Cannabis light, di cosa parliamo?

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A dispetto del parere contrario del Consiglio Superiore della Sanità, nel mese di gennaio del 2017 è entrata in vigore nel nostro Paese una legge sulla canapa in conseguenza della quale in numerose città italiane si è verificato un aumento della richiesta di sostanze legali. Se è vero che questa pianta viene utilizzata per la produzione della carta, in ambito alimentare, nel settore edile o nel campo tessile, è altrettanto vero che nel giro di pochi mesi hanno iniziato a moltiplicarsi tanti negozi growshop in cui è stata messa in vendita marijuana light, che è priva di effetti psicotropi.

Cosa è cambiato con l’apertura dei negozi growshop

Stando a ciò che riporta la rivista European Economic Review, con l’apertura dei canapa shop lo spaccio si è ridotto del 12 per cento. Gli autori di uno studio in merito sono Leonardo Madio, Francesco Principe e Vincenzo Carrieri: per giungere a tale conclusione hanno incrociato i numeri che riguardano i sequestri di cannabis che le forze dell’ordine hanno compiuto dal 2016 in poi con i dati riguardanti i canapa shop. Il Consiglio Superiore della Sanità, tuttavia, ha fornito un parere contrario rispetto alla vendita della cannabis light: parere che, però, non è vincolante, e quindi non ha conseguenze dal punto di vista delle leggi.

Il parere del Consiglio Superiore della Sanità

Secondo il Consiglio Superiore della Sanità, non si può escludere che i prodotti che sono composti da infiorescenze di canapa o comunque la contengano siano pericolosi. Va detto, però, che coloro che consumano spinelli light hanno solo il beneficio di una intensa sensazione di relax; non provano, invece, psicosi o ansia, né hanno a che fare con i disturbi del sonno, che sono effetti collaterali tipici di un livello di THC elevato. Insomma, nel caso della marijuana gli effetti collaterali sono stati dimostrati a livello scientifico, mentre per la cannabis light non sembrano esserci controindicazioni.

Perché si consuma la cannabis light

Questo prodotto viene consumato perché è in grado di rilassare sia la mente che il corpo. Non va sottovalutato, poi, l’aspetto culturale: le connotazioni artistiche e musicali correlate alla cannabis light hanno contribuito a dare vita a un immaginario comune. Le piante che vengono selezionate e usate per la tipologia light si caratterizzano per una concentrazione elevata di CBD, vale a dire il composto non psicoattivo che viene impiegato per la marijuana medica.

Il principio attivo

Proprio la quantità di principio attivo rappresenta la differenza più sostanziale tra la marijuana e la cannabis light: parliamo del THC. Tale sostanza nella cannabis light è presente in quantità inferiore allo 0.2 per cento, mentre nella marijuana può arrivare fino a una concentrazione del 20 per cento. Ora si capisce perché si parla di cannabis light: essa è povera di THC, vale a dire la sostanza da cui derivano gli effetti psicoattivi della canapa. La Cassazione, però, il 30 maggio del 2019 ha indicato che mettere in vendita i derivati della cannabis light è un reato.

La sentenza della Cassazione

La Procura generale della Cassazione aveva richiesto che gli atti riguardanti la materia della cannabis light venissero trasmessi alla Corte Costituzionale, ma il procuratore generale Maria Giuseppina Fodaroni non è stato ascoltato, e la Cassazione ha emesso il proprio verdetto. In base a tale verdetto, la legge italiana non permette la cessione a qualsiasi titolo e la vendita della resina, delle infiorescenze e delle foglie ottenute dalla coltivazione della cannabis. La sentenza, tuttavia, non ha cambiato nulla a livello pratico, e ancora oggi chi vende o compra canapa light non va incontro ad alcuna sanzione.

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