiuta, solo, non rende la dimensione di quello che è successo. Di quello che ci è capitato. E non sappiamo ancora cosa è successo. Al Celario, in 12, senza distinzione, non hanno lasciato le proprie abitazioni e il dolore blocca ogni tipo di pensiero.

All’alba di sabato 26 novembre è venuto giù parte del Monte Epomeo e ha portato con sé tutto quello che trovava davanti: persone, abitazioni, automobili, edicole, tutto. Un fiume in piena che non ha risparmiato nessuno e ha riempito il Piazzale dell’Ancora, 13 anni dopo, della stessa morte. E ha colorato il mare di Casamicciola dello stesso grigio fango che resta indelebile nella memoria di chi vive.
Una storia e una paura che non si riesce a capire ancora. Perché ci manca la dimensione reale e vera di quello che è successo. Una strage sospesa. Una strage indefinita. Ci mancano troppe verità, ci mancano troppe voci. Ci mancano troppi “presenti”. Ci resta solo dolore e rabbia. E questa volta una rabbia diversa. Questa volta è una rabbia così grande che è legata allo spavento di sapere quello che resta.

4 dispersi, dopo 57 ore di ricerche sono troppi

Questa volta, la strage è così immensa che anche le piccolezze locali e non solo, passano in secondo piano. Non c’è storia che tenga, non c’è evento nella nostra storia recente che abbia un dolore così grande e così pieno. Un dolore così forte e così amaro che ci lascia senza parole e senza il coraggio di parlare.

Parlare di mancati interventi, di dissesto idrogeologico non valutato, di rischio frana ignorato è fuori luogo. Quello che è successo è così troppo forte e troppo grande che diventa difficile anche immaginarlo.
Il buio è calato presto sulla strage. Il buio è calato presto sul dolore e, oltre al meteo avverso, si è aggiunto anche la sera. Una corsa contro il tempo che non ha permesso di fare tutto quello che si doveva fare: azzerare il numero dei dispersi. Portare fuori dal fango quello che deve essere portato.

Passano ore di dolore. Passano ore di attesa. Con le speranza che batte forte nei cuori di ognuno di noi. Sperando che il bollettino finisca qua ma sapendo che, forse, non è così.

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