mercoledì, Maggio 12, 2021

«Caro  papà». “La mia lettera ad un padre che non conosco”, dagli Stati Uniti l’accorato appello di Livia

...Non voglio niente da te se non una risposta, per favore. E forse, un giorno, io e te potremmo incontrarci. Forse potrei guardarti negli occhi e vedere qualcosa di me stessa. Mi chiamo Livia»

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Leo Pugliese | Un viaggio nell’America degli anni 60, tra quei grossi palazzoni e grattacieli venuti su nella fretta del boom economico. La grande mela ogni giorno affascinava il mondo intero tra emigrazione e voglia di affermarsi.
Nel Queens. a Manilla Street, una giovane estetista di nome Gloria, di 22 anni, conosce un uomo ischitano in vacanza negli States perché in visita a dei parenti, e se ne innamora.
Le frequentazioni sono continue e da quella passione nasce Livia. Era il 1966 e da quel momento la bimba non conoscerà mai la vera identità del padre biologico.

Vogliamo pensare che quell’uomo – ripartito per l’Italia – non fosse a conoscenza della gravidanza della donna americana e della nascita della piccola Livia.
Così, gli anni trascorrono e Livia cerca di saperne di più sul padre biologico, sottoponendosi anche al test del DNA e facendo delle ricerche, che l’hanno portata a poter affermare quello che di qui a poco leggerete in questa lettera che ci ha inviato: “Lettera a mio padre che non conosco”.
«Ho trascorso molte notti chiedendomi come scriverò un annuncio che tutti leggeranno perché è stato così impegnativo rintracciare la mia linea di famiglia paterna. Ho scoperto solo facendo un test del DNA che mio padre è qualcuno che non ho mai conosciuto. Ho pensato a te, a come sei, e tante altre cose. Non so cosa dovrei dire all’uomo a cui mia madre dice che assomiglio, l’uomo di cui porto in parte il DNA.

Ora ho 54 anni. Ho una laurea in studi sulla comunicazione e media presso la Sacramento State University e un master presso la San Jose State University in consulenza educativa. Sono sempre stata atletica e gareggio in pista, cross country e ciclocross. Non ho avuto figli, ma ho un meraviglioso figlioccio di nome Kyle. È interessato a diventare avvocato per i diritti civili e prevede di frequentare un college della comunità locale in autunno. È un fantastico giocatore di basket. Non riesco a immaginare di non averlo nella mia vita. Spero, una volta finita la pandemia, di portarlo a Ischia per il suo primo viaggio internazionale.

Sono sposata, ho quattro gatti ciechi che governano la mia vita e che adoro. Non sono sicura che tu sappia che esisto, ma la mia speranza è che tu lo sappia. Ti ricordi di Gloria? Era un’estetista di 22 anni che viveva a 51-70 Manilla Street a Elmhurst, Queens, New York nel novembre/dicembre del 1965. Stavi forse visitando un cugino (di nome Galente/Galanti o Mattera) che viveva nelle vicinanze?
Non voglio niente da te se non una risposta, per favore. E forse, un giorno, io e te potremmo incontrarci. Forse potrei guardarti negli occhi e vedere qualcosa di me stessa. Mi chiamo Livia».
Un messaggio accorato a un uomo ormai anziano. Nella speranza che si riconosca nella storia riportata nella lettera. E che senta il desiderio di conoscere questa figlia di cui forse ignora l’esistenza. La lontananza e ora la pandemia rendono tutto più difficile, ma chissà, a volte i miracoli si verificano e il sogno di Livia potrebbe avverarsi. E padre e figlia potrebbero finalmente abbracciarsi.

p.s. Se questo papà si riconosce può contattarci: redazione@ildispari.it

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2 Commenti

  1. c è data precisa- c è indirizzo preciso- ci sono nomi esistente di famiglie isolane -non c è nessun isolano con questi nomi che ricorda di aver avuto o ha parenti in luoghi cosi ben precisati?-sembrano nomi che provengono dalle zone alte dell isola-auguriamoci che ne esca qualcosa di veramente buona-auguri

  2. Dubito che il primo cognome Galanti o Galante sia isolano, è più probabile che sia Galano, ,Mattera invece è sicuramente isolano. Aiutiamo questa signora a trovare sua padre.

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