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CARNE DA MACELLO. LA Strada Maestra di Luigi Boccanfuso

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Le elezioni che si sono svolte nel Comune d’Ischia il 12 giugno scorso rimarranno nella storia non solo perché Enzo Ferrandino ha stravinto senza avversari, ma per la totale assenza di strategie politiche sia da parte delle forze alternative ad Enzo Ferrandino sia da parte dei circa 100 candidati non uscenti che hanno gonfiato le liste del sindaco.

Nei miei precedenti interventi ho già avuto modo di spiegare quella che era la mia idea per trasformare il primo turno in una sorta di ballottaggio tra vari candidati a sindaco che purtroppo non ha trovato sufficienti adepti, mentre oggi mi voglio soffermare sul secondo aspetto che ha caratterizzato le elezioni di giugno scorso, vale a dire dei circa 100 sparring partner che hanno gonfiato le 7 liste.

Era risaputo da tempo che tutte le liste in allestimento a sostegno del sindaco Enzo Ferrandino, sarebbero state tarate sui consiglieri e/o assessori uscenti. In altri termini da diverso tempo una quindicina tra consiglieri ed assessori, coadiuvati dal sindaco, si erano messi all’opera per intercettare candidati “comodi” con poche ambizioni di essere eletti ma “utili” per il quorum perché in possesso di un discreto portafoglio di voti.

Per intercettare tale massa di candidati qualcuno non ha esitato a ricorrere a forzature varie come ad esempio Paolo Ferrandino che ha costrettto una signora a candidarsi nella sua lista in cambio di una toppa …al suo abuso edilizio. Tutti questi candidati anziché fare i kamikaze per i consiglieri uscenti facendosi trattare come CARNE DA MACELLO, avrebbero potuto optare per una soluzione al tempo stesso più dignitosa e più vantaggiosa.

Intendo dire che avrebbero potuto coalizzarsi tra di loro per formare 6 liste e costringere tutti gli assessori e consiglieri uscenti a candidarsi insieme in una sola lista. Infatti il totale dei voti raccolti dai consiglieri e/o assessori uscenti è di circa 7000 voti che vanno depurati di almeno il 30% incassato senza meriti alcuno grazie agli abbinamenti con le varie quote rosa che ingenuamente hanno regalato i voti personali senza alcun ritorno…

Questo significa che la banda dei consiglieri e assessori uscenti da soli hanno raccolto circa 5000 voti con la conseguenza che se fossero stati costretti a candidarsi tutti insieme in una sola lista civica avrebbero conquistato meno della metà dei seggi disponibili mentre più dell’altra metà sarebbero andati alle 6 liste formate dai circa 100 peones che si sono sacrificati sull’altare della patria.

Vi immaginate i “ bambinielli”, “gli sciupatelli”, “gli sciarappa”, il lupo famelico della Pagoda, gli aspiranti futuri candidati a sindaco… tutti insieme appassionatamente nella stessa lista? Altro che l’armonia che Enzo Ferrandino dice di aver creato per la Bella Ischia…piuttosto in campagna elettorale per sedare gli animi….sarebbero dovute intervenire forze speciali anti sommossa.

In tal modo pur sotto lo stesso sindaco avremmo avuto un rinnovamento del consiglio comunale di oltre il 50% e difatti i circa 100 peones che tutti insieme hanno raccolto circa 5000 voti personali, candidandosi sparpagliati i 6 liste, avrebbero occupato tra 6 ed 8 scanni del consiglio comunale e per fare qualche esempio Cronchi, Bondavalli, Trani Veronica, un paio di Di Meglio, Raffaella Aprea, Maria Rosaria Pinto e qualche altro sarebbero stati eletti senza pagare dazio.

Invece si sono fatti risucchiare da un sistema tritacarne mostruoso che violenta sistematicamente la pari dignità e sgretola il tessuto sociale giovanile. Insomma sono stati trattati come carne da macello e adesso si dovranno accontentare di qualche elemosina che distribuirà loro il sindaco, ma forse è proprio questo che inseguivano.

E sul tema togliendo il “forse” sicuramente è questo che inseguivano i registi delle 2 liste rimaste senza rappresentanza in giunta nel senso che costoro, alla legittima possibilità di incidere in giunta sulle scelte di governo del paese, preferiscono da sempre la bassa cucina, garanzie di poter “proteggere” gli interessi della clientela di studio, posti di lavoro a parenti stretti e affini. Circostanza questa che se è nota allo scrivente, lo è ancora di più e meglio al politico di lungo corso Enzo Ferrandino che per tenerli buoni avrà usato il linguaggio più consono ai personaggi…

E così se da una parte queste considerazioni sulle occasioni perdute e sprecate o peggio ancora sulla fame di prebende, sanciscono i limiti della nostra società civile, dall’altra sgonfiano la portata del successo di Enzo Ferrandino che pur vincendo per la seconda volta continua a non convincere. E vincere senza convincere e senza avversari equivale a trionfare senza gloria.

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