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Caro Gasolio. Restano ormeggiati in porto i pescherecci di Procida

Nella notte fermi i pescherecci delle marinerie italiane e sarà così per tutta la settimana

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Leo Pugliese | Dopo lo stop alla circolazione, di qualche giorno fa, per una gran parte dei trasportatori su gomma italiani, adesso si fermano i pescatori.

Da ieri, infatti, la maggior parte dei pescherecci delle marinerie italiane non sono usciti in mare. E sarà molto probabilmente così per tutta la settimana se non sopraggiungeranno importanti novità che possano portare risposte concrete alle serie preoccupazioni dell’intero comparto della pesca italiano, messo a dura prova dall’impennata dei prezzi dei carburanti.

“Insostenibile il costo gestionale per le attività”. Dice Antonio Veneziano, Pres. del Consorzio Pescato procidano. «Il gasolio da 0.36 centesimi al litro e passato in poco tempo ad 1.10, ogni peschereccio ha un costo fisso sul carburante secondo solo al costo dell’equipaggio. Motivo per cui le grandi barche adesso hanno bisogno di 2.500 euro al giorno di carburante contro i circa mille di poco più di un anno fa. Ora però è davvero troppo. La pesca sta per scomparire se si continua così. Troppi costi e troppi balzelli. Ho la paura che quanto sta accadendo sia solo l’ultimo dei tanti motivi per i quali molti padroni di barca prossimamente rottameranno il proprio mezzo.”

 È tutta in queste amare considerazioni il fermo dei circa trenta tra pescherecci e imbarcazioni di piccola pesca dell’isola di Arturo.  Ieri contro il caro gasolio non è uscita in mare e così sarà anche nei prossimi giorni.

 Una decisione che arriva dopo che l’Associazione produttori Pesca, dopo un’assemblea a Civitanova Marche, ha deciso lo sciopero generale delle marinerie italiane. “La situazione è insostenibile – riferisce Gennaro Del Prete – il costo gestionale legato al carburante non ci permette di far fronte attualmente ad un’attività sostenibile. Speriamo che il Governo intervenga sul costo dei carburanti e che arrivino dei riscontri dall’incontro al Ministero il 9 marzo. Il rischio di impatto su tutto il comparto e la filiera è enorme”.

“Mercoledì le associazioni di categoria saranno a Roma – ha spiegato Apollinare Lazzari, Presidente dell’Associazione Produttori Pesca – per un incontro al ministero. Vediamo se è possibile far entrare il comparto della pesca tra quelli che vedranno un sostegno nel prossimo decreto. Altrimenti continueremo a stare in terra, così, non possiamo più lavorare: i costi superano di gran lunga i guadagni”.

Le forza politiche stanno lavorando a un emendamento al Decreto Energia che la prossima settimana verrà discusso in Commissione alla Camera. L’obiettivo è dare un aiuto concreto a quei settori come pesca e agricoltura che, a causa dell’aumento dei costi del carburante, sono costretti a fermarsi.

“A preoccupare non è soltanto il caro energia, che sta mettendo in ginocchio milioni di famiglie e imprese italiane, ma anche l’aumento dei costi del carburante, che sta di fatto costringendo alcuni settori trainanti dell’economia italiana, come la pesca e l’agricoltura, a fermarsi   – come parlamentari stiamo lavorando a un emendamento a sostegno di queste attività. Da stanotte i pescherecci delle marinerie italiane, non sono usciti in mare si tratta di una decisione comprensibile dato che i rincari del costo del carburante stanno impedendo ai pescatori di svolgere il loro lavoro.

Un problema non solo per gli operatori del settore, ma che avrà ripercussioni anche sui consumatori, che si troveranno costretti a rinunciare a prodotti italiani, da sempre garanzia di eccellenza e qualità. Metteremo in campo ogni azione utile per sostenere in maniera concreta la pesca e l’agricoltura auspichiamo di avere l’appoggio di tutto il parlamento in questa battaglia di buonsenso a difesa della tenuta economica del nostro Paese”.

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