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“cagna, ladra, bestia, teletabbies”: condannata per lo stalking all’ex marito e alla compagna

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L’ennesima vicenda di stalking, come ormai se ne registrano con sempre più allarmante frequenza anche sulla nostra isola. Stavolta a non essersi rassegnata alla fine del matrimonio da cui era nato un figlio, è stata una donna che ha iniziato a perseguitare l’ex marito e la attuale compagna di lui. Una pioggia di messaggi minacciosi ed offensivi, epiteti tutt’altro che lusinghieri. Una situazione che ha indotto le due parti offese a sporgere una prima denuncia. Ma lei non si è fermata e come reazione ha continuato a prendere di mira la rivale. Di qui la seconda denuncia sporta dalla donna perseguitata. Due procedimenti che sono stati riuniti e la ex moglie infuriata, rinviata a giudizio per stalking, è stata infine condannata a un anno e sei mesi pena sospesa e al pagamento di 1.500 euro di provvisionale immediatamente esecutiva a ciascuna delle parti civili, oltre che a 4.446 euro al difensore di queste ultime, l’avv. Vincenzo Aperto.

La prima accusa di stalking è legata agli episodi verificatisi in due mesi, tra marzo e aprile 2021: «Perché, non accettando la relazione tra suo marito da lei separatosi e la sua attuale compagna, inoltrando ad entrambi messaggi offensivi e minacciosi, augurando loro malattie, definendo la compagna del marito una cagna e una zozza, minacciando di fare del male ad entrambi, procurava alle predette parti offese un perdurante e grave stato di ansia, turbamento e paura, ingenerando nelle stesse un fondato timore per la loro incolumità, costringendo l’ex marito a bloccare la sua utenza. Con l’aggravante di aver commesso il fatto in danno di una persona a lei in precedenza legata da relazione affettiva».
Dopo la prima denuncia, come detto la donna non si era arresa. Di qui la seconda imputazione per i messaggi inviati alla compagna dell’ex marito tra maggio e gli inizi di ottobre dello stesso anno: «Perché, non accettando la relazione tra suo marito da lei separatosi e la sua attuale compagna,e dopo essere già stata indagata per analoga condotta reiterando i medesimi comportamenti, inoltrando alla parte offesa messaggi whatsapp offensivi e minacciosi, appellandola come “una cagna, una ladra, una bestia, una teletabbies” augurandole del male, scrivendole “non devi trovare pace”, “hai voluto la guerra e adesso prenditi le conseguenze”, procurava alla predetta p.o. un perdurante e grave stato d’ansia facendole temere per la sua incolumità».

LA FINE DEL MATRIMONIO

Come si evince dalla prima denuncia sporta all’epoca dalle parti civili, le cose avevano iniziato ad andare male già in precedenza: «Nei primi anni di convivenza la relazione sentimentale tra i due coniugi non ha subito alcun tipo di incrinazione; purtroppo, successivamente, sono intervenute tra i due delle discussioni e dei contrasti anche in ordine alle minime decisioni comuni, tali da minare il regime della concordia e della condivisione matrimoniale ed è, comunque, cessata la comunanza di interessi, materiale e spirituale. Tanto è vero, che sin dal lontano mese di luglio dell’anno 2018, i due hanno tentato di trovare un accordo di separazione che poi hanno raggiunto quasi due anni dopo e segnatamente il 28.10.2020».
Sta di fatto che poco prima che si raggiungesse questo accordo, lui aveva allacciato una nuova relazione affettiva. Una situazione esplosiva, tanto più che inizialmente i due ormai ex coniugi avevano continuato a vivere sotto lo stesso tetto. Quando lui, in ossequio all’accordo, aveva lasciato la casa, la donna non contenta per ripicca aveva sporto denuncia contro l’uomo, accusandolo di aver abbandonato lei e il figlio negando il sostentamento economico. Accuse respinte recisamente dall’uomo.
Sono così iniziate le azioni di “disturbo” che sono diventate sempre più aggressive: «Da quel momento in poi, la vita degli esponenti, che dopo la separazione hanno iniziato una relazione sentimentale andando a convivere, è diventata letteralmente un inferno.
Infatti, gli esponenti dalla fine di novembre / inizi di dicembre dell’anno 2020 ad oggi sono continuamente oggetto di insulti, minacce gravi, vere e proprie aggressioni verbali da parte della donna e la situazione è degenerata con il tempo in virtù della circostanza, si ribadisce, che l’ex marito ha lasciato la casa coniugale e non si è potuto occupare in maniera continuativa e costante del piccolo, costringendo la denunciata a non poter condurre la vita che conduceva fino a che il coniuge condivideva la casa coniugale».

PRESO DI MIRA L’EX

Già nella prima denuncia vengono elencati tutti i messaggi inviati tramite WhatsApp dalla donna all’ex marito. Un “campionario” di frasi che purtroppo si registrano in queste storie: «mii figlio domani deve perde una video lezione pecchè tu devi stare vicino a cagna, a na sifilidica , questa c’avraà pure a sifilide, come ti odio, . Come ti odio , . Ti odio, tadd a venì u peggio tumore il peggio , . Il peggio».
O come quest’altro messaggio in cui riversa una serie di accuse sull’ex: «Mi hai spaccato l’aspirapolvere, lui aveva la storia, la storia, con il cessone, con il cesso avevi la storia, almeno io me lo sono trovato giovane, .non solo mi hai lasciato dentro a na casa sfonnat, queste so tutte cose che andranno avanti al PM, sei un pappone , un pappone di merda , Te lo giuro che quest’ anno il posto lo perdi, ti devo far scontare tutto quello che mi hai fatto».
Riversando la rabbia anche sulla donna che aveva preso il suo posto: «Sei uno zozzo, zozzo, non chiamare, nostro figlio rimane con me tutta la settimana, fatti buona Pasqua.. tu e la cagna, Il santo dei miracoli ci deve pensare, . Dialisi e chemioterapie, essa adda’ fa’ a fine ru padre, nu tumore ncap ci deve venire, agg fatt u voto a Sant’Antonio, sondini p tutt part ti devi mettere, ti deve venire un tumore al culo, il peggiore tumore per gli uomini, , , pezzo di merda, zozzo, depravato, pervertito, Diglielo che montagna e montagna non si scontrano, ma se capita davanti ai miei occhi la sventro, te lo giuro sulla testa di mio figlio, la sventro, la sfiguro, E adesso vai pure a denunciarmi».

MINACCE ALLA RIVALE

Inizialmente l’uomo non aveva sporto denuncia per cercare di mantenere almeno i rapporti con il figlio e nella speranza che la ex moglie prima o poi si rassegnasse. Ma poi, nell’arco di una sola giornata, alla convivente dell’ex marito era pervenuta una sfilza di messaggi allarmanti, che avevano indotto i due a rivolgersi all’autorità giudiziaria. Minacce esplicite nelle quali però ammetteva di essere stata la prima a tradire il marito: «Hai fatto di tutto per prenderti sto fallito, ma a me non mi hai fatto solo che un favore, perché come uomo non mi è mai servito, sono 10 anni che ha solo corna, perché non era buono come uomo, Ma quando ti sei presa il pacchetto sapevi che aveva un figlio, lo tratti male, sei una fallita, Tocca tutto di me ma non toccare mio figlio… perché ti mando all’Ospedale non passi manco per il Rizzoli (Presidio sanitario Isolano), direttamente al Cotugno, sei una cagna , Una sifilitica».
A cui seguiva una ulteriore grave minaccia: «Domani mattina cambia strada perché ti sfondo, ti sfondo, ti giuro, con tutta la macchina ti vengo dentro, sei una cagna, una cagna».
Il timore che la donna potesse mantenere le “promesse” aveva costretto i due conviventi presi di mira a modificare stile di vita per sottrarsi alle sue iniziative: «Le persona offese, a seguito delle minacce ricevute, hanno cambiato le proprie abitudini di vita, l’ex marito in quanto ha il terrore che la ex moglie possa presentarsi sul luogo di lavoro dello stesso e fare qualche pazzia che sfugga al controllo di tutti, la compagna in quanto ha il terrore che possa accadere qualcosa di grave alla sua persona incontrando la donna quotidianamente per strada».
Una situazione insostenibile: «In altre parole, i sottoscritti da oltre sei mesi, vivono nel terrore o meglio non vivono più».

LA REAZIONE ALLA PRIMA DENUNCIA

Non sempre basta una denuncia per far cessare i comportamenti persecutori. Anzi, a volte suscita reazioni ancora più rabbiose. Anche in questo caso la donna ha continuato a riversare messaggi di fuoco, in particolare sulla rivale. Messaggi fiume che denotano l’incapacità di controllarsi che vengono riportati nella seconda denuncia e che le sono poi costati la seconda imputazione di stalking. Accusando tra l’altro la compagna dell’ex marito di non accudire adeguatamente il bambino: «Mii figlio su una brandina, ma che è un cane, tu sei una cagna, mettiti pure il coso pa a lesmaniosi, ricordati io ho anche paura di manna’ mii figlio là, perché tu hai pure la lesmaniosi, perché sei una cagna , non ti preoccupare animale domestico, perchè io le mani addosso non te metto, non ti preoccupare, mettiti i soldi da parte, perché mo ti bombardo con gli avvocati, sai quanti soldi mi devi dare, per quello che stai procurando a mio figlio , .bestia , bestia , sei una bestia , tu non devi trovare pace , nella vita non devi trovare pace , ricordati queste parole , perché tanto ti arrivano , perché tu sei una segnalata da Dio. Tu non hai nessun diritto di farlo dormire su una brandina, grande encefalitica mongoloide, non ti permettere di toccarlo neanche con il pensiero, perchè mo ti sfonno , ma non le mazzate , ma con gli avvocati , mettiti i soldi da parte, mio figlio non si tocca, non si tocca , adesso ti faccio scrivere dall’avvocato, mi devi pagare tutti i danni marali e pscicologici che stai procurando a mio figlio, tu sei un teletabbies, ma io non lo so mio marito come fa a stare con te.. tu sei una fattucchiara, ce l’ hai pur la faccia di una che fa le fatture, tu tua madre e quell’altra mongoloide di tua sorella».

TIRATO IN BALLO IL FIGLIO

Anche un altro messaggio inviato fa riferimento a presunti maltrattamenti subiti dal bambino che non hanno evidentemente trovato alcun riscontro: «Ma tu credi veramente di avermi intimorito con la tua denuncia?, tu vai a specificare sulla denuncia che io sono infastidita? Ma infastidita di che, A me fate ride tutte e due, cioè se tu credi di essere soggetto di invidia , nel tuo caso , tu e lui siete solo due soggetti, io nei miei messaggi ti ho specificato tante volte che tu non devi toccare mio figlio, mio figlio è terrorizzato a venire la, gli hai dato uno schiaffo sulla mano dicendo – molla l’osso – per un cioccolatino, gli hai detto – mi metti l’ansia – , lo hai messo a dormire su un lettino, gli hai tolto anche il diritto di dormire con il padre, vediamo adesso davanti a un giudice a chi danno ragione a me o a te».
E giù con frasi del medesimo tenore: «Hai voluto la guerra e adesso prenditi le conseguenze , perché tu non solo hai messo le mani addosso a mio figlio e lo hai maltrattato , lo hai maltrattato sia moralmente , in tutti i modi lo hai maltrattato, lo hai messo a dormire su una brandina , tu ti devi vergognare , perché lui il padre lo vede una volta a settimana , Gli hai tolto anche il diritto di vedere il padre , Adesso tiriamo le somme , Mo ci facciamo le risate, ».
Purtroppo in queste situazioni troppo spesso i figli vengono utilizzati come arma di ricatto. L’imputata ad ogni modo ha continuato ad inveire contro la donna “colpevole” di aver allacciato un rapporto sentimentale con l’ex marito: «Hai l’ ansia , ti è venuto l’attacco d’ansia (rivolgendosi sempre ai fatti denunciati il 24.05.21), Ricordati che questo è solo l’ inizio, solo l’inizio , ma che speravi che ti mettevo le mani addosso, io le mani addosso non te le metto, perché io con te le mani nun me le sporco , io la merda non la tocco mi dispiace, io ti avevo chiesto di non toccare mio figlio, E tu mio figlio lo hai toccato un altra volta, Io mo non parlo più, non parlo più, Aspettati il peggio, aspettati il peggio non ti preoccupare, ».
Accuse alla rivale che si sono ritorte contro l’imputata, avendo trovato accoglimento da parte del giudice l’ipotesi di stalking invocata nella denuncia: «La persona offesa, a seguito delle minacce ricevute, anche in relazione ai fatti denunciati in data 24.05.21, ha cambiato radicalmente le proprie abitudini di vita, in quanto ha il terrore che possa accadere qualcosa di grave alla sua persona incontrando la donna quotidianamente per strada, ha il terrore che la stessa la possa denunciare per dei fatti reato gravissimi ed inventati di sana pianta dalla medesima».

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