Casamicciola e la Vasca di colmata delle spse inutili: 1.350 euro “buttati a mare” per VIA e VINCA

Il Comune di Casamicciola liquida la cooperativa a cui aveva revocato l’incarico. La “Progetto Verde” di Napoli, a cui era stata affidata a marzo 2024 la redazione della valutazione di incidenza, aveva commesso una serie di errori che avevano “indispettito” la Regione e comportato notevoli ritardi. Per una soluzione “pacifica” dopo la revoca ora l’Ente rimborsa gli oneri di istruttoria per l’«erronea istanza», ovvero per un servizio inutile che ha causato solo danni

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Tra tanti errori e problemi, ora il Comune chiude, pagando 1.350 euro per servizi inutili, il caso della ditta che a marzo 2024 era stata incaricata della redazione della verifica di assoggettabilità a VIA e VINCA. Il rup ing. Gaetano Grasso aveva affidato il servizio alla “Progetto Verde Coop.” di Napoli per 11.413,49 euro complessivi, «al fine di procedere con il proseguo delle attività progettuali e del relativo iter approvativo». Ma ben presto si erano evidenziati problemi che avevano poi indotto alla revoca dell’incarico per conferirlo ad altro operatore. Una vicenda che ha comportato inevitabili ritardi e ulteriori “contrasti” con la Regione.

LA DOMANDA ARCHIVIATA
La cronistoria merita di essere ripercorsa. Il 28 marzo dello scorso anno la cooperativa comunicava al Comune «l’avvenuta presentazione dell’istanza n. 325 – VALPREL per via telematica sul portale “Servizi pubblici digitali di Regione Campania”».

Subito, però, il 3 aprile, l’Ufficio Speciale Valutazioni Ambientali della Regione a sua volta informava che l’istanza trasmessa «è irricevibile in quanto la domanda è stata prodotta attraverso il sistema digitale per le procedure ai sensi dell’art. 6, comma 9 del D.lgs. n. 152/2006 e ss. mm. ii., per il rilascio, quindi, del parere di Valutazione Preliminare della procedura da avviare ma gli allegati inviati a corredo della stessa, attengono alla procedura di Verifica di Assoggettabilità alla VIA disciplinata dall’art. 19 del D. Lgs. n. 152/2006. Pertanto, si comunica che la stessa non può essere presa in carico dallo scrivente attraverso il predetto sistema digitale ed è quindi archiviata».
La prima tegola, causata da un errore della “Progetto Verde”, che sei giorni dopo informava l’Ente dell’«avvenuta consegna di “n. 3 CD – Documentazione amministrativa, Studio preliminare ambientale”, presentata in data 08.04.2024». Problema risolto? Niente affatto, perché l’11 aprile la Regione richiedeva integrazioni documentali ai sensi del Codice dell’Ambiente.
Nella stessa giornata l’ing. Grasso invitava la cooperativa napoletana a provvedere quanto prima agli adempimenti richiesti in quanto i termini previsti da Legnini erano già scaduti.

LA REGIONE CHIEDEVA INTEGRAZIONI
Un sollecito secco, al quale il 17 dello stesso mese “Progetto Verde” rispondeva consegnando le integrazioni dello studio preliminare ambientale integrato con valutazione d’incidenza integrata. Niente da fare. Il giorno 22 la Regione, dopo aver richiesto il parere dell’Amp “Regno di Nettuno” e aver analizzato la documentazione, richiedeva ancora integrazioni «relative a diversi aspetti del progetto».

Nel frattempo il commissario Legnini, con proprio decreto, aveva modificando i termine disponendo «che la procedura venga conclusa entro i termini ordinari previsti dall’art. 19, commi 4 e 6, del D. Lgs. n. 152 del 3 aprile 2006, fatte salve le procedure già espletate per l’acquisizione del parere di Verifica di assoggettabilità a VIA integrata con la VINCA».
Dopo diversi incontri «finalizzati a redigere soluzioni progettuali condivise», veniva prodotto un progetto modificato “in diminutio”, «in modo da rendere non necessarie alcune integrazioni richieste». A fine maggio veniva elaborata una soluzione idonea» e il 6 giugno il Comune richiedeva la sospensione dei termini per un periodo di 45 giorni, per consentire la presentazione delle integrazioni e dei chiarimenti richiesti.

La Regione concedeva la proroga, ma avvertiva che «qualora entro il termine stabilito della sospensione concessa ovvero entro il giorno 22/07/2024, il proponente non depositi la documentazione integrativa, l’istanza si intenderà respinta e ne sarà data comunicazione a codesto proponente e a tutti gli enti e le amministrazioni interessate, fermo restando che l’archiviazione avrà effetto dalla decorrenza del termine stabilito per la trasmissione delle integrazioni e sarà irrevocabile».

CRITICITA’ E SCARSA COMPETENZA
Ciò nonostante, il 27 giugno la “Progetto Verde” comunicava che «tre criticità rendono difficile la relazione e aggiornamento dello studio preliminare con la VINCA, pertanto, se non si risolvono nel breve periodo (sette giorni da oggi) mi trovo costretto a rimettere il mio mandato». E l’11 luglio richiedeva nuovamente al Comune l’invio degli elaborati di progetto di fattibilità tecnico-economica “in diminutio”, già trasmessi il 20 giugno! Dopo i ritardi e una palese ammissione della propria incompetenza a svolgere il servizio, la cooperativa perdeva ancora tempo.

Dopo i ripetuti solleciti dell’ing. Grasso, solo l’11 luglio, a scadenza imminente, veniva trasmessa una bozza della valutazione di incidenza richiesta. La verifica dava un risultato negativo che induceva il rup alla revoca dell’incarico «fermo il reciproco riconoscimento dei rispettivi diritti». Richiamando «le imprecise e superficiali informazioni fornite, nonché l’incompletezza della documentazione che potrebbero comportare l’improcedibilità dell’istanza e di conseguenza il rallentamento dell’iter dell’appalto e un notevole danno arrecato all’Ente». Ed evidenziava che «per quanto sopra, il termine perentorio del 22/07/2024, con certezza, non potrà essere rispettato dalla Progetto Verde Coop. a r.l., pertanto comporterà la decadenza dell’istanza», come preannunciato dalla Regione.
La revoca dell’incarico veniva ufficializzata con determina del 17 luglio 2024.

CASO CHIUSO
Restava da “sistemare” la questione economica, per evitare contenziosi, alla luce dei danni subiti dal Comune. Come riporta ora la responsabile dell’Area V – Tecnica arch. Simona Rubino, l’Ente si è confrontato con il legale della cooperativa, l’avv. Marco Di Lello. E già a novembre scorso comunicava che «procederemo al rimborso degli oneri di istruttoria corrisposti per le istanze presentate, e precisamente la ricevuta di pagamento del 28/03/2024 di euro 400,00, relativa all’erronea istanza n. 325_VALPREL e la ricevuta di pagamento integrativo del 04/04/2024, allegata all’istanza del 09/04/2024, di euro 950,66, per un importo complessivo di euro 1350,66». Significativa la sottolineatura della «erronea istanza».

Aggiungendo: «Si auspica che il suo assistito non avendo null’altro a pretendere, desista dall’intraprendere azioni pretestuose, con avvertenza che, in caso contrario, ci vedremo costretti a richiedere tutti i danni subiti e subendi». Più chiaro di così! Ed infatti si è successivamente convenuto per il riconoscimento delle sole spese sostenute per gli oneri di istruttoria, per i quali già a settembre 2024 la “Progetto Verde” aveva trasmesso fattura elettronica per 1.350,66 euro. Questa è la somma che la Rubino ha provveduto a liquidare. Poco più di 1.000 euro, ma comunque “buttati a mare”…

  • Articolo realizzato dalla Redazione Web de Il Dispari Quotidiano. La redazione si occupa dell'analisi e della pubblicazione fedele degli atti e dei documenti ufficiali, garantendo un'informazione precisa, imparziale e trasparente. Ogni contenuto viene riportato senza interpretazioni o valutazioni personali, nel rispetto dell’integrità delle fonti e della veridicità dei fatti.

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