venerdì, Marzo 5, 2021

“Casa da incubo” 2.0 a Panza. E’ allarme igienico sanitario al Rione De Zerbi

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Cumuli di immondizie e liquami dagli infissi ai soffitti. E’ questo il quadro che si è trovato davanti, sabato, un idraulico volontario di Forio chiamato a intervenire per la rottura di una condotta idrica. Una condotta trasformatasi, in breve, in getto misto di liquami e prodotti fecali. Un tanfo insopportabile ha richiamato in strada i residenti. Il flusso di acqua e prodotti misti, oltre all’insopportabile olezzo era tale da impedire quasi l’accesso nei viali. Solo seguendo il fiume puzzolente si è capito la sua origine.

La “lava” proveniva dall’abitazione di una dona, già nota per i suoi problemi e la vita da accumulatrice seriale, recidiva. I vicini hanno immediatamente allertato il Comune e l’ASL che con l’esplosione dell’emergenza epidemiologica aveva smesso, sostengono i ben informati, di seguire la donna.

Nell’attesa di un auspicato intervento delle autorità alcuni benintenzionati si sono offerti di riparare il guasto, ma solo dopo che lo stabile sarà ripulito almeno in parte per evitare infezioni o rischi per la salute. Le forniture al momento sono state sospese.

Due signore del posto, armate di buona volontà, stanno provvedendo alla rimozione dell’enorme quantitativo di materiali ammassati, decine di tu, materassi, sacchetti della spazzatura sono stati ritrovati all’interno dell’immobile. Nella sola giornata di sabato e parte di domenica si è riusciti ad entrare solo a metà del piano terra, non è ancora pronosticatile quando potrà cominciarsi al pulizia e la rimozione dei rifiuti dal secondo piano.

Anche la Ego Eco è stata interessata e sono stati portati via decine di camion in una sola giornata. Intanto insorgono i residenti chiedendo un intervento risolutore del sindaco Francesco Del Deo.

Nello stabile viveva una 46enne del posto ben conosciuta per le sue abitudini di vita. Una storia di normale  indigenza e di solitudine

La storia. Panza, Via Rione De Zerbi si è reso necessario sgomberare una abitazione invasa dai rifiuti dagli accumuli di letame. Lo sgombero dopo la segnalazione giunta nello scorso week end da parte di alcuni cittadini allarmati da una perdita di acqua e liquami.  La casa era abitata da una donna del posto poco meno che 50enne che vi risiedeva dopo un precedente intervento di risputino della abitabilità dei loghi avvenuto nel 2015. Anche all’epoca furono segnalati condizioni indecenti e l’assenza di allacci idrici ed elettrici, oltre che la presenza di animali vivi e morti. Dopo le lamentele dei vicini e le segnalazioni sul tanfo irrespirabile che aleggiava intorno all’abitato  e la fuoriuscita di liquami dall’uscio di casa, l’intervento dei vicini e del comune.  Per tutta la giornata di ieri si è  provveduto  a rimuovere quanto rinvenuto nella abitazione. Una bipiano che purtroppo non riesce a perdere la sua triste storia di “casa incubo”. Purtroppo è la casa  dove vivono e dimorano soggetti vittime della sindrome  da accumulatore seriale: immondizie presenti a catasta fin sotto il soffitto ad occupare ogni angolo in modo tale  da ostruire anche la porta di ingresso. Una puzza indescrivibile a parole, tale da impedire anche le operazioni di pulizia e rimozione del pattume.

Stesso luogo, stesso film, stessa storia.
Sono anni che i vicini protestavano denunciando questo stato di cose al limite della vivibilità e della decenza umana. Tra venerdi e sabato l’epilogo quando i cittadini della zona, sono stati allarmati da una copiosa fuoriuscita di liquami ed inferociti per il possibile rischio epidemico ed igienico sanitario hanno preteso l’intervento delle autorità.  Sono in corso le “pulizie” nello strenuo tentativo poi di  igienizzare e sanificare l’immobile al fine di consentire l’accesso degli idraulici per riparare la perdita. Sconcerto, incredulità e tristezza per una vicenda che pesa e lascia sgomenta la comunità.

Lo sfogo dei residenti: la storia si ripete e le istituzioni latitano

“Da anni chiediamo aiuto ed un intervento per questa condizione gravissima che per lungo tempo ha implicato seri rischi per la nostra salute e la nostra incolumità. Ora con il Coronavirus è ancora tutto più grave. Purtroppo non c’è soluzione, sono anni che sottolinea mola necessità di aiutare questa donna“. Tutti gli abitanti di Rione De Zerbi a riguardo di questa circostanza hanno denunciatolo lo stato in cui viveva e la fatiscenza che stava attanagliando il rione. “Tutti sanno dei problemi, nessuno è venuto per fare qualcosa seriamente! Solo visite che non servono ad aiutare chi evidentemente soffre e non riesce a badare a se stessa e noi che siamo costretti a vivere vicino ad una bomba batteriologica con tutto quel che ne deriva.  Un problema datato tramandatosi da sindaco in sindaco che regolarmente esplode con conseguenze enormi”.

Una storia che deve farci riflettere. Difficile descrivere a parole ‘inquietudine ed il profondo malessere che si vive nel vedere da vicino e toccare con mano il profondo stato di bisogno di un altro essere umano. Il caso di chi vive ai margini e non sa chiedere aiuto. Un caso limite di degrado ed abbandono che da anni purtroppo abbiamo interiorizzato e assorbito senza però riuscire a dare il giusto supporto. Un caso che deve farci vergognare anche come comunità incapace di prendersi cura e sostenere i soggetti più indifesi spesso vittime della nostra indifferenza. Un caso che prima di ogni cosa deve far vergognare le istituzioni che dovrebbero prendersi cura dei suoi membri più indifesi.

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1 commento

  1. In Africa le cose funzionano molto meglio. Forio un paese di zulu con l anello al naso, il sindaco e la sua giunta rappresentano egregiamente la volontà del popolo elettore

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